Salvate Gennaro Esposito

di Eduardo Palumbo

Giorni fa sono ritornati sul luogo del “delitto”. E’ un classico. “Esposito di tutto il mondo unitevi”. Si sono riuniti nel cuore di Forcella dove si trova la Basilica della Santissima Annunziata, la chiesa resa famosa nel mondo per aver regalato ai tanti bambini orfani uno dei cognomi più diffusi in tutto il Sud: Esposito.

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 Nella Basilica c’è la Ruota dell’Annunziata, un meccanismo di legno e marmo, con una fessura esterna in cui venivano lasciati i bambini che le madri non potevano mantenere. Il suono di un campanello annunciava la “nascita” alle sorelle dell’ordine che girando la ruota accoglievano nella loro grande famiglia i trovatelli.

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Quella vecchia Ruota, madre di tanti Esposito versa in pessime condizioni e così gli Archivi dove sono custodite le storie e le vicende degli Esposito. Un pezzo della storia della città rischia di perdersi. Un altro pezzo della nostra Memoria e della nostra coscienza. E’ la cosa preoccupante che la ristrutturazione non è contemplata nemmeno nel pacchetto fondi Unesco per ristrutturare il Centro Storico. Ma questo è un altro discorso.

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E così il comitato per “Il diritto alle origini” ha manifestato davanti alla chiesa dell’Annunziata per chiedere a gran voce di non lasciare che quel patrimonio archivistico si cancelli, quel patrimonio che consentirebbe loro di conoscere le proprie origini. Vogliono che sia aperto l’archivio dei bambini adottivi, nati all’ospedale dell’Annunziata o abbandonati alla Ruota, per conoscere le proprie mamme, chi li ha messi al mondo. Al momento sono a conoscenza solo di un numero. Inseguono un’identità. E non è cosa da poco. Soprattutto in una realtà dove l’identità si va perdendo. Inesorabilmente.

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Già, che fine hanno fatto i Gennaro Esposito? Una razza in via d’estinzione, come i famosi Panda. Eppure una volta, c’era un Gennaro Esposito dietro ogni angolo. Napoli rischia di perdere una delle sue più antiche tradizioni, quella che in passato voleva che in ogni famiglia vi fosse un figlio che tramandasse il nome del Santo Patrono. Qualcosa di più di una semplice devozione, un cordone ombelicale con la propria memoria. E così in qualsiasi parte del mondo quando c’era un Gennaro subito il pensiero correva a Napoli. Poi c’è stata una generazione di Genny, un piccolo vezzo, un lieve ritocco alla tradizione, ma ormai sono scomparsi anche quelli.

Cambiano i tempi, si dirà perché meravigliarsi? E’ il prezzo che la società paga alla globalizzazione, all’integrazione, alla multietnicità che segna ormai in modo sensibile le nostre metropoli. Se a Londra, come a Milano ci dicono le statistiche, Mohammed (il nome del profeta dell’Islam) è il nome più diffuso tra i titolari d’impresa e, il cognome Hu, è il sesto nel capoluogo lombardo, dopo Rossi, Ferrari, Colombo, Bianchi, Russo e ben davanti al milanesissimo Brambilla, qualcosa dovrà pur significare.

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C’è chi dice che ormai viviamo in un mondo di veline e tronisti, calciatori e faccendieri, e che di poeti, santi e navigatori non se ne trovano più. Anche se questa è una lettura superficiale della società italiana, non si può negare che in qualche modo siamo comunque molto condizionati dal mondo patinato che ci viene raccontato da televisioni e giornali. E quali nomi vengono dati ai bambini? Guardiamoci allora un po’ in giro.

Gran Premio di Formula 1 a Monaco, sabato pre gara

Briatore e la Gregoraci con Nathan Falco

La figlia di Francesco Totty e Ilary Blasy si chiama Chanel, quella di Morgan ed Asia Argento Anna Lou, quella di Ringo ed Elenoire Casalegno Swami. Ed ancora: i figli di John Elkan e Lavinia Borromeo si chiamano Leone ed Oceano, quello di Flavio Briatore ed Elisabetta Gregoraci Falco Nathan, quello di Alessandro Del Piero Tobias e quello di Gigi Buffon e Alena Seredova, Louis Thomas. E ci fermiamo qui, ma potremmo andare avanti all’infinito. Ed allora possiamo mai meravigliarci se intorno a noi è un pullulare di bambine che si chiamano Jessica, Samantha, Luana, Yara, e di maschietti Alex, Simon, Michel, ma anche Milton, Ryan, Scott, Lovely o Ginger, che non sarà certo un trauma ma deve,comunque, creare un certo disorientamento. Tutti nomi dettati da una esasperata ricerca di originalità o c’è dell’atro?

