«Meglio Ronaldo e l’Apache che il dibattito che “ammosc”». Vincenzo De Luca diserta a Matrix il confronto fra i candidati a governatore della Campania e motiva così su Twitter la sua assenza. Non c’è che dire. Meglio del migliore Felice Caccamo, anche se la gaffe è implicita visto che giocava la Juventus. Ma chissà forse lui tifa solo Sarnitana… Siamo agli impresentabili del Regno delle due Salerno
Perché riproporre vecchi articoli, reportage, interviste? Volando alto con Giorgio Manganelli, scrittore, giornalista potremmo dire che “una civiltà letteraria non è fatta di letture, è fatta di riletture”. Più semplicemente il ripresentare alcuni articoli rappresenta una grande opportunità. Un modo per scoprire giornalisti o protagonisti di un’altra generazione, di conoscere o ricordare fatti, dimenticati. Per riproporre interviste e reportage dei giorni nostri.
Una settimana fa scrivemmo su questo giornale che tutte le scelte di De Luca, dai candidati alle liste apparentate, dalle alleanze ai programmi, contraddicono quella promessa di cambiamento in nome del quale chiede il voto. Ci rispose un factotum del candidato accusandoci di criticarlo perché in realtà tifosi di Caldoro. Il giorno dopo Roberto Saviano mosse accuse analoghe, anche se meno urbanamente: c’è Gomorra nelle liste di De Luca, sostenne. Ieri De Luca gli ha risposto che da lui non accetta lezioni. Anche Saviano è un tifoso di Caldoro? Infine l’altro giorno il presidente del Consiglio, e segretario del Pd, ha detto che ci sono candidati nelle liste di De Luca che lui non voterebbe nemmeno sotto tortura, e che l’avversario, Caldoro, è una persona seria. De Luca se n’è molto adombrato. Vuoi vedere che anche Renzi è diventato un tifoso di Caldoro?
Evidentemente no. Criticare le scelte di De Luca non fa di nessuno di noi un tifoso di Caldoro. Esiste infatti una zona neutrale, quella della stampa indipendente, quella di chi studia i fenomeni sociali, quella di chi regge le istituzioni, che è garanzia di un regime liberale. Li si forma l’opinione pubblica e la si rispetta. Il problema di De Luca, forse il suo più serio problema, è che non apprezza appieno il valore di questa neutralità della democrazia, perché vittima di una concezione faziosa, perfino tribale della politica: guerra di bande in cui o sei con lui o sei contro di lui.
È questa la ragione per cui l’ex sindaco di Salerno, pur essendo in politica da quasi mezzo secolo, non ha mai fatto carriera, né a Roma, dove la sua esperienza al governo è finita molto male, né a Napoli, dove cinque anni fa perse malamente contro lo stesso Caldoro. De Luca agisce al meglio solo in un ambiente in cui non ha contraddittori, dove la sua autorità non è mai messa in dubbio, dove può piegare le istituzioni al proprio volere. Tutto sommato in questo consiste la condanna penale che ha subito in primo grado: i giudici lo hanno ritenuto colpevole di aver abusato del suo potere, della sua funzione e dei soldi pubblici, per sistemare uno dei suoi, inventandogli un incarico. Vedremo se la condanna reggerà al secondo grado del processo, ma già così mette in dubbio la sua attitudine alla gestione della cosa pubblica, al punto da renderne francamente incomprensibile la candidatura da parte del Pd (e infatti c’è una legge dello Stato che gli proibisce di rivestire l’incarico di governatore, indipendentemente dai cavilli, dai ricorsi al Tar e dagli azzeccagarbugli cui si affiderà in caso di elezione).
La verità è che si parla tanto di impresentabili nelle liste di De Luca, lui stesso ora invita a non votarli; ma gli impresentabili non sono condannati, mentre lui sì. L’impresentabile, nel senso letterale del termine ed escludendo ogni giudizio morale che non ci compete, era lui: non andava cioè presentato dal suo partito alle primarie. E il fatto che le abbia vinte non lo libera dal problema. Neanche se vincerà le elezioni il problema sarà risolto. Anzi, sarà trasferito sulle istituzioni. Esattamente lo stile De Luca, in cui il potere viene prima delle istituzioni.
D’altra parte gli impresentabili non sono stati presentati per caso, o per errore, o per dimenticanza. Ma perché la somma dei loro voti, di scambio o di appartenenza, è considerata essenziale per la vittoria finale e dunque per la conquista del potere. E tale obiettivo è per De Luca è più importante di qualsiasi altra cosa.
Ma stavolta l’arena in cui combatte è troppo grande per poter agire di nascosto: l’intera nazione lo guarda e lo giudica. Stavolta l’opinione pubblica conta molto di più. Così De Luca ha visto trasformarsi una campagna elettorale che pensava di condurre all’attacco di Caldoro in un incubo, una corsa in cui è lui ogni giorno a doversi difendere. Al punto che comincia ad evitare i confronti pubblici con gli avversari. Nei sondaggi sembra ancora in testa, ma di poco, e quel che è peggio la coalizione che lo sostiene prende più voti di lui. Vuol dire che è diventato un problema per i suoi stessi elettori. Vuol dire che in tanti pensano al voto disgiunto, sì al Pd e no a De Luca. Vuol dire che ci sono elettori di sinistra che pensano di annullare la scheda pur di non votarlo. Perfino Renzi ha già detto che per quanto lo riguarda lavorerà benissimo con chiunque vinca, Caldoro o De Luca per lui pari sono. E alle elezioni mancano ancora due settimane.
(Antonio Polito, il Corriere del Mezzogiorno)










