di Paolo Ariete
E’ la grande area metropolitana di Napoli la Las Vegas delle slot machine. Tutta la zona della provincia di Napoli detiene il record del gioco in nero di slot machine e videolottery. Subito dopo vengono Reggio Calabria, Vibo Valentia, Palermo e Caltanissetta.
Videopoker truccati, “aggiustati”, manomessi. Una vecchia storia. Un giro di affari colossale, da sempre in mano alla malavita. Una diffusione capillare, ogni paese, paesino ha le sue slot machine.
Lo ha confermato anche una recente ricerca (i cui parametri di riferimento sono indice di presenza mafiosa elaborata dal Viminale, spesa procapite ufficialmente registrata per le “macchinette” e popolazione residente) a cura del sociologo Maurizio Fiasco, dal titolo “Il gioco d’azzardo e le sue conseguenze sulla società italiana. Il peso del gioco illegale nelle province italiane”. Secondo lo studio, la quantità di denaro che nell’anno 2012 è transitato negli apparecchi automatici (Newslot e Vlt) differirebbe per oltre il 20 per cento da quello registrato. Lo studio evidenzia che, nel 2012, sarebbero complessivamente 8,6 miliardi le risorse illecitamente confluite nelle mani di organizzazioni delinquenziali e mafiose attraverso il nero nelle “macchinette”.
La ricerca conferma, per l’ennesima volta, una verità che si è sempre saputa: la diffusione capillare nel napoletano, ma anche così per la provincia di Caserta, di una diffusissima rete di slot machine “truccate”, una rete alternativa naturalmente gestita dalla camorra. Il meccanismo è vecchio e garantito. Avendo, ovviamente, le apparecchiature di gioco alcun rapporto “garantito” tra consumato dai giocatori d’azzardo e “restituito” ad essi come pay out, impropriamente detto “vincita” così come dispone la legge, la stragrande quantità di tale “nero” confluirebbe nelle mani dell’organizzazione che gestisce una o tutte le fasi dell’implementazione dell’azzardo con le slot machine: promozione dell’adesione, installazione degli apparecchi, manomissione e manutenzione.
Un fenomeno, come detto, conosciuto da tempo e che non si riesce a debellare nonostante i sequestri e le azioni dell’attività giudiziaria. Ma torniamo alla ricerca: in valori assoluti la provincia in cui maggiore è la differenza tra “registrato” e “nero” è ancora quella di Napoli (oltre 1,5 miliardi) e a seguire quella di Roma (anche in questo caso oltre 1,5 miliardi), poi Milano (821 milioni), Torino (539 milioni) e Palermo (326 milioni). Quelle in cui le differenze sono minori sono Oristano (appena 175 mila euro), Pordenone (202 mila euro), Nuoro (307mila euro), Biella (363mila euro) e Rovigo (593 mila euro).









