di Carlo Paolo Visconti
Non è una libreria ma molto di più. Un luogo incantato dove i libri sembrano avere una vita propria. A due passi da Notre-Dame, quartiere Latino. Una leggenda.
Quartiere latino, Parigi. L’atmosfera è particolare, inutile sottolinearlo. Ci sono luoghi che hanno una sorta di magia, un fascino particolare, difficile da raccontare. Luoghi che hanno una storia. Questo è certamente il caso di Shakespeare & Company, vicino a Notre-Dame, una libreria che è una leggenda, per molti la più bella libreria al mondo. Una casa dei libri, dove tutto il resto passa in secondo piano e dove, tendenza e mode sono parole senza alcun senso. Ci sono libri usati e nuovi, bet seller e semisconosciuti, ma a nessuno viene concessa una vetrina particolare maggiore visibilità.
L’atmosfera è quella bohèmien, sembra di essere in un luogo fuori dal tempo, non senti un cellulare squillare, non vedi gente impegnata a twittare col suo iPad La libreria ha fuori qualche sedia in ferro battuto e un tavolino,, dentro tutto sai dispone su due piani, qualcuno di solito suona al piano, divanetti sparsi qua e la, che all’occorrenza diventano letti di fortuna se qualcuno non sa dove andare a dormire. Questa è Shakespeare & Company, una libreria ma molto di più una libreria. Un luogo magico, senza tempo, dominata dalla cultura.
Artefice di tutto questo è stato è stato George Whitman, scomparso tre anni fa a 98 anni, un vecchio socialista americano del New Jersey, per nulla dedito alla rivoluzione ma signore dei suoi ideali, mecenate povero , “a kind of maternal cow”, personaggio conosciutissimo nella letteratura anglosassone e non solo, nonostante non abbia mai scritto una sola riga in vita sua.
Alla fine degli anni Quaranta Whitman rilevò la leggendaria libreria di Sylvia Beach a Parigi. L’editrice di James Joyce l’aprì nel 1919 in un’altra zona della città – in rue Dupuytren – e divenne subito il rifugio di tanti scrittori: dall’autore di Ulysses a Ernest Hemingway e Ezra Pound, solo per citarne alcuni. Durante il secondo conflitto mondiale, però, Sylvia fu costretta a chiuderla a causa dell’occupazione tedesca. E non riaprì più.
Whitman la riportò in vita in un altro luogo della città, rue de la Bûcherie, dove è ancora oggi. Il suo grande merito fu quello di mantenere la magia di un luogo speciale. Tutti sono passati da lì, e gli scrittori che sorridono dalle foto appese ai muri non sono una galleria sena anima. Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway – che la menzionò in Festa mobile –, Henry Miller, Laurence Durrel, Ezra Pound, Gertrude Stein, Man Ray e James Joyce. C’è tutta la nostra vita in quegli scaffali, le guerre, il boom economico, l’esistenzialismo, Sartre e Aragon, gli anni dell’amore libero, il ’68 francese, i meravigliosi anni ’70 quello dalla Beat Generation fino ai giorni nostri.
Oggi la libreria è gestita dalla figlia di George Whitman, Sylvia – guarda caso –, ha ancora le sue tre vetrine, una vicina all’altra, e i tre piani di libreria dove, tra un divano e l’altro, vengono ancora accolti giovani scrittori e viandanti. A fianco della cassa una scritta in inglese recita: “Non essere inospitale con gli stranieri, potrebbero essere angeli mascherati”. Sotto, un marchio: “Shakespeare & Co. Kilometer 0”. Già, perché da Notre-Dame, cuore indiscusso della città, parte il conteggio dei chilometri per sapere quanto si è distanti da Parigi.
Al primo piano, ci sono brande e materassi ricoperti con tessuti “di passaggio”, durante il giorno adibiti a divanetti per i frequentatori della libreria, che di notte diventano letti per chi volesse fermarsi. Per dormire tra queste mura è sufficiente presentarsi e offrire un po’ di lavoro nei giorni di permanenza: certo sono lontani i fasti del grand hotel, però l’accoglienza è stupenda e la storia della letteratura veglierà sui vostri sogni.











conosco quella libreria, sono stato li per anni ed ho scritto un libro