di Giovanni Pasàn
Ma qual è la differenza fra quello che crediamo di essere e quello che realmente siamo? Petto in fuori, pancia in dentro, siamo gli italiani, popolo di poeti, santi e navigatori bla bla bla, culla della civiltà, la grande bellezza, l’eccezionale patrimonio artistico culturale, c’è chi parla del 50 per cento del mondo, chi del 60, ma poi se vai a verificare, scopri che è una balla colossale (dal sito ufficiale Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco risulta che su un totale di 936 tra siti culturali (725), ambientali (183) e misti (28) l’Italia ne abbia 47 siti riconosciuti (di cui 44 culturali e 3 ambientali), un totale che farebbe quindi possedere all’Italia il 5,02 per cento. Ma questo è ancora un altro discorso).
C’è un sondaggio Ipsos Mori che ci inchioda, ci spaventa, ci annichilisce. Sono state intervistate circa 12 mila persone di 14 Paesi per tracciare il cosiddetto indice di ignoranza per quanto riguarda le statistiche sugli aspetti base della nostra società. E questa è risultata la classifica finale, dove chi sta davanti a tutti, è il Paese più ignorante di tutti: Italia, Usa, Corea del SU, Polonia, Ungheria, Francia, Canada, Belgio, Australia, Gran Bretagna, Spagna, Giappone, Germania, Svezia. Ebbene si dietro la lavagna con tanto di orecchie dell’asino siamo finiti noi, siamo con fierezza i più ignoranti, alleluia.
Sono dati allarmanti. Perché la discussione pubblica italiana parte di qui: da una somma di percezioni clamorosamente sbagliate. La politica — che pure dovrebbe conoscere la situazione — non si premura di ripetere i dati corretti. Usa la nostra ignoranza, invece. Ci costruisce sopra proposte, programmi, allarmi, proteste.
Che cosa si è chiesto? Facciamo degli esempi. Quanti sono gli italiani che hanno votato alle ultime elezioni? Secondo le risposte, il 54 per cento, ma in realtà il 75 per cento. Oppure qual è la percentuale di immigrati in Italia? Il 30% dicono gli italiani. No, sono solo il 7. Ed ancora: qual è la percentuale di italiani over 65? Secondo gli italiani il 48 per cento, in realtà il 21 .
E qual è l’aspettativa di vita per un bambino nato nel 2014 in Italia? La maggioranza dice 78 anni, i dati 82. E non c’è argomento che funzioni. Alla domanda: quante donne partoriscono tra i 15 e i 19 anni? La maggioranza risponde il 17,3 per cento, quando in realtà si arriva a malapena al 0,5 per cento. Ancora. Qual è la percentuale di cristiani in Italia? Gli italiani rispondono l’83 per cento della popolazione. Ma in realtà sono il 69 per cento. E quella musulmana, con l’infinito dibattito Mosche si, Moschea no delle grandi città? Il 20 per cento secondo la maggioranza. Ma sono solo il 4.
Questa inchiesta fa esplodere in maniera clamorosa un dato che poi spiega tante cose, schizofrenie e discussioni sul nulla comprese. E sarebbe un errore grossolano limitando il tutto a superficialità e sciatteria, di mancanza di dimestichezza con numeri e statistiche.
La verità, purtroppo, è un’altra. Siamo abituati a discutere di argomenti, anche semplici, della vita di tutti i giorni, che non conosciamo, neanche superficialmente. La discussione pubblica italiana è chiaramente incentrata da una somma di percezioni clamorosamente sbagliate. E nessuno fa nulla per invertire questa situazione, di per se, insostenibile. Il sospetto è che la politica contribuisca ad alimentare questa ignoranza ed evidentemente ognuno tirando acqua al suo mulino. Si discute su dati “drogati”, percentuali che aumentano e diminuiscono a seconda di quanto conviene al momento.
I media hanno le loro colpe? C’è disinformazione o, quanto meno, cattiva informazione? Certo. Ma non basta questo a dare una giustificazione al fenomeno. Soprattutto al giorno d’oggi che l’informazione viaggia soprattutto on line, dove ci si può con un semplice clic con il mondo.
Ma non può essere solo colpa di giornali e televisioni. C’è chi sostiene che un suo peso ha quella che dagli psicologi viene chiamata “ignoranza razionale”. In pratica non si vuole sapere, si decide razionalmente di non informarsi, le convinzioni poggiano su personali pregiudizi. E’ più semplice, meno faticoso. Ed in fondo, noi italiani, siamo un popolo di pigri.









