di Giovanni Pasàn
Era il 1994 quando Renaud Camus, il fondatore del Partito del In-nocenza basato sui valori etici della civiltà, della cortesia, scrisse “La Campagne de France” . Era andato nelle periferie francesi ed era rimasto folgorato, anzi sbalordito, perché intorno a lui, nelle strade, nei negozi aveva visto solo donne velate.
In Francia scoppiò “Affair Camus” la grande campagna contro l’antisemitismo. Renaud Camus dopo l’attacco terroristico a “Charlie Hebdo” ha parlato di accelerazione della storia.
Oltre “Soumission” di Michel Houellebecq c’è un altro libro in uscita sulla emergenza islamica che sta facendo parlare molto la Francia, questa volta non uno scritto di fantapolitica, ma un vero e proprio diario, cronaca dal fronte “Dans la peu d’une djihadiste” di Anna Erelle, una freelance di 30 anni che ha deciso lo scorso anno di vestire i panni di un jihadista.
Si è finta una giovane, ingenua, ragazza di 20 anni, con la volontà di combattere la sua jihad. Una ragazza che ha cominciato a frequentare Daech, uno dei più grandi siti di reclutamento jihadista, sino a conoscerne e frequentarne i vertici. Racconta del suo incontro con Bilel, 38 anni, emigrato francese in Siria, un uomo molto geloso e possessivo “Abbiamo parlato di tutto, ho finto anche di volerlo sposare per entrare in confidenza con lui. Mi ha mostrato il suo 4 x 4 pieno di armi, mi ha detto che si è formato durante la guerra in Iraq, ha ucciso decine di infedeli e attraversa rapidamente il confine sirio-iracheno attraverso una rete di tunnel sotterranei che nessuno conosce”.
Ed allora si “scopre” che le organizzazioni terroristiche reclutano giovani francesi ogni giorno attraverso i social network e la Rete. C’è un vero e proprio “jihadismo digitale”, una grande campagna che non ha limiti d’età, di religione, di formazione culturale. Poi si viene indottrinati come si spiega in un brano del libro. “Ognuno ha una funzione. Una volta lì, se non si è già sperimentato, si segue un programma di studi normale: corso di lingua al mattino, le riprese durante il pomeriggio. Si dorme in un katiba a maggioranza di lingua francese, e combattenti esperti dedicati a guidare ed istruire nella spiritualità. Dopo due settimane, sei abbastanza forte per combattere e si uniscono al fronte e operazioni segrete. O sei specializzarsi in un particolare settore, come ad esempio l’assunzione o nel controspionaggio.Potete anche andare avanti con i compiti nobili come visitare i jihadisti feriti negli ospedali o la consegna di farmaci per i bisognosi. Puoi diventare un predicatore e insegnare il Corano agli ignoranti. Certo se per una donna, il discorso è diverso. In ogni caso l’organizzazione paga tutto uno stipendio mensile da 50 a 250 dollari. I kamikaze? Si dice che corrono contro la morte con troppo entusiasmo. Ma non si può imprigionare la libertà”










