di Alberto Toro
Ecco come le tariffe in Italia hanno subito degli aumenti record: l’acqua dell’ 85,2 per cento, i rifiuti dell’81,8 per cento, i pedaggi autostradali del 50,1 e i trasporti urbani del 49,6 per cento. Rincari ampiamente ingiustificati, visto che l’inflazione è stata del 23,1 per cento.
Se parlano le cifre, c’è poco da dibattere. E se sono impietose, bisogna solo riflettere. A fare le pulci all’Italia è il solito Ufficio Studi della Cgia di Mestre presieduta da Giuseppe Bortolussi, l’uomo che il centrosinistra alle ultime regionali del Veneto aveva opposto a Zaia.
Ma Bortolussi è sempre stato un politico atipico. Un tecnico soprattutto. E non è uno di quelli che è salito sul carro del vincitore, Renzi non lo convinceva un anno fa e non ha cambiato idea. “Il valore di un uomo si vede quando fa, non quando parla…”. Bortolussi è abituato a far parlare i fatti. Un’abitudine che viene da lontano. Laurea mancata in Giurisprudenza dopo aver passato tutti gli esami, è entrato nella Cgia nel 1980. “Ho imparato dall’avvocato Ennio Antonucci, pace all’anima sua, penalista di origini napoletane ma svizzero di testa, che mi prese a far pratica nel suo studio legale a Dolo. Era imbattibile nell’analisi dei fatti. Mi convocava in ufficio alle 4 del mattino, sottolineava con matite colorate le carte contenute nei faldoni e le riempiva di glosse. Gli altri avvocati arrivavano in udienza con Il Gazzettino nella cartella e perdevano cause già vinte. Noi vincevamo anche quelle perse perché avevamo studiato”.
Ma torniamo alle cifre, alla fotografia di un piccolo, grande disastro. Negli ultimi 10 anni, le tariffe dei principali servizi pubblici presenti in Italia hanno subito degli aumenti record: l’acqua dell’ 85,2 per cento, i rifiuti dell’81,8 per cento, i pedaggi autostradali del 50,1 e i trasporti urbani del 49,6 per cento.
Tra le 10 voci che sono state prese in esame dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre prese in esame in questa analisi, è stato riscontrato che solo solo i servizi telefonici (dove la concorrenza si è fatta sentire) hanno subito una diminuzione: -15,9 per cento. Sempre nel periodo considerato, l’inflazione è aumentata del 23,1 per cento.
“La riflessione amara da fare è che nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori – ha sottolineato Giuseppe Bortolussi- i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti. In poche parole oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi non ha subito di certo miglioramenti sensibili”. Vengono segnalati poi dalla Cgia di Mestre alcuni rincari decisamente ingiustificati. Come quello, ad esempio, dei rifiuti. E questo nonostante in questi ultimi sei anni di crisi economica sia diminuita la produzione di rifiuti e sia aumentata la raccolta differenziata, le famiglie e le imprese hanno subito dei rincari non comprensibili.
Per quanto riguarda il resto, gli aumenti del gas hanno sicuramente risentito del costo della materia prima e del tasso di cambio, mentre l’energia elettrica dell’andamento delle quotazioni petrolifere e dell’aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili. I trasporti urbani, invece, hanno segnato gli aumenti del costo del carburante e quello del lavoro. “ E non va mai dimenticato – ha aggiunto Bortolussi- che molti rincari sono stati condizionati anche e soprattutto dall’aggravio fiscale”.
Una curiosità: la tariffa veramente e totalmente amministrate è quella dei taxi, disciplinata attraverso una delibera comunale. E così facendo ad esclusione del servizio telefonico, che nell’ultimo decennio ha registrato una contrazione dei prezzi di quasi il 16 per cento, il servizio taxi ha subito l’incremento percentuale più contenuto tra tutte le voci analizzate.
Come dicevamo solo i servizi telefonici hanno subito una riduzione dei prezzi: -18,8 per cento, contro un aumento dell’inflazione del 38,5 per cento. “Le liberalizzazioni hanno portato pochi vantaggi nelle tasche dei consumatori italiani. E questo perché – ha denunciato Bortolussi – in molti settori si è passati da un monopolio pubblico ad un regime oligarchico che ha tradito i principi legati ai processi di liberalizzazione. Farebbe bene il governo Renzi a monitorare con molta attenzione quei settori che prossimamente saranno interessati da processi di deregolamentazione. Non vorremmo che tra qualche anno molti prezzi e tariffe, che prima dei processi di liberalizzazione/privatizzazione erano controllati o comunque tenuti artificiosamente sotto controllo, registrassero aumenti esponenziali con ulteriori forti ricadute negative per le famiglie e le imprese”.













