di Giovanni Pasàn
“Ma lei chi è?” Nell’interrogativo posto da Renzi al tavolo a Palazzo Chigi dell’incontro (infruttuoso, come si sa) governo sindacati c’è tutta la storia di Carmelo Barbagallo, l’uomo che la prossima settimana verrà eletto segretario generale della Uil.
Una rivoluzione d’autunno. Il sindacato italiano vive il suo periodo più difficile degli ultimi quarantanni crisi di identità, crisi di rappresentatività, crisi di incisività. Demonizzata da Renzi la concertazione, Cgil, Cisl e Uil si riscoprono messi da parte. Comincia una nuova era.
E cambiano le facce, i personaggi. Faceva una certa sensazione agli ultimi grandi appuntamenti sindacali non vedere più Raffaele Bonanni che negli ultimi 8 anni ha guidato la Cisl, al suo posto il volto austero di Annamaria Furlan, che porta a due così le donne al comando delle tre maggiori sigle sindacali. Sono passati pochi giorni ed ecco che lascia anche Luigi Angeletti, l’unico segretario della Uil del terzo millennio, quattordici undici anni, forse non indimenticabili ma neanche clamorosamente negativi.
Ma chi è Carmelo Barbagallo che sarà eletto segretario generale ufficialmente dal Congresso che si terrà a Roma dal 19 al 21 novembre? Il bambino operaio, viene descritto così da suo biografi. Barbagallo, infatti, ha cominciato a lavorare all’età di 8 anni: ora di anni ne ha 67. “Io non sono anziano – ama dire – ho solo iniziato prima”. Segretario generale aggiunto da gennaio scorso, Barbagallo (sposato, con 2 figli e 2 nipoti) aveva il sindacato nel suo destino. Non fosse altro per essere nato a Termini Imerese, Sicilia, profondo sud, una cittadina simbolo delle lotte operaie. Ed ha imparato presto a confrontarsi con il “padrone” a battersi per il diritto dei lavoratori.
Dopo 5 anni di lavoro minorile, 1 anno di lavoro nero e 3 mesi di apprendistato, prima di approdare alla Fiat, ha cambiato tanti mestieri, ha fatto di tutto di più. Il primo contratto regolare fu in una concessionaria d’auto; poi una girandola di lavori per sbarcare il lunario, è passato da un magazzino di smistamento postale adun negozio di barbiere, da un pastificio ad una cooperativa ittica. Infine, operaio specializzato alla Fiat di Termini Imerese. Fare il sindacato, non è mai facile. Ma soprattutto in terre di mafia. In Sicilia, è bene non dimenticarlo, nel 1998 a Caccamo vi fu l’omicidio del sindacalista Uil Domenico Geraci, compagno di tante lotte comuni. Ed anche lo stesso Barbagallo è stato fatto segno di gravi atti intimidatori. Anche un colpo di fucile esploso da distanza ravvicinata: miracolosamente incolume. Chiamato da Angeletti a Roma, Barbagallo è stato colui che ha ideato, progettato e avviato la riforma organizzativa della Uil, la cui completa attuazione è destinata a generare la nascita di un piu’ snello ed efficiente “Sindacato a rete”.
Che cosa cambia con il cambio alla guida della Uil, qual è la sua posizione nei confronti della legge di Stabilità. “Mancano totalmente gli investimenti pubblici e privati. L’Italia rischia la recessione anche nel 2015. Sono pessimista, molto pessimista. Siamo già un Paese che non fa più figli. Un Paese in recessione e che non cresce demograficamente si condanna a zero sviluppo economico. E questo è già un primo dato. I giovani non fanno figli non perché non hanno un posto di lavoro, ma perché non c’è stabilità nell’occupazione. Dovremmo dare stabilità ai giovani e flessibilità in uscita ai lavoratori più anziani. Dobbiamo iniziare a pensarci. Eppoi altro che effetto espansivo e un Pil in crescita almeno dello 0,6 per cento (previsto dal Tesoro per il prossimo anno).” Barbagallo, come si vede, è estremamente critico. Il famigerato Job Act? “Non ha senso. Aumenta solo la flessibilità”. E Renzi? “mi augurerei un po’ più di concretezza. Siamo a molti annunci e pochi fatti”.










