di Paolo Baronio
La vita, la musica, la rabbia, la speranza e il dolore dei vicoli nel Neapolitan gipsy Jazz di Mario Romano e la sua band
A Londra al prestigioso club Roof Gardens hanno portato il sound napoletano. Ed è stato un successo. Mario Romano Quartieri Jazz, la band, con il suo neapolitan jipsy jazz ha lasciato il segno. A volere la band partenopea è stato Craig Nightingale, event manager ed organizzatore per il prestigioso marchio di lusso Virgin Limited Edition. Il Gipsi jazz non è solo una corrente musicale, è qualcosa di più. E’ una favola, nel segno della musica, l’avventura di una determinazione che affonda le radici lontano…C’era una volta un musicista che era stato vittima di un grave incidente: il suo anulare ed il suo mignolo si erano saldati insieme a causa del processo di cicatrizzazione conseguente ad una gravissima ustione. Ad essere gravemente lesionata, quindi, proprio la mano, strumento fondamentale per chi suona chitarra o banjo. Questo musicista, però, non si arrese al destino ed arrivò a creare una nuova tecnica pur di coltivare il suo talento e la sua ardente passione trasfusa in musica. Parliamo di Django Reinhardt, padre del jazz manouche o gipsy jazz e protagonista, tra impegno, tecnica, creatività e refoli di poesia, di una delle pagine più originali del jazz dell’epoca. Compagna delle sue sperimentazioni sonore, la chitarra manouche, ideata e realizzata dall’italiano Maccaferri, musicista liutaio ed inventore, per conto della ditta parigina Selmer. Questa chitarra è caratterizzata da un corpo più largo e, allo stesso tempo, meno spesso di quello della chitarra folk. Possiede corde, sei e di metallo, più tese ed un lato tagliato ed è dotata, spesso, di un manico sottile.
Quella stessa chitarra è la fedele compagna (la alterna all’uso di quella classica) di Mario Romano, accompagnato dalla sua band Quartieri Jazz. Mario Romano, chitarrista e compositore partenopeo, miscelando i ritmi nati dai vicoli e dal vociare delle strade del cuore di Napoli (la tradizione musicale napoletana nel suo ricco retaggio classico e contemporaneo) e le suggestioni acustiche provenienti dal resto del mondo, in particolare la malinconica Francia, la calda e colorata Africa, il clima variegato mitteleruropeo, la gioia di vivere sudamericana, crea il Neapolitan Gipsy Jazz. Lui è poco incline ai ritmi standard e codificati, così come alle regole rigide. Impara ed approfondisce la tecnica classica, per poi arricchirla e creare sapienti variazioni. Nasce così un sound frizzante e sanguigno capace di riprodurre colori e umori della magica e vivace realtà culturale e territoriale tipica della Città delle Sirene.
Suoi maestri il chitarrista Paolo del Vecchio e ed il pianista Piero De Asmundis. “Il sound del progetto è il risultato di tutto il mio background musicale – racconta Mario Romano – Parte da Pino Daniele per estendersi a tutto il movimento del neapolitan power, scintilla originaria che mi ha avvicinato alla chitarra. In seguito ho studiato ed approfondito, facendoli confluire ed amalgamandoli nel mio sound, altri generi comunque vicini alla nostra tradizione meridionale, come ad esempio la bossa nova, il jazz mediterraneo di Pat Metheny, il ritmo avvolgente ed il calore della musica africana, lo studio del jazz americano ed il bebop in conservatorio. Ed ancora, per chiudere poi il cerchio, il jazz manouche che è il genere che fa da cerniera a tutto il mio percorso artistico ed allo sviluppo di un linguaggio assolutamente unico e personale”. Mario Romano nella sua musica esprime tutto se stesso, compresa la rabbia, quella voglia di riuscire ad esprimersi con l’arte, il desiderio di lottare per questa città, che toglie tanto a livello di qualità della vita, ma al contempo si rivela capace di regalare sfumature ed emozioni che non esistono da nessun altra parte. Nel 2013 arriva il primo disco, edito da Graf: ‘E strade cà portano a mare. Quelle strade sono proprio quelle che si diramano dai Quartieri Spagnoli, quelli della Napoli più verace, spesso oggetto di discriminazione e pregiudizio, e conducono alla Napoli bene, quella del “lungomare liberato”. Con il disco arriva anche la scelta, maturata nel tempo, di promuovere un gemellaggio virtuoso con i luoghi d’arte. Il tutto a favore della città più vera e propositiva, che non vuole mollare ed abbassare la testa, e per la quale vale la pena battersi e “consumarsi”. Nasce così la collaborazione, tra gli altri, con il Museo del Sottosuolo il Tunnel Borbonico (prossima data sabato 8 marzo), Palazzo Venezia, Villa Pignatelli e la reiterata partecipazione alla manifestazione artistico-culturale Maggio dei Monumenti. “Il progetto in questi anni – continua il suo fondatore – è cresciuto molto e siamo cresciuti tantissimo anche noi come musicisti e componenti dello stesso. Ognuno di noi ha comunque seguito l’evoluzione anche di altri progetti arricchendosi e portando poi all’interno del nucleo di Quartieri Jazz il proprio bagaglio. Si sono evolute varie formazioni, fino alla nascita quest’anno della Quartieri Jazz Orkestrine, con l’arrivo di Caterina Bianco al violino e Martina Mollo alla fisarmonica, due musiciste straordinarie che donano un tocco rosa, ed una peculiare sensibilità, alla band”. La parola d’ordine è: scoperta e valorizzazione di nuovi talenti e professionalità.
LA FORMAZIONE
“Quartieri Jazz Trio”
Mario Romano chitarra manouche
Gianluca Capurro chitarra classica
Ciro Imperato contrabbasso/basso
“Quartieri Jazz Ensemble”
Mario Romano chitarra classica
Luigi Esposito pianoforte
Ciro Imperato contrabbasso/basso
Emiliano Barrella batteria/percussioni
“Quartieri Jazz Orkestrine”
Mario Romano chitarra classica/manouche
Cathèrine Blanche violino
Martina Mollò fisarmonica
Luigi Esposito pianoforte/melodica a fiato
Ciro Imperato contrabbasso/basso
Emiliano Barrella batteria/percussioni









Bell’articolo!
C’è però un errore alquanto grossolano che agli appassionati di jazz non sfuggirà.
Si tratta della parola “jipsy” che erroneamente e ripetutamente viene riportata nel testo.
Il termine esatto è “gipsy”, che significa “zingaro” o “gitano”.
Questo termine (gitano) individua il gruppo di zingari che originariamente stanziarono nei paesi iberici, probabilmente partiti dall’Egitto, e si spostarono – essendo nomadi – in altri paesi europei, tra cui il Belgio, dove nacque appunto Django Reinhardt, caposcuola del jazz manouche, al cui stile musicale si rifà Mario romano ed il suo gruppo.
Mi è sembrato doveroso indicarvelo, anche nel rispetto del lavoro internazionale che questo nostro grande musicista sta intraprendendo.
Saluti
Paolo