L’Oscar a Marino e De Magistris

di Jep Gambardella

Prendi una notte speciale, come quella degli Oscar, le statuette che valgono una vita, il red carpet, le luci, i riflettori del mondo.

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Jep Gambardella

Ma lascia stare la California, resta da queste parti e sfoglia le cronache cittadine dell’ultimo difficile, anno delle grandi città italiane, metropoli in ginocchio ed umiliate fra l’aumento delle tasse e del tasso di povertà, giungle urbane dove il grado di vivibilità è ai minimi livelli, traffico che impazzisce, isole pedonali, piazze isolate e lungomari proibiti, strade come gruviera e che si allagano ad ogni acquazzone, altro che Malacqua, basta venga giù un po’ di pioggia, ed i vicoli si trasformano in torrenti. Quelle città dove le case popolari o sono chiuse, sprangate o sono occupate da non aventi diritto mentre gli aventi diritto che non hanno la casa, restano in lista, il posto in graduatoria, quasi quasi lo tramandano da padre in figlio. Quelle metropoli all’avanguardia dove il Comune sposa le coppie gay anche se non si può fare e la Prefettura dopo cancella tutti i matrimoni, però la foto con i due sposi viene bene, e poi il Comune sostiene i diritti civili a futura memoria.

Roma e Napoli, insomma, la dove la magistratura apre e chiude inchieste, gente che se ne va, gente condannata che resta, le cooperative rossonere, ma il Milan non c’entra, all’ombra del Colosseo, ‘o sistema, all’ombra del Vesuvio, roba vecchia ma sempre sul territorio: Mafia Capitale e Capitale della Camorra. Quella che era la Grande Bellezza del Paese, le due città della mia vita, ormai si sbriciolano.

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Ignazio Marino

Nella grande notte degli Oscar provate ad assegnare le statuette, dei peggiori sindaci d’Italia, quelli che è meglio chiudere gli occhi e affidarsi al Signore, le città scatafascio, polvere di stelle e stelle dell’inefficienza: io l’ho fatto, e se permettete, sono uno che se ne intende, quella statuetta l’ho vinta, modestamente. Ed allora, senza aver dubbi, gli Oscar li ho assegnati a Ignazio Sottomarino Marino e Luigi Giggino De Magistris. Un chirurgo ed un magistrato.

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Luigi De Magistris

Ma che cosa si deve operare, chi dovevamo accusare? Ma noi cittadini siamo gli artefici del nostro destino, li abbiamo votati, ora con chi dobbiamo prendercela. Certo siamo andati in pochi a votare, a Napoli appena uno su due, ma tant’è, ormai c’è solo da sperare che vada meglio la prossima volta. Certo scegliere due uomini che non hanno mai avuto una esperienza amministrativa, neanche una riunione di condominio e pensare di metterli alla guida di due città di per sé difficili ed ingestibili, è un suicidio. Marino e De Magistris, esponenti di spicco della frontiera dei sindaci extra politica, quella a cui appartengono anche Pisapia a Milano e Doria a Genova, un po’ rossi extra Pd, un po’ arancioni, facce seminuove che si sono avvantaggiate dall’onda dell’antipolitica, del rigetto ai soliti noti di questo o quel partito. Questa spremuta d’arancio sulle nostre città si è rivelata un disastro,  ne hanno combinate talmente tante, che ormai nessuno ci fa anche più caso. Ci affidiamo ad un figlio della Trinacria come Pierangelo Buttafuoco per fare due piccoli “affreschi” sugli Oscar dei primi cittadini che i cittadini non sopportano più. Del resto non è mica un caso se nella speciale classica di MonitorCittà sulle 8 più importanti città italiane i sindaci di Roma e Napoli occupano rispettivamente il penultimo e l’ultimo posto in classifica.

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Pedala Marino, pedala…

Ignazio Marino da Roma. “Si è fatto crescere la barba – ha detto Buttafuoco – per non farsi riconoscere, un caso di cosmesi a scopo di occultamento. Non è capace di togliere un sacchetto di spazzatura, però stigmatizza un omaggio a Priebke a Castel Sant’Angelo. La sua cifra politica è data dal fatto di essere riuscito quasi a far rimpiangere ai romani Alemanno. Perfino coloro che al tempo lo sponsorizzarono ora se ne vergognano”.

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Pedala De Magistris, pedala

Luigi de Magistris da Napoli: ” Un Piritollo del genere che travisa il concetto di legalità. Il fatto – commenta sempre Buttafuco -che abbia fatto il sindaco in strada conferma il suo dna da tribuno popolaresco, che ha ormai abbandonato il suo popolo per andare in cerca di una plebe”.    Ed allora torniamo a noi, lasciamo stare le municipalizzate, affittopoli, i dispositivi di traffico da delirio, gli scandali, le inchieste che tutti sappiamo che ci sono in una città e nell’altra.

