di Giovanni Pasàn
Complotto. Complotto. Conspiration. Conspiration. Ci risiamo. Come l’omicidio di Kennedy, come l’undici settembre, riecco immancabile la teoria del complotto anche per Charlie Hebdo. la strage nel cuore di Parigi.
Altro che guerra di religione, Maometto e il Corano, per alcuni, sarebbe molto più semplicemente l’Occidente contro l’Islam. Ma il disegno allora qual è? Chi ha avrebbe interesse ad organizzare sceneggiate sanguinarie, a far ciclicamente a far sprofondare le democrazie avanzate nella paura e nel terrore, magari dimenticando gli effetti della crisi, insomma confezionare un supernemico, uno “Stato canaglia”, magari ricco di petrolio, che non fa mai male…
Ma c’è anche un’altra tesi, non è detto contrapposta. L’obiettivo vero del commando dei fratelli Kouachi era uno e solo uno, l’economista della Banque de France Bernard Maris, l’autore dei due volumi “Antimanuel d’économie” che demolivano i dogmi del libero mercato e forte ed autorevole sostenitore di una tesi precisa: la cancellazione, almeno parziale, del debito pubblico di alcuni Paesi.
“Tutti i paesi europei, sosteneva Bernard Maris, dovranno prima o poi rassegnarsi a cancellare parte del loro debito pubblico. Bisogna rinegoziarlo quando supera il 60 per cento del Pil per potere rispettare di nuovo i criteri di Maastricht. I creditori e quindi le banche dovranno chiaramente fare uno sforzo importante. Anche i grandi paesi come Germania e Francia. E’ l’unico modo per consentire agli Stati dell’eurozona di rilanciare l’economia. Senza crescita non riusciranno ad affrontare il debito pubblico, come è successo ai paesi africani per diversi decenni, rimborseranno per l’eternità un debito che soffocherà l’Europa.”
Ma al di là della fantapolitica, delle congetture e della spy story, su che cosa poggiano “realmente” le tesi del complotto, al di là delle stramberie di “terroristi” che vanno in giro con i documenti di identità addosso e che poi lasciano “sbadatamente” in auto? Come nei migliori film gialli, la chiave di tutta la vicenda, la risoluzione del rebus, sarebbe stata, sin dal primo momento, davanti agli occhi di tutti, lì a portata di mano. Ed è la scena, più cruenta, spietata, dei tre giorni di guerra parigini, l’esecuzione a freddo di Ahmed Merabet, il poliziotto barbaramente ucciso mentre implorava pietà, sarebbe stata tutta una finzione, una sceneggiata interpretata da un attore. C’è un sito “Straker” che racconta da sempre le sue verità. E questa è quella su l’uccisione di Merabet. Una analisi fredda, accurata di quei pochi secondi, fotogramma dopo fotogramma.
“Nessun apparente rinculo del fucile, niente sangue (l’uomo era già stato “ferito” alla gamba per giunta!), suono e fumo che sembrano uscire da qualcosa (una pistola a penna?) in mano all’attore a terra (è proprio la mano, non il fucile, a subire un rinculo), il fumo non allineato con la canna del fucile, la testa che si accascia comodamente in direzione opposta allo “sparo” (la versione ufficiale è che il colpo è stato dato alla testa). Inoltre da osservare come il “figurante” a terra si gira agilmente su sé stesso per ben tre volte. Inizialmente si volta dal lato dei finti jihadisti, per verificare quando uno di loro arriva a dargli il “colpo di grazia”.
Quando si accerta che stanno arrivando, si gira di spalle e prepara la piccola pistola che ha in mano (si noti la fiammata e quindi il fumo provenire dalla mano sinistra). Tracce di sangue di una precedente ferita sul selciato? Zero. Testa fracassata a seguito del colpo devastante del fucile mitragliatore Ak47? Zero. In tutta evidenza il guitto spara verso il selciato, coordinato con l’arrivo del suo complice che simula di finirlo…”
E c’è dell’altro. Le immagini che riprendono l’ uccisione dell’agente sono state registrate precedentemente al 7 gennaio 2015. Ed anche in questo caso la prova sarebbe sempre stata in bella vista! Infatti, nel video realizzato dal tetto di un edificio che si trova nel quartiere dove sono avvenuti i “fatti”, si nota che sta piovendo (è quanto è stato anche dichiarato dai media). Eppure le immagini successive, relative alla “morte” del police man, mostrano asfalto ed auto perfettamente asciutti…
E gli occhi blu? Una delle sopravvissute alla strage di Charlie Hebdo, ha parlato di un attentatore con dei “bellissimi occhi blu”. I sanguinari fratelli Kouachi hanno occhi scuri. Ed allora? E c’è chi insinua sospetti anche su un agente di polizia di Limonges morto suicida proprio nei giorni della strage. Una notizia passato in sottordine. Eppure c’è chi sostiene che stesse indagando sull’attacco a Charlie e che qualcuno lo abbia fatto fuori prima che potesse consegnare il rapporto…











