di Alberto Toro
Sono più di settemila i furbetti del conticino (in Svizzera). Sono gli italiani presenti nella famigerata lista Falciani.
Dal presidente di Telecom Giuseppe Recchi, al guru della finanza, grande sostenitore e amico di Renzi, Davide Serra, quello che ce l’aveva con la libertà di sciopero, da Flavio Briatore (che ha però residenza fiscale all’estero) a Franco Gussalli Beretta, mister fucili, da Stefania Sandrelli a Ornella Vanoni, da Valentino Rossi, “l’uomomotocicletta” a Valentino Garavani, lo stilista profondo rosso, dal deputato del Pd Francantonio Genovese esperto in evasioni fiscali, arrestato lo scorso maggio per frode (nel solo 2005 avrebbe portato all’estero poco più di 16 milioni di euro) all’altro Pd, Pippo Civati, che aveva un conto” a sua insaputa”, aperto dal padre. La storia si ripete, a loro insaputa.
C’è di tutto, insomma. Perché la voglia di non pagare le tasse è trasversale, non si salva nessuno, nell’elenco segreto della filiale svizzera della banca Hsbc ci sono volti noti dell’economia, della politica, dello sport e della cultura. Oltre duemila di questi conti sono stati chiusi o svuotati, in gran parte sfruttando lo scudo fiscale di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti del 2009.
Risparmiando così 700 milioni di euro L’inchiesta Swissleaks, nel suo complesso, ha consentito di sottrarre al fisco più di 100 miliardi di dollari di oltre 100mila clienti e 20mila società offshore di 211 paesi.
E c’è dell’altro.Il direttore centrale dell’Agenzia delle entrate, Aldo Polito ha scritto poco più di un mese fa ai responsabili delle Direzioni regionali: “la situazione emersa è particolarmente grave e denota, da parte dei clienti italiani titolari delle disponibilità estere, la marcata intenzione di occultare al Fisco italiano la loro reale situazione patrimoniale ed economica”.
Una comunicazione dettagliata in cui informa dell’indagine della Procura di Milano su un’ipotetica frode fiscale “per svariate centinaia di milioni di euro” commessa da almeno 351 persone attraverso il sistema di polizze assicurative della succursale italiana di una società del gruppo Credit Suisse, banca con sede a Zurigo. E 351 sono soltanto i nomi già identificati dagli investigatori della Guardia di finanza e comunicati agli inquirenti.
Cifre che i finanzieri hanno calcolato dopo aver esaminato i documenti trovati nella sede milanese della società Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft nella sede milanese della società Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft (Cslp); carte dalle quali “è stato possibile – ha scritto sempre Polito- ricostruire un’attività di promozione di strumenti finanziari denominati “polizze assicurative” rivolte a clienti italiani e non confluita nella contabilità ufficiale della Clsp”.











