Una manica di delinquenti e nulla più. Mascalzoni che amano definirsi ultrà, ma che col tifo ultrà – che nasce come pura e viscerale passione per la squadra del cuore – nulla ha a che fare.
E’ un capo indiscusso, il cui nome dice già tutto: “Genny ‘a carogna”. La carogna, al secolo Gennaro De Tommaso, si è conquistato una notorietà a livello planetario dopo che giornali e televisioni lo hanno immortalato mentre parlamenta con i dirigenti del Calcio Napoli e con Marek Hamsik sotto a curva dell’Olimpico dopo i noti gravissimi fatti che hanno preceduto la finale di Coppa Italia nella Capitale.
Le curve degli stadi non sono mai state salotti frequentati dalle dame di San Vincenzo. Ultimamente, però, quelle del San Saolo assomigliano sempre più a succursali delle favelas brasiliane o ai “più malfamati bar di Caracas”. Un anno e mezzo fa cercai di raccontarlo anche ad un esperto magistrato della Procura della Repubblica di Napoli che grazie a un’ottima intuizione aveva creato in seno alla sua sezione un gruppo di lavoro specializzato nei cosiddetti “reati da stadio”: le curve del catino di Fuorigrotta erano diventate succursali di gruppi criminali che avevano deciso di dividersi il San Paolo né più né meno con le stesse modalità con le quali la camorra si spartisce il territorio. Ne veniva fuori una geografia che disegnava spalti popolati dai clan egemoni; mentre i “perdenti” venivano relegati in mortificanti angolini, se non addirittura esiliati, cacciati da quella galassia.
Nel dicembre 2013 ricostruii sul Mattino la mappa dei gruppi organizzati con relativo quartiere di insediamento e le “aderenze” di ciascuno con i clan malavitosi della zona.
Lo feci sulla base di un’informativa riservata della Questura che fotografava lo stato dell’arte del tifo militante azzurro. In quelle pagine consegnate dalla Digos alla magistratura inquirente si evidenziava “l’elevatissimo numero di soggetti pregiudicati all’interno delle sigle del tifo organizzato napoletano”. Molti per reati comuni, una cospicua parte per reati legati al narcotraffico e allo spaccio di droga e una percentuale anche consistente per reati da stadio. Ma quelle carte spiegavano bene anche come tra gli ultrà si fossero infiltrati alcuni soggetti – una parte residuale rispetto alla massa, ma pur sempre preoccupante – segnalati come “presunti affiliati ai clan della malavita organizzata”. Lo diceva la Questura, dunque.
Se poi vi fosse stato bisogno di ulteriori conferme, l'”outing” filocamorristico delle Curve venne celebrato solo pochi mesi fa, il 24 febbraio, nella serata del posticipo del Campionato, nel prepartita di Napoli-Genoa con un megastriscione esposto in curva A: “Foffy vive. Resterai sempre con noi”. A chi era dedicato tanto commosso e partecipato ricordo?
A Fortunato Sorianiello, ucciso il 13 febbraio con venti colpi di pistola mentre usciva dal barbiere, a Soccavo. E chi era Fortunato Sorianiello? Un personaggio vicino al clan dei Grimaldi, i camorristi che comandano al Rione Traiano. Sorianiello era figlio d’arte: suo padre, Alfredo «’o biondo», è attualmente detenuto, un tempo fedelissimo della cosca Puccinelli, altra famiglia criminale di spessore.
Dulcis in fundo, Genny ‘a carogna. Pluristellato ultrà che alcuni pentiti hanno indicato non solo come il capo della sigla “Mastiffs”, ma anche come un punto di riferimento della criminalità organizzata napoletana. Ecco lo stralcio del verbale reso da Emiliano Zapata – nipote del boss pentito Peppe Misso, detto “‘o nasone” – nella parte in cui svelò ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli i retroscena dei rapprti tra tifo ultrà e camorra. «Del gruppo della Masseria Cardone facevano parte senz’altro esponenti del gruppo dei Licciardi, fra i quali Ettore Bosti, figlio de ‘O Patrizio. Il gruppo denominato «Rione Sanità» è comandato da Gianluca De Marino, fratello di Ciro De Marino. Ciro De Marino è un componente del gruppo di fuoco del clan Misso. Il gruppo è costituito da alcuni ragazzi del quartiere Sanità». Ed ancora: «I Mastiffs – sostiene il pentito – si posizionano al centro della curva A, nella parte più bassa dell’anello superiore ed a fianco a loro si mettono quelli del rione Sanità. Poi ci sono le Teste Matte e i Vecchi Lyons, che sono dei Quartieri Spagnoli, e la Masseria Cardone, di Secondigliano. Con questi ultimi c’era una forte conflittualità: dovuta non tanto a ragioni legate al tifo ed al calcio, quanto alle rivalità esistenti all’esterno dello stadio». «Posso testimoniare, da assiduo frequentatore della curva A – conclude Misso – che tutti questi gruppi avevano anche il potere di decidere i posti che ciascuno dei tifosi organizzati deve occupare.
In particolare non è consentito a nuovi gruppi di tifosi o anche a singoli di prendere posto dove solitamente si sistemano i gruppi Ultrà». Fino a qualche anno fa le cose stavano in maniera diversa, si diceva. «Lo spaccio – dice un ex Fedayn – c’era, anche in curva B. Ma più della stecchetta di hashish o della bustina di erba non si andava. Oggi tutto è cambiato. Oggi circola la roba pesante». È ancora Misso junior a parlare: «I Mastiffs sono un gruppo che ricomprende essenzialmente tifosi del centro storico e cioè Forcella, Piazza San Gaetano, via Pietro Colletta; i capi sono Gennaro De Tommaso detto «Genny la Carogna», che è figlio di Ciro, un camorrista affiliato al clan Miss; poi Angelo Minichino che gestisce una piazza di marijuana a Forcella; Carmine Tolomelli, Michele Capuano, figlio di Tonino di Piazza San Gaetano che fu ammazzato parecchio tempo fa». Una bella compagnia, insomma, al vertice della Curva storica del tifo azzurro.









