Gringo Fidel

di Giovanni Pasàn

Nel nome di Francesco, Barack e Fidel, 55 anni dopo la rivoluzione, Stati Uniti e Cuba riprendono le relazioni diplomatiche. Cade il muro di Cuba, finisce el bloqueo, l’embargo. I cubani non moriranno comunisti. Noi sempre più probabilmente moriremo democristiani.

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Una la lunga guerra fredda. Washington di fronte a un regime comunista in un’isola a poche decine di miglia dalle sue coste, decideva di imporre il blocco. La rivoluzione, la controrivoluzione, guerra di nervi e spie. Due anni dopo la Baia dei Porci, il tentativo fallito della Cia di rovesciare Castro e dodici mesi dopo, la crisi dei missili, il punto più acuto dello scontro tra gli Usa e l’Unione Sovietica. Tutto alle nostre spalle.  Le 90 miglia che separano la punta di Key West, territorio degli Stati Uniti d’America, dalla spiaggia del Malecòn, territorio della repubblica di Cuba, si stanno assottigliando che quasi si toccano. Si danno la mano.

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Fidel Castro e Barack Obama

“E’ la cosa giusta da fare. 50 anni di isolamento non sono serviti”, dice Obama rivolgendo uno storico messaggio video alla nazione americana. Dopo mezzo secolo di relazioni diplomatiche difficili, tormentate, pericolose Stati Uniti e Cuba normalizzano i loro rapporti bilaterali. Il presidente americano e quello cubano, Raul Castro, hanno rivolto contemporaneamente due annunci riguardo alle relazioni tra i due paesi, nel giorno in cui il contractor Alan Gross, detenuto a L’Avana da cinque anni, è stato liberato (e in base all’accordo, gli Stati Uniti hanno anche accettato di rilasciare tre agenti di intelligence cubani e Cuba, a sua volta, lascerà andare un altro agente americano).

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Fidel Castro e Papa Francesco

L’anima dell’operazione è stata papa Francesco. Un gran lavorio della diplomazia Vaticana che è arrivato là dove sembrava impossibile.  E, naturalmente, grande è stata la soddisfazione di Bergoglio. “Desidero esprimere vivo compiacimento per la storica decisione dei Governi degli Stati Uniti d’America e di Cuba di stabilire relazioni diplomatiche, al fine di superare, nell’interesse dei rispettivi cittadini, le difficoltà che hanno segnato la loro storia recente”.

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Termineranno le restrizioni ai viaggi e al trasferimento di denaro con Cuba, le carte di credito americane potranno essere usate all’Avana e verrà aperta l’esportazione verso il paese di attrezzature americane per le telecomunicazioni. Gli Stati Uniti si impegnano ad aprire un’ambasciata americana a Cuba e a rimuovere l’embargo cui i cittadini dell’isola sono sottoposti dal 1962. La prospettiva è quella di mettere in comunicazione le rispettive società civili. E va da sé che la libertà di accesso a Internet è tra i punti cardine della svolta. “Todos somos Americanos”, è stata la chiusa in lingua spagnola di Obama. E che cosa importa se il vecchio Fidel, chiude ancora i suoi discorsi con “Socialismo o muerte!” L’importante è che ci sia l’Adsl. Vero gringo Fidel?

 

 

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