La grandeur e la tristesse.

di Gianpaolo Santoro 

Alla Francia  grandeur  piaceva il suo presidente grandeur . Il politico della  rupture tranquille e dal cuore ferito che nella sua biografia non esitò a scrivere, il giorno della conquista del Palais de l’Élysée è stato il giorno più triste della mia vita. La moglie Cecilia lo aveva lasciato e non l’aveva nemmeno votato. La grandeur e la tristesse

L’hyperpresident, il politico iperattivo capace in pieno agosto in poche ore di volare prima a Mosca e poi a Tiblisi per spingere russi e georgiani a un accordo dopo giorni di altissima tensione e di scontri armati. Una missione ad alto rischio, vivamente sconsigliata dagli americani che secondo Le Monde fu la dimostrazione di “un attivismo inedito in Europa”.

Sarkozy e Gheddafi

Sarkozy e Gheddafi

 

Magari avesse ogni tanto imparato a riflettere un po’ di più prima di agire. Forse ci avrebbe pensato due volte (ma viste le inchieste giudiziarie dei giorni nostri, non credo…) a ricoprire il ruolo del leader mondiale occidentale che ha spinto maggiormente per un intervento armato in Libia. Ed anche ad essere il primo capo di Stato occidentale a dare legittimità al Consiglio nazionale di transizione tanto da meritarsi l’appellativo di Sarkoleon.

Nicolas Sarkozy e Carla Bruni

Nicolas Sarkozy e Carla Bruni

Piaceva ai francesi Sarkozy, aveva conquistato le menti e i cuori della maggioranza del Paese. E poi arrivò il ciclone Carlà. “Fa onore alla Francia l’italiana diventata francese” disse Sarkò in un comizio. La loro prima uscita pubblica fu una gita a Disneyland, come due bambini. Cinquanta giorni dopo erano marito e moglie. Un matrimonio lampo e misterioso, sin troppo pianificato e calcolato, che neanche la nascita di una bambina era riuscita a consacrare agli occhi dell’opinione pubblica come vero amore.

Si, è piaciuto al suo popolo Sarkozy, il presidente “grandeur” che più ostentava, più piaceva e che era riuscito a raccogliere i voti non solo del tradizionale elettorato del centro destra ma che aveva pescato anche fra gli elettori della sinistra, inquieti per la criminalità e l’immigrazione.

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Berlusconi e Sarkozi

Sarkozy è stato per tutti il presidente bling bling (un neologismo di provenienza statunitense della cultura hip hop, usato per identificare il genere di gioielli e monili molto pesanti e vistosi indossati da chi vive in modo appariscente. “Bling bling” è il tintinnio dei gioielli..)

Una leggenda  nata attorno ai tavoli di Fouquet’s, ristorante di lusso lungo gli Champs Elysees, con le sue sedie dallo schienale alto rivestite di raso rosso, con eleganti pannelli di legno, variamente intarsiati incisi e intagliati (boiserie) alle pareti, lampadari imponenti con dodici bracci e, inutile ,sottolinearlo menù da capogiro, quasi inavvicinabili.

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La sala del prestigioso Fouquet’s

 

Nacque quella domenica del 6 maggio del 2007, il giorno della conquista dell’Eliseo, fra un cin cin e l’altro ed un continuo viavai di camerieri la leggenda del presidente bling bling. Attorno a lui poco meno di settanta persone, la crème della crème della società francese: finanzieri, banchieri, imprenditori, editori, manager di stato e uomini di spettacolo, il fascinoso Johnny Hallyday su tutti. E dopo Fouquet’s i più intimi finirono la serata sul “Paloma” la barca di 60 metri extra-lusso con tanto di Jacuzzi di Vincent Bolloré, finanziere e magnate dei media, un vechio amico.

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Nicolas Sarkozy

Sono passati sette anni da quella trionfale domenica parigina. E Nicolas Sarkozy sembrava pronto a scendere di nuovo in campo. Dopo aver perso le ultime presidenziali con Francois Holland, medita la rivincita. Monsieur le Président  ormai, è ai minimi storici, travolto dal voto delle europee e dalla Le Pen, screditato dalla sua scappatella amorosa con la giovane attrice Julie Gayet (una storia però consumatasi molto velocemente), le fughe in motorino, la garçonnière del “marsigliese” e la sceneggiata del ricovero in clinica della giornalista di Paris Match Valérie Trierweiler ex Premier Lady.

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Francois Holland e Julie Gayet

Sarkozy sentiva già il profumo della vittoria, sapendo bene che il pericolo vero questa volta è alla sua destra e si chiama  Marine Le Pen ed il suo ereditato Fronte Nazionale. Ma poi  è intervenuta la magistratura. Sarkò è stato ufficialmente accusato di concussione, traffico di influenze e violazione del segreto istruttorio. Si sarebbe dato da fare per trovare un contatto presso l’ordine giudiziario, identificato nel magistrato Gilbert Azibert, anche lui indagato, perché lo tenesse informato riguardo le procedure giudiziarie su vari casi in cui Sarkozy è, o potrebbe essere, implicato.