Camillo Langone, editorialista de “il Giornale” e de “il Foglio” le ha chiamate le “nuove chiese del silenzio”. Differiscono dalle vecchie perché a loro nessuno impone di tacere, lo fanno spontaneamente.  “Una chiesa del silenzio che conosco bene – ha scritto Langone – è quella di Parma, rimasta zitta e muta dopo la notizia che il comune costruirà una grande Fontana delle Religioni dove la Croce sarà affiancata dalla Stella di David e dalla Mezzaluna”.

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Balza agli occhi, allora, l’importanza di riscoprire e riaffermare le radici cattoliche. Conferendo il battesimo a ventuno neonati nella Cappella Sistina, l’altro Papa, Benedetto, sottolineò l’importanza del nome, che per il cattolico fa riferimento a un santo protettore. All’Angelus il Papa ribadì l’importanza del battesimo spiegando che “ogni battezzato acquista il carattere di figlio a partire dal nome cristiano, segno inconfondibile che lo Spirito Santo fa nascere di nuovo l’uomo dal grembo della Chiesa”.

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San Gennaro

Il collegamento con il santo ormai è andato perduto. L’onomastico diventa sempre meno importante, non rappresenta più nulla, nessuno insegna più ai figli a conoscere e pregare il santo di cui portano il nome. Quel nome cristiano che ormai sembra scomparire inesorabilmente sempre di più. Un ragionamento che difetta di laicismo? Può darsi.

Ma al di là di questi nomi bizzarri, desueti, bislacchi: perché tanti nomi islamici, non cristiani? La risposta è semplice: il tasso di natalità delle donne italiane è probabilmente il più basso del mondo, battiamo anche la Cina, dove sino a tre mesi fa esisteva una legge (avviata nel 1979 da Deng Xiaoping e che ha evitato alla Cina di contare, oggi, su 400 milioni di persone in più) che imponeva il figlio unico, toccando la media di 1,41 figli per donna nel 2009.

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Diverso, invece, il tasso di natalità delle straniere residenti in Italia, pari mediamente a 2,31 figli per donna quando i nati con almeno un genitore straniero raggiunsero il 16,7 per cento del totale. Percentuali cresciute, e di molto, nel Centro Nord: in Emilia Romagna, Veneto e Lombardia in media un nato su cinque tra gli iscritti in anagrafe è straniero; uno su sei in Piemonte, Umbria, Marche, Friuli,Toscana, Campania e in provincia di Trento. In molte grandi aree metropolitane nascono ormai quasi più bambini immigrati che italiani, lo stesso fenomeno studiato in Francia dalla saggista e demografa Michèle Tribalat che ha destato un enorme scalpore nell’opinione pubblica.

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michelletribalatE in Italia la situazione non è tanto diversa. Numeri alla mano sono triplicati in 9 anni stranieri di seconda generazione. Sono 932.000, al primo gennaio 2010, i minori stranieri residenti in Italia. Di questi 6 su 10 (572.000) sono di seconda generazione, cioè nati in Italia: un numero più che triplicato in meno di dieci anni (nel 2001 erano 160 mila), anche in conseguenza della politica dei ricongiungimenti familiari. Tra i nomi stranieri ai quali ci dobbiamo sempre di più abituare, quelli più in voga per le femmine sono Sara, l’asiatico Aya, gli arabi Malak (angelo) e Hiba (regalo), mentre per i maschi  Adam precede Mohammed, seguito da Rayan, Omar, Matteo, Alessandro, Cristian, Kevin e Youssef.

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Ed i nomi cristiani? Gennaro è praticamente scomparso, non figura nemmeno tra i primi trenta di quelli che sono stati dati ai bambini nati nell’ultimo decennio nel corso dell’indagine Istat. I nomi più frequenti in Campania sono Antonio e Giuseppe. Per quanto riguarda la classifica nazionale restano invariate addirittura le prime 5 posizioni maschili rispetto all’anno precedente (Francesco, Alessandro, Andrea, Matteo e Lorenzo) mentre la prima “novità” è il nome Gabriele che passa dalla nona alla sesta posizione.

Tra le bambine Giulia mantiene la testa, mentre Sofia scavalca Sara al secondo posto e completa un’ascesa iniziata qualche anno fa. Dalle prime 30 posizioni esce, purtroppo, il nome Maria che nel 2006 occupava la ventinovesima posizione.
Francesco è il nome scelto in prevalenza dai genitori di alcune regioni del Centro Sud (Lazio, Sardegna, Puglia e Molise, Calabria, Basilicata) ed è ,comprensibilmente, un nome in forte crescita anche grazie all’avvento di Papa Francesco. Alessandro il preferito in alcune regioni del Centro Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Umbria), Matteo soprattutto in Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia. Giuseppe ed Antonio, come detto, in Campania ed in Sicilia.

 

 

 

 

 

 

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