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Mi voglio occupare di una iniziativa che ha accomunato in qualche modo i due primi cittadini, come dire una rinnovata sintonia politica di sensi e d’intenti, dopo le nozze delle coppie omosessuali, le zone del sesso. O se preferite i quartieri a luci rosse. O ancora i Parchi dell’amore. A dire il vero il nome ancora non è stato deciso, perché ognuno sembrava poco appropriato ai think tank del Campidoglio e di Palazzo San Giacomo, laboratori che “funzionano” 24 ore su 24, senza un attimo di tregua, gente che pensa, scrive e si fa sentire, soprattutto sui social network, ed è un bel leggere ve lo assicuro, twitter su twitter sperando che una volta Renzi risponda…  Marino e De Magistris, neanche dirlo, sono due sindaci  progressisti e tolleranti, sognavano di essere come Eberhard van der Laan  il sindaco di Amsterdam, che ha il suo quartiere a luci rosse, De Wallen, le donne in vetrina e tutto il resto, ormai da quaranta anni, ma si sa l’Olanda è si terra di tifosi a volte barbari, ma anche di grande libertà, sotto tutti i punti di vista.

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Rosso vergogna per Marino

Ma noi siamo in Italia, i dibattiti sono sempre lunghi e difficili, c’è sempre qualcosa che non va bene a qualcuno, e poi c’è la Chiesa, non dimentichiamolo mai. A Roma si voleva trasformare la zona dell’Eur, quartiere nato per una Esposizione Universale, poi i lavori non finirono in tempo e non si fece più niente, in un grande quartiere dell’amore. Ma dopo che il prefetto Pecoraro ha detto che non si possono fare (“Le zone rosse a Roma? Non si possono fare perché significherebbe ammettere la prostituzione, cioè dire che è lecita”. E, continua “nel momento in cui si indicano delle zone si configura il favoreggiamento, cioè indurre la prostituzione in quelle zone”)  Marino, travolto dalle polemiche, ha pensato bene di cambiare strategia, lui è un sindaco anguilla , una volta di qua, una di la, dice tutto e il contrario di tutto. Ed allora sapete che cosa ha fatto? Con una lettera al presidente della Camera e del Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso ha chiesto la reintroduzione della legge Merlin, quella che impose la chiusura delle case chiuse. “La prostituzione di strada  – ha scritto Marino- rappresenta per moltissime famiglie un’emergenza che richiede soluzioni non più rinviabili. Più volte mi sono trovato davanti a genitori o nonni che mi hanno posto questa domanda: ’Cosa debbo dire alla mia bambina o al mio bambino davanti a questo spettacolo?’. Credo che chi governa una città, così come chi è chiamato a scrivere le leggi, debba tenere conto di una simile richiesta..”

E de Magistris? Ha scritto anche lui a presidenti di Camera e Senato? Ma no, a Napoli le cose sono andate diversamente, a dire la verità si è arrabbiato davvero uno solo, il cardinale Crescenzio Sepe, l’arcivescovo, l’uomo del miracolo di San Gennaro, non so se mi spiego. E davanti a San Gennaro, il sangue, il miracolo che cosa volete che faccia un povero sindaco, pur se laico? Giggino quando ha saputo dell’omelia di Sepe in occasione delle celebrazioni di santa Patrizia, si è sentito raggelare la vene ed ha deciso di fare un passo indietro, anzi due.

CARD. SEPE BOCCIA DE MAGISTRIS, PROSTITUZIONE TEMA A EFFETTO

De Magistris e Sepe, rosso cardinale

Certo le accuse sono stati precise, forti, dure. Una sorta requisitoria: e di requisitorie De Magistris un po’ se ne intende. “Capisco che non essendoci idee e proposte concrete rispetto ad argomenti seri e di interesse generale – disse nell’occasione Sepe- si ricorre a temi a effetto come è avvenuto con l’ipotesi di realizzare case a luci rosse e un parco dell’amore. No a ghetti dove si commercializzano anime e carne: le luci rosse sono fatte per abbagliare e ingannare senza risolvere i problemi della nostra gente”.  Fermi tutti, lasciamo stare le luci rosse, anzi facciamo di più. E nacque una proposta di delibera comunale che recitava che “non si potranno aprire, e se esistenti bisogna chiuderli d’imperio, i sexy shop se ubicati troppo vicino alle parrocchie e alle scuole”. Alleluya.

Roma, Napoli e le luci rosse, tutto è finito a puttane, come si suol dire. Ma si, più ci penso e più sono convinto solo a Marino e De Magistris poteva essere assegnato l’Oscar, una statuetta a nessuno non fa male a nessuno. Fa male solo ai cittadini romani e napoletani, ma questo è un altro discorso.

 

 

 

 

 

 

 

 

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