E così per la prima volta nella storia repubblicana francese, un ex presidente è stato sottoposto ad una misura di fermo. Per l’accusa di corruzione Sarkzoy rischia 10 anni, per il traffico di influenze 5. Per il sistema francese il giudice potrà condannarlo per entrambe, ma applicando al massimo la pena più alta delle due, dunque 10 anni di galera, senza contare ovviamente la pena pecuniaria.

Pasqua in bicicletta per il Presidente Nicolas Sarkozy

Nicolas Sarkozy ciclista

Il viaggio di Sarkozy verso la presidenza della Repubblica sembra terminato prima ancora di cominciare. Ma Valérie Debord, vice direttore generale dell’ Union pour un mouvement populaire (Upm), il raggruppamento di centrodestra fondato nel 2002 dall’unione di più partiti conservatori (gollisti, liberali e democristiani) difende l’ex presidente. “ Ogni volta che annuncia il suo ritorno alla politica attiva, ecco che puntuale arriva la magistratura.”  Giustizia ad orologeria l’accusa. Da qualche parte l’abbiamo già sentita.

Le général Charles de Gaulle

Le général Charles de Gaulle

In Italia si discute di quel poco di immunità che è rimasta. In Francia De Gaulle che aveva una concezione alta della politica  mise in Costituzione lo scudo a protezione della figura centrale, nevralgica del presidente. Per tutta la durata tempo del mandato, il presidente è messo in condizione di governare pienamente, non subisce interferenze da nessun altro potere e può rispondere solo di alto tradimento. Non è perseguibile, processabile e nemmeno convocabile. Una volta finito il mandato, cade lo scudo e la giustizia può fare il suo corso. Per Nicolas Sarkozy non è stato usato alcun riguardo. Per quanto molto discutibili e criticati, nessuno dei cinque predecessori di Sarkozy è stato trattato nello stesso modo. E dire che gli scheletri negli armadi erano davvero molti.

06/19/1988. Francois Mitterrand at the summit of industrialised countries.

Francois Mitterrand

Charles De Gaulle usò sevizi segreti e servizi segreti ancor più segreti, pressioni, ricatti e corruzioni  per fare e disfare regimi in Africa a secondo della convenienza. Con freddezza e cinismo, tanto per dirne una, venne meno alla parola data non solo ai francesi d’Algeria ma anche al capo dell’opposizione marocchina rifugiato a Parigi che fu impacchettato e consegnato al re Hassan in nome dell’interesse superiore della Francia: i magistrati indagarono ma l’inchiesta si fermò alle porte dell’Eliseo.

Georges Pompidou, fu il presidente dei furbetti della rive droite della Senna, i furbetti dell’Eliseo, les copains e les coquins, un gruppo agguerrito che fece un pacco di franchi, operando soprattutto nell’edilizia. La magistratura indagò a lungo, anche su alcune feste osèe ma senza riuscire a venire a capo di nulla. Poi Pompidou si ammalò, si dimise da presidente e morì poco dopo. Sorella morte salvò pure Francois Mitterand che combinò di tutto e di più, tangenti, petrolio, intercettazioni e la solita lunga mano francese in Africa, piena di illegalità. E Giscard, passato alla storia per il presidente distratto, dimenticò di protocollare alcuni diamanti avuti in regalo da Bokassa, e c’è poco da aggiungere.

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Italia e Francia sono così vicine eppure così diverse. Almeno per quanto riguarda il comportamento dei media in frangenti come questo. La pagina del 2 luglio del prestigioso Le Monde ha dedicato a Sarkozy solo un trafiletto didascalico: “Sarkozy: le ragioni dello stato di fermo”. Le Figaro, considerato un quotidiano di centro-destra, ha scelto un titolo più interpretativo: “Sarkozy: l’onda di choc”, evidenziando come si tratti di “una straordinaria e clamorosa prima volta nella storia della Quinta Repubblica”.

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Le Parisien e Libération, giornali della gauche,  hanno comprensibilmente, dedicato uno spazio imponente alla vicenda: Le Parisien ha scritto, a fianco di una foto dell’ex Président: “La collera di Sarkozy in stato di fermo” e Libération, invece, ha puntato su un primissimo piano a effetto titolando “Può ritornare?”. Quasi nulla su Les Echos, il primo quotidiano economico nazionale.

In Italia, avremmo già celebrato il processo su giornali e televisione, e emessa la sentenza (di condanna ovviamente). Ma noi siamo fatti così. De resto da queste parti un presidente bling bling in molti non l’avrebbero mai accettato. Al massimo un presidente plin plin, come l’acqua di Del Piero e della Chiabotto.

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