di Ernesto Santovito
Una vergogna. Spiace dirlo, ma è così. Il calcio italiano che perde in campo ormai da tempo, ora ha imparato a perdere anche fuori dal campo. Una vergogna. Ci siamo dovuto sorbire l’incredibile versione di un agguato criminale, una esecuzione insomma, roba da killer, che nulla a che vedere con lo sport per far si che si giocasse la partita. E un ragazzo di 30 anni lotta contro la morte.

Una vergogna. Abbiamo dovuto registrare il via libera alla gara da un paio di signorotti in maglietta nera, capipopolo da prendere e cacciare fuori dallo stadio, altro che ambasciatori e rappresentanti del tifo. Uno, Gennaro “a carogna” ha t-shirt nera con le scritte in giallo ‘Libertà per gli ultras’ sul retro, e ‘Speziale libero’ davanti. Quest’ultima scritta si riferisce ad Antonino Speziale, l’ultrà del Catania che sta scontando otto anni per l’omicidio preterintenzionale dell’ispettore di polizia Filippo Raciti avvenuto il 2 febbraio del 2007 durante i disordini che scoppiarono allo stadio Massimino di Catania in occasione di un derby col Palermo.
Una vergogna. Neanche con tutto quello che è successo i tifosi azzurri hanno desistito dal fischiare sonoramente l’inno di Mameli. Così come fecero due anni fa. Questa finale non andava giocata. Non c’è ragione d’ordine pubblico che tenga. Che sono passati a fare questi 30 anni dalla tragedia il 29 maggio 1985, quella maledetta finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool, se lo sport continua a sottostare a logiche d’ordine pubblico, a far disputare gare importanti totalmente viziate da fattori esterni? Andava fatto come quel sanguinoso derby fra Avellino e Napoli del 2003: (partita mai disputata 3-0 a tavolino a favore degli irpini) quando vi fu tentativo di invasione di campo da parte dei tifosi napoletani e scontri con le forze dell’ordine, prima del fischio d’inizio. Durante gli incidenti, trovò la morte un giovane sostenitore azzurro: il diciannovenne Sergio Ercolano, caduto, durante gli incidenti, da una pensilina in plexiglass. Ma se il calcio italiano va sempre peggio, non è soltanto colpa dei nostri giovanotti in mutande più bravi alla playstation che in campo, è colpa anche di mancanza di dirigenti veri, capaci di guidare in modo moderno e con la massima autonomia l’intero sistema calcio.
La Coppa Italia è andata al Napoli. Due gol del piccolo Insigne, l’unico italiano in campo nella squadra di Benitez, nel giro di un quarto d’ora. La Fiorentina era rimasta negli spogliatoi. Finisce 3 a 1 con gol anche di Vargas e Mertens.







