Campania, consumi a picco
Un balzo indietro di 10 anni

 di Alberto Toro

Ci hanno fatto i conti in tasca. Hanno conteggiato i soldi, i debiti e le speranze. Ad essere ottimisti c’è da piangere. Ci vorranno circa seimila giorni per tornare indietro di sei anni, al 2007, quello che viene considerato l’ultimo anno di non crisi. Ma per Napoli e la Campania c’era poco da ridere anche allora.

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Un tessuto produttivo già fragile ed instabile, inutile dirlo, in questi ultimi anni ha subito una serie di colpi mortali, la disoccupazione è aumentata, la precarietà è esplosa, il livello del lavoro nero, ammesso che ci sia, alle stelle. Diamo uno sguardo alle cifre fornite dal Centro Studi Ance Salerno sulla base dei dati del report dell’Ufficio Studi della Confcommercio. Continuano a diminuire i consumi in Campania, con un crollo che ha portato il livello medio del 2013 (11.307 euro a testa) ben al di sotto di quello del 1995 (11.887 euro).

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E sono dati che fotografano un tessuto sociale agonizzante. E non solo rispetto al Nord del Paese, che pur tra mille difficoltà tiene livelli seppur non incoraggianti, ma anche rispetto all’intero Mezzogiorno. I consumi pro capite (fonte Confcommercio) nel 2013 in Puglia ammontano a 11.727 euro ed entro il 2015 aumenteranno fino a 11.773 euro; in Calabria sono stati pari a 12.564 euro e fino al 2015 arriveranno a 12.587: in Sicilia si sono fermati a 12.606 euro e nel 2015 si attesteranno a 12.560 euro (in lieve contrazione). Si tratta di valori solo nel caso di Calabria e Sicilia superiori alla media-Mezzogiorno (12.165 nel 2013; 12.160 nel 2015), ma sempre lontani dalla media-Italia (16.074 nel 2013; 16.087 nel 2015).

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Secondo il Centro Studi Ance Salerno, sulla base delle Camere di Commercio afferma che la contrazione nel periodo 2012/2011 è stata del -2,2 per cento a fronte di una media Mezzogiorno del -0,8 per cento e di una media-Italia del +0,5 per cento. E’ nella provincia di Salerno che si è registrato nel periodo 2012/2011 il calo maggiore con un meno 7,2 per cento. Più contenuta la restrizione dei budget di spesa nelle altre province: Avellino e Benevento -2,8 per cento; Napoli -1,5 per cento. Caserta risulta, invece, in campo positivo con il +3,6 per cento. Dando uno sguardo alla graduatoria nazionale, ci si rende ancor più  chiaramente della drammaticità della situazione: Salerno è al 93.mo posto; Avellino al 100; Benevento al 103; Napoli al 104 e Caserta, nonostante la fase di recupero nel biennio 2011/2012 al 107.

 

 

 

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