Una intervista al Mattino mai pubblicata. Il contenuto è stato definito “troppo dirompente”. Un buon motivo per rilanciarla noi. Paolo Isotta l’ha resa nota con una lettera al direttore del Corriere del Mezzogiorno.
Perché riproporre vecchi articoli, reportage, interviste? Volando alto con Giorgio Manganelli, scrittore, giornalista potremmo dire che “una civiltà letteraria non è fatta di letture, è fatta di riletture”. Più semplicemente il ripresentare alcuni articoli rappresenta una grande opportunità. Un modo per scoprire giornalisti o protagonisti di un’altra generazione, di conoscere o ricordare fatti, dimenticati. Per riproporre interviste e reportage dei giorni nostri.
Caro direttore, dagli articoli usciti in ordine alla riunione di lunedì del Consiglio di Amministrazione del San Carlo (adesso hanno il vezzo di chiamarlo “di indirizzo”) viene sconforto al leggere i nomi che sarebbero fra i papabili per la prossima nomina a soprintendente: a prescindere dal fatto che non sembra affatto esclusa la riconferma della signora Purchia, per la quale i soliti noti e per le solite ragioni si battono. Certo va salutata con soddisfazione la nomina di Maurizio Maddaloni a vice-presidente. A seguito dello sconforto desidero pregarti di pubblicare il testo seguente. E’ un’intervista che ho mandato su sua richiesta a un cortesissimo collega de «Il Mattino» la quale avrebbe dovuto uscire lunedì; poi il collega, dopo aver postomi i ringraziamenti del Direttore e annunciandomene la pubblicazione, mi ha telefonato dicendo che il direttore non l’avrebbe pubblicata a seguito del suo «contenuto dirompente». A quel che sembra solo le cose “non dirompenti” vanno stampate. Ecco il testo.
Parliamo col maestro Paolo Isotta, storico della musica e critico musicale del Corriere della sera. Vedo che da qualche giorno, proprio ora che la questione San Carlo è arrivata al calor bianco, Lei tace. Io sono un napoletano che ha lavorato tutta la vita a Milano ma non ha mai abbandonato la sua città. Lei può capire che il San Carlo, che insieme con quello della Reggia di Caserta è il più bel teatro del mondo, è una delle cose che al mondo mi stanno più a cuore: è tutta la mia vita. Taccio perché mi sono accorto che la classe politica che sul San Carlo dovrebbe prendere decisioni – tutta, senza distinzioni – si irrita se qualcuno che ha titolo per farlo dà consigli a fin di bene.
Ma Lei ha dato consigli? Io ho fatto questo errore. Pensi che l’ho fatto anche con la signora Purchia. Fino a qualche anno fa avevamo un rapporto di amicizia e l’ho spesso invitata a pranzo da me. Come ho detto più volte ha fatto, nel passato, anche cose buone. Purtroppo costei, della quale io non avevo abbastanza valutato l’insipienza, ha preso decisioni sbagliatissime che hanno abbassato il livello del San Carlo.
Quali? Facciamola breve. Mi riferisco solo al profilo artistico. Ha preferito perdere Muti (al quale pochi giorni fa ha mandato un sms risibile e sgrammaticato che lui mi ha fatto leggere: non hanno nemmeno il senso della decenza!) che il suo pessimo direttore del coro. Ha nominato direttore musicale e stabile un Nicola Luisotti che vince il secondo premio assoluto quale più ridicolo sul podio. Ha fatto fare delle regie orrende. Ha preso un direttore artistico inadeguato. Mi fermo qui.
Ma adesso la situazione com’è? De Magistris ha ragione a non voler più la Purchia ma ha irritato il centro-destra con procedura e nomi designati inaccettabili.
E gli altri? Io prego San Gennaro che nel centro-destra si accenda il desiderio di nominare soprintendente (il direttore artistico e quello musicale ne conseguono) qualcuno capace di fare davvero il bene del San Carlo. Non è difficile!.
Mi faccia un nome. L’ho messo, ripeto, nelle preghiere di San Gennaro.









