Separati in casa

di Gianpaolo Santoro

Dicono che soltanto nei giorni di Estimate, la Regina Elisabetta era stata d’umore più nero. E neanche l’annuncio della seconda gravidanza di William e Kate e l’affetto degli inseparabili Candy e Vulcan (i suoi due amabili corgi, ricordate c’erano anche nel memorabile sketch della Regina con James Bond nella cerimonia d’apertura dei giochi olimpici di Londra 2012…)  sono riusciti a donarle il sorriso.

Ora se non sapete che è Estimate, ve lo spiego io, è il cavallo del cuore di Sua Maestà, il vincitore della prestigiosa Gold Cup a Royal Ascot nel 2013 (quest’anno è arrivato secondo), la prima in trecento anni mai vinta da un purosangue di casa reale. Insomma, come posso spiegare, il massimo che possa esserci, più di dieci Premier League di seguito vinte dell’Arsenal, squadra per la quale tifa la Regina, ma che non si può dire, perché lei deve stare al di sopra di tutto, God save the Queen, è risaputo.

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La Regina ed Estimate

Il fatto è che dopo mesi di analisi e controanalisi la British Horseracing Authority ha comunicato che Estimate è risultato positivo ai test antidoping, sono state rinvenute tracce di morfina… Beh, vi lascio immaginare che aria c’era a Buckingham Palace in quei giorni.

Eppure oggi nelle 775 camere del palazzo reale, dicevamo, l’atmosfera è ancora più pesante di quei maledetti giorni di Estimate. Da quando il “Sunday Times” ha rilevato con un sondaggio che nel referendum sull’indipendenza della Scozia i si sono in vantaggio (51 a 49 per cento tra quanti hanno già deciso di andare a votare) è tutto un brivido. Un brivido regale.

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Dopo la diffusione del sondaggio, Londra ha tentato di correre ai ripari: il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha annunciato per i prossimi giorni una piano per dare più autonomia alla Scozia se sceglierà di restare nel Regno Unito. In particolare sarà offerta  molta più autonomia in materia fiscale, di spesa e prestazioni sociali. Ma ormai è troppo tardi, scaduto il tempo delle trattative, sono già aperte le urne per il voto per corrispondenza, la data della svolta per il Regno Unito (nato con l’Atto costituivo del 1800) è il 18 settembre.

Let’s stay together, restiamo insieme. Incombe l’incubo di una micidiale doccia scozzese. Gli appelli si susseguono, anche sir Alex Ferguson l’ex padre-padrone del Manchester United, nativo di Glasgov è per il no. Ma la voglia di indipendenza cresce. Sventola forte la bandiera scozzese di Sant’Andrea, croce diagonale in campo blu. “E’ una occasione che non possiamo perdere” esorta Sean Connery leader degli indipendentisti  insieme ad Alex Salmond “First Minister” scozzese.

Artur Mas

Artur Mas

Un milione e mezzo di persone ieri erano in piazza a Barcellona nel giorno della Diada, quando si ricorda la caduta nelle mani dell’esercito borbonico nel 1714. Ma il giorno dell’orgoglio catalano, ormai da qualche anno, è anche il giorno per gridare la voglia di indipendenza. In Spagna si discute sull’opportunità o meno di tenere il referendum indipendentista indetto per il 9 novembre prossimo. Il governo di Mariano Rajoy non ha nessuna intenzione di cedere alcunché alla Catalogna, anche perché le spinte in direzione di una completa autonomia fiscale non vengono solo da Barcellona ma anche da altre comunità, e il pericolo dell’effetto domino è dietro l’angolo. E poi Rajoy sa benissimo che dare la voce al popolo sarebbe un suicidio. Secondo l’ultimo sondaggio dell’Observatorio de MyWord otto catalani su dieci vogliono la secessione. Artur Mas, presidente della Generalitat de Catalunya, forte del plebiscito popolare spinge sull’acceleratore. Rahoy non potrà continuare a far finta di niente…   

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Manifestazione per la secessione del Veneto

Mi viene da pensare all’Italia, Roma è così vicina e pure così lontana da Glasgow e Barcellona, mi viene da pensare al referendum organizzato da Gianluca Busato per separare il Veneto dal resto d’Italia di qualche mese fa. Si, certo, non possiamo chiamarlo referendum, bisogna parlare di consultazione volontaria, chiamiamola pure sceneggiata se vogliamo e bene facciamo a non prendere in seria considerazione il risultato bulgaro per la secessione (89 per cento favorevoli): non è questo il punto. Quello che mi ha colpito è l’atteggiamento del Paese, la reazione, come si dice?, il sentiment, di una parte del Paese. Sentite Giorgio Napolitano. “La sovranità appartiene sì al popolo, ma non esiste una via democratica alla secessione.”  Sarà…

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Giorgio Napolitano, il tricolore

Solo due anni fa abbiamo festeggiato i centocinquanta anni dell’unità d’Italia. Un tripudio di feste e tricolori. Già, ma poi? Centocinquanta anni dopo è sempre Nord e Sud. Abbiamo celebrato l’unità di Italia, ma si convive da separati in casa. Un Paese spaccato in due, con un bipartitismo reale che va ben al di là degli schieramenti di “destra” e “sinistra e, come ha scritto Luca Ricolfi, eternamente diviso in settentrione e meridione: due blocchi di interesse effettivi e contrapposti, due blocchi geografici ed economici, anziché due classi sociali o due ideologie filosofiche.

Meno di ottocento giorni fa ci ritrovavamo allo storico appuntamento dei 150 anni alla vigilia della più rivoluzionaria riforma dello Stato, quel federalismo che doveva vedere le popolazioni finalmente direttamente protagoniste del proprio futuro. Oggi l’unica riforme delle riforme veramente realizzata è quella di aver accantonato il federalismo, lasciando tutto a metà, nel cassetto. Nel silenzio. Monti, Letta, Renzi in due anni, abbiamo cambiato tre presidenti del Consiglio, una media formidabile. E questo la dice lunga. Napolitano assomiglia sempre più a Zamparini, il presidente ammazza allenatori. Però lui ogni tanto indovina. Il Palermo retrocesso lo scorso anno poi e ritornato in serie A.

 

 

 

 

 

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