Da Hollywood, dalla notte degli Oscar, Jep Gambardella racconta la sua storia, del perché ha scelto di ritornare a Napoli.
La più consistente scoperta che ho fatto, pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni, è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare … Proust scriveva “la morte potrebbe coglierci questo pomeriggio”. Mette paura Proust. Non domani, non tra un anno ma questo stesso pomeriggio… Io sino ad ora ho esorcizzato questa paura con fatalismo, scherzando. “Adesso è sera, se ne riparla domani pomeriggio…”
Ma ora non me la sento più di prendere in giro la vita, di prendere in giro, soprattutto, me stesso. Di dormire di giorno e di bere drink la sera, molti drink, ma non molti da diventare molesto, per aspettare che la notte ceda la scena al giorno in modo che quando gran parte della gente si alza, io finalmente possa andare a letto. Io vivo al contrario, sempre. Se vado un funerale, ad esempio, non piango mai. Non è corretto, non bisogna mai rubare la scena al dolore dei parenti. Vivo al contrario perché non potrei fare diversamente. Quando si è sull’orlo della disperazione, non ti resta che “aggrapparti” agli amici di sempre, la solita compagnia, scherzare, prendere in giro i compagni di sventure. Romano, scrittore teatrale mai realizzato e perennemente imbranato con le donne; Lello, ricco venditore all’ingrosso di giocattoli dalla parlantina sciolta e marito infedele di Trumeau; Viola, facoltosa borghese con un figlio pazzo; Stefania, egocentrica scrittrice radical chic e, naturalmente, di sinistra e fedele al Partito: sono loro il mio mondo. Ma ora questo mondo non mi basta più. Mi sta stretto.
Io sono andato a Roma che avevo appena 26 anni, nu guaglione. Volevo conquistare la Capitale, avevo un solo desiderio: frequentare i salotti intellettuali, le mitiche terrazze romane, le feste smisurate, Via Veneto, le donne, la seduzione, il fascino del Papato, il successo, la ricerca dell’immortalità. Sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito il vortice della mondanità. Ma io non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire… E ci sono riuscito. So’ diventato Jep Gambardella…
Sono anni che la gente mi chiede perché non torno a scrivere un nuovo romanzo dopo “L’apparato umano” con il quale ho vinto il Premio Bancarella. Sorridendo ho sempre risposto perché sono uscito troppo spesso la sera… Ma la verità è un’altra. Viviamo di parole solo di parole, un bla bla bla che finisce sempre nello stesso modo, con la morte. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura… Tutto alternato solo da sparuti, incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Mi sono guardato intorno, ho rivisto le mie notti, la mia vita, il niente. La più grande ambizione di Flaubert era scrivere un romanzo sul niente e non c’è riuscito. Non c’è riuscito lui, non ho mai pensato di poterci riuscire io…
“Chi sono io?”. Così iniziava un romanzo di Breton. Io non so chi sono, ma vorrei riuscire a scoprirlo. Ho deciso di riprendere a scrivere. E per farlo sono voluto tornare alle origini, ho lasciato Dadina ed il suo giornale, i terrazzi romani, le cene, il Vaticano, i politici, i trenini delle feste che “contano, belli, bellissimi perché non vanno da nessuna parte …
È così triste essere bravi a scrivere, si rischia di diventare abili. Ho lasciato tutto, Roma e il mio mondo, e sono tornato a Napoli per scrivere, finalmente, il mio secondo libro, per ritrovare me stesso. Da ragazzi facevamo un gioco, il gioco della verità. Si lanciava una domanda, e tutti dovevamo rispondere senza mentire. La madre di tutte le domande era: “che cosa ti piace di più veramente nella vita?” A questo interrogativo i miei amici, i ragazzi di Montedidio, davano sempre, puntualmente, la stessa risposta: “La fessa”. Io, invece, ho sempre risposto: “l’odore delle case dei vecchi”. Ho sempre avuto una sensibilità diversa. Ero destinato a diventare uno scrittore. Ma sono dovuto arrivare a sessantacinque anni per capire che solo qui posso scrivere veramente. Una bella donna, alla mia età, non è abbastanza … M’ero scurdato cosa vuol dire volere bene. Napoli è la grande bellezza …







