di Alberto Toro
Una mano alla legge e l’altra sul cuore. Dopo gli attacchi ricevuti per la decisione sull’illegittimità dello stop alla perequazione delle pensioni , questa volta la Corte Costituzionale ha vestito i panni della gran mediatrice ed ha partorito una sentenza dal sapore pilatesco, un po’ di ragione a tutti. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti degli statali degli ultimi sei anni, ma non per il passato bensì “con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza”. In poche parole è stata perpetrata una ingiustizia, ma va bene così. D’ora in poi però si cambia…
Il governo Renzi tira un grosso sospiro di sollievo. La Corte Costituzionale non si fosse passata una mano sul cuore, sarebbe stata una catastrofe. I giudici hanno evidentemente tenuto conto della memoria dell’Avvocatura dello Stato, che aveva rilevato in modo chiaro e netto come “l’onere” della “contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi”, con “effetto strutturale di circa 13 miliardi” annui dal 2016. “Di tali effetti”, scriveva l’Avvocatura nella memoria presentata alla Consulta, “non si può non tenere conto a seguito della riforma costituzionale che ha riscritto l’articolo 81 della Costituzione”, recependovi il principio dell’”equilibrio fra le entrate e le spese”.
A bloccare le buste paga dei dipendenti pubblici fu il governo Berlusconi nel 2010 che un decreto impose il blocco coattivo per il 2011, 2012 e 2013. Un’operazione che consentì un risparmio per le casse pubbliche stimato in oltre 11 miliardi di euro. La legge di Stabilità dell’esecutivo Letta ha poi rinnovato il congelamento fino alla fine del 2014, disponendo anche una moratoria del turn over, ovvero il ricambio generazionale, fino al 2017. Nell’aprile 2014 il ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia prima dichiarò che i contratti sarebbero stati sbloccati ma poi non se ne fece niente.
Renzi ha tirato un grosso sospiro di sollievo per il passato. Ma questa sentenza stabilisce che il governo dovrà trovare nella prossima legge di Stabilità non meno di 10 miliardi per “scongelare” i trattamenti salariali dei circa 3,3 milioni di statali. E bisognerà cominciare di nuovo il confronto con i sindacati. Deve ripartire “la stagione dei contratti riparta” per contrattare i rinnovi.









