Orazio Mazzoni e Enzo Scotti

 Perché riproporre vecchi articoli, reportage, interviste? Volando alto con Giorgio Manganelli, scrittore, giornalista potremmo dire che “una civiltà letteraria non è fatta di letture, è fatta di riletture”. Più semplicemente il ripresentare alcuni articoli rappresenta una grande opportunità. Un modo per scoprire giornalisti o protagonisti di un’altra generazione, di conoscere o ricordare fatti, dimenticati.

 orAlle sue spalle si intravede l’ombra di D’Artagnan. Chi prende in mano il romanzo di Dumas e legge “i Tre moschettieri” deve faticare per scoprire che i moschettieri sono quattro. “Tre moschettieri noi siamo del re, siamo tre siamo tre e però anche un quarto ce n’è” : cosi parodiavano Nizza e Morbelli. Il quarto moschettiere è importante, talora importantissimo, ma, nel complesso dell’opera può anche essere trascurato. Tanto vero che non compare neppure in copertina. Perfino l’autore se ne dimentica nel titolo.

I capicorrente in Campania? Porthos, Athos e Aramis. Pardon. Gava, Pomicino e De Mita. Poi uno se ne accorge che c’è anche Enzo Scotti. La Dc deve eleggere un nuovo segretario nazionale come successore di De Mita? Per breve tempo si profila anche il nome di D’Artagnan ma chi lo pronuncia lascia intendere che nemmeno ci crede. Quel che resta è una fotografia di De Mita che poggia la mano destra sul capo di Scotti come in una sorta di investitura.

 

Un sindaco democristiano al Comune di Napoli? Va bene, mettiamo su quella poltrona Enzo Scotti. Tanto, si sa, può durare al massimo cento giorni.

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Enzo Scotti

Il quarto moschettiere è sempre di complemento, resta un neofita anche dopo cento duelli con le guardie del cardinale, arriva di rincalzo per dare una mano ai colleghi che meritano di essere ricordati nel titolo del romanzo. Ma è fatale la sua uscita di scena appena concluso il capitolo, riesce solo per breve tempo a essere un protagonista e quando questo avviene c’è sempre qualcuno dietro di lui, pronto a guardargli le spalle. Vuoi vedere che si infilza sulla stessa spada?

Anche la sua agilità è quella del giovane guascone. Salta e piroetta da un anziano moschettiere all’altro come certo non riuscirebbe mai a fare il panciuto Porthos, l’austero Athos, il diplomatico Aramis. Prima con Pastore e Donat Cattin, poi con De Mita, poi con Andreotti, ora con Gava. Arriva, dà una mano, ne riceve due, esce dalla comune. Se ne riparlerà dopo due o tre capitoli.

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Anche le polemiche e le vicende giudiziarie che lo sfiorano sono momentanee e fuggevoli hanno poco peso, non riescono ad avere consistenza. Niente, a paragone del trattamento riservato a Gava all’epoca del colera, delle accuse a De Mita per la ricostruzione del cratere, dell’offensiva scatenata contro Pomicino. Non grossi temporali, ma pioggerelle di marzo per Enzo Scotti: il caso di Monteruscello, una lettera di raccomandazione a un personaggio poco raccomandabile ( ma quale uomo non ne invia pacchi ogni giorno ?) le mezze accuse del giudice istruttore Alemi per il caso Cirillo. Con la sola eccezione del clamoroso infortunio dell’Unità che sparò il titolone in prima pagina per affermare il pieno coinvolgimento di Scotti proprio nel caso Cirillo e nelle famose visite al carcere di Ascoli dove Raffaele Cutolo era ospite dello Stato.

Il quarto moschettiere ne uscì a fronte alta e venne lampantemente dimostrato che si trattava di un falso, ma al posto di Scotti avrei mandato un paio di capponi al direttore dell’Unità per la cortesia usatagli: sfogliando le collezioni dei giornali sarà facile constatare che mai gli vennero dedicati titoli così vistosi.

E un bel paio di capponi li manderei oggi al capo della polizia, a quel Parisi che, che con il suo corpaccione il suo faccione da bulldog, fa la parte del moschettiere professionista ed offre, con la sua silenziosa presenza sullo sfondo, una certa rassicurazione a tutti coloro che, nelle conferenze stampa o in altre occasioni, ascoltano le dichiarazioni del ministro in tema di lotta alla mafia e alla malavita organizzata.

Mazzoni e Cassero premiano il vincitore del giro delal Campania 1975 Bellini

Mazzoni e Cassero premiano Bellini il vincitore del giro della Campania del 1975, organizzato da il Mattino

Ora non c’è dubbio che Enzo Scotti si stia rivelando un ottimo ministro degli Interni. Probabilmente è la prima volta che riesce a cogliere un successo nella sia attività di uomo politico. I giornali, anche quelli più impertinenti, non mancano di riconoscimenti nei suoi confronti. Nn avviene spesso, i titoli non sono enormi, ma già è qualcosa per aspirare alla promozione in copertina.

Per questo dovrebbe prendere la palla al balzo, approfittare di questo bilancio positivo, cogliere l’occasione per dimostrare di avere tutti i numeri per passare nei moschettieri di serie A e poi uscire al più presto dalla scena del Viminale, magari dopo aver fatto il capolista a Napoli nelle prossime elezioni politiche. Sarebbe coerente col suo personaggio, ma uscirebbe dal romanzo dopo un duello vinto, mostrerebbe di aver compreso la lezione del suo predecessore, Antonio Gava, che capisce quando è il momento di cambiare poltrona.

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Un bel posto alla Marina Mercantile o alle Partecipazioni statali, ma mai un ritorno al Ministero degli Interni. Nel frattempo un po’ di riposo, un anno sabbatico come si dice in gergo universitario, una pausa di riflessione come si dice in gergo democristiano.

Ne potrebbe approfittare per un buon corso di dizione. Perché quel suo digrignare i denti nel mezzo del discorso, quelle pause pensose che sembrano preludere a chissà quali esplosive rivelazioni che non arrivano mai, mal si addicono a un verace moschettiere della politica. Volete mettere le contorsioni pseudo-filosofiche di De Mita o l’arguzia di Andreotti? Insomma con i tempi che corrono il linguaggio politico è tutto intessuto di banalità, ma, specie con un ciuffo sulla fronte, non si può essere severi e minacciosi allorché si afferma che il treno delle cinque del pomeriggio parte alle diciassette in punto.

( il Denaro febbraio 1992)

 

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