di Franco Meda
Quali sono le città italiane che hanno applicato tasse comunali più elevate? A questo interrogativo da una risposta puntuale l’ufficio studi della Cgia calcolando il prelievo che una famiglia tipo di 3 persone dovrà subire quest’anno per onorare il pagamento della Tari (la nuova tassa sui rifiuti), della Tasi (il tributo sui servizi indivisibili) e dell’addizionale comunale Irpef.
Le tasse comunali più elevate le registriamo a Bologna, a Roma, a Bari, Napoli e, ironia della sorte visto questi ultimi drammatici giorni a Genova. La situazione cambia a seconda delle case prese in esame. Nel caso di un’abitazione di tipo civile A2, è il Comune di Bologna a praticare il livello di tassazione medio più elevato tra le grandi città d’Italia: per l’anno in corso, il peso economico è pari a 1.610 euro. Seguono Genova, con 1.488 euro, Bari, con 1.414 euro e Milano, con 1.379 euro.
Se, invece, l’analisi viene realizzata su un’abitazione di tipo economico A3 (che è di minor pregio rispetto all’immobile preso in esame nel caso precedente), a balzare al primo posto di questa speciale graduatoria è Roma, con 1.100 euro. Seguono Bari, con 1.079 euro, Napoli, con 1.000 euro e Genova, con 961 euro.
Aumenti rilevanti, ingenti dovuto naturalmente ai drastici tagli governativi ai bilanci dei comuni. “Il forte aumento dalla tassazione comunale registrato in questi ultimi anni – sottolinea il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – è da addebitare, in particolar modo, ai pesantissimi tagli ai trasferimenti che lo Stato centrale ha praticato nei confronti degli enti locali. Tra il 2010 e il 2014, i sindaci di Bologna, Roma e a Bari hanno subito una sforbiciata delle risorse del 48 per cento: Milano del 63 per cento e Venezia addirittura del 66 per cento. Con questi tagli i Comuni sono stati obbligati a ridurre i servizi e ad aumentare le tasse locali, penalizzando soprattutto le famiglie meno abbienti”.
La città più penalizzata è stata Venezia: tra il 2010 e il 2014 il taglio è stato del 66 per cento (- 63,8 milioni di euro). Tra le grandi città segnaliamo il caso di Milano, che ha “patito” una riduzione del 63 per cento (- 317,7 milioni di euro) e quello di Roma, con una contrazione del 48 per cento (-667 milioni di euro). Altrettanto pesanti le situazioni maturate a Bologna (-48 per cento, pari a 72 milioni di euro in meno), a Bari (-47 per cento, pari a 55,1 milioni di euro in meno), a Torino (-43 per cento, pari a 158,9 milioni di euro in meno), a Genova (-43 per cento, pari a 110,8 milioni di euro in meno), a Napoli (-31 per cento, pari a 199,6 milioni di euro in meno) e a Palermo (- 33 pari ad un taglio di 114 milioni di euro).
Prendendo in esame l’addizionale comunale Irpef in quasi tutte le città l’addizionale comunale ha raggiunto l’aliquota massima dello 0,8 per cento (Roma applica addirittura lo 0,9 per cento). Solo quattro Amministrazioni hanno applicato una aliquota inferiore: Bologna (0,7 per cento), L’Aquila (0,6 per cento), Aosta (0,3 per cento) e Firenze (0,2 per cento). A Cagliari, invece, l’addizionale si calcola applicando aliquote progressive per scaglioni di reddito, (0,66 per cento sino a 15.000 euro, 0,72 per cento da 15.000 a 28.000, 0,78 per cento da 28.000 a 55.000, 0,79 per cento da 55.000 a 75.000, 0,8 per cento oltre i 75.000 euro).
In riferimento alla Tasi, solo il Comune di Aosta ha applicato l’aliquota base dell’1 per mille. In tutte le altre realtà analizzate è stata deliberata un’aliquota nettamente superiore. In 9 casi tocca addirittura il valore massimo consentito per le abitazioni principali: 3,3 per mille.
La Tari, invece, colpisce soprattutto al Sud. Nonostante il servizio di raccolta dei rifiuti erogato nelle grandi città del Mezzogiorno non sia sempre “impeccabile”, per un’abitazione di tipo civile A2, una famiglia di 3 persone residente a Cagliari paga quest’anno 653 euro. A Napoli 522 euro e a Palermo 497 euro.









