di Paolo Ariete
A George Weah, il gigante col sorriso proveniente dalla Grande Contea Kru della Liberia, calciatore africano del secolo per l’Iffhs (International Federation of Football History and Statistics), il politico sconfitto al ballottaggio per la presidenza liberiana dall’economista Ellen Johnson-Sirlea bastò poco per capire come funzionavano le cose nel Bel Paese: “qui è tutto un magna magna…”
Un “concetto”, ripreso solo qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio in occasione dell’ultimo scandalo di calcioscommesse. “All’estero ci prendono in giro. Ora basta, basta con certi personaggi. Rendiamo pulito il calcio italiano, è tutto un magna magna” disse Renzi. Già ma mica c’è qualcuno che possa credere che questo sia un male endemico solo del mondo del pallone?
Montepaschi, Mose, Expo, Mafia Capitale, giusto per citarne alcuni, è tutto un magna magna. Aggiungi un posto a tavola, più siamo più si mangia.
“Fatece largo che passamo noi, sti giovanotti de’ sta Roma bella, semo ragazzi fatti cor pennello, e le ragazze famo innamorà…” Non sarà mafia, ma a Roma era la società dei magnaccioni, altro che storie. Magna Magna, Mucca Mucca.
Novecento pagine, una ventina di faldoni, delibere, atti, direttive, documenti, verbali, gara d’appalto e scartoffie. La “Commissione di accesso agli atti” ha impiegato sei mesi per radiografare, scandagliare, sette anni di governo del Campidoglio, dal 2008 al 2005. Una valanga di gravi irregolarità e di violazioni di legge, un sistema vero e proprio. Ma, secondo alcuni, non i presupposti per lo scioglimento del Comune per Mafia. . Il prefetto di Roma Franco Gabrielli il suo orientamento lo avrebbe già esposto al ministro degli Interni Alfano. Il parere ufficiale del prefetto entro quindici giorni sarà al Viminale. La parola definitiva spetterà comunque al Consiglio dei ministri (al ministro dell’Interno, in particolare). Sempre che non arrivino prima le dimissioni del sindaco o una mozione di sfiducia dell’assemblea capitolina.
Da parte sua Ignazio Marino, s’aggrappa al Campidoglio, lo sfratto senza contropartite (senza vergogna ha chiesto una poltrona di ministro) che gli ha dato Renzi proprio non gli va a giù. E continua nel girare il suo film “Roma Capoccione”. Dopo aver risposto col segno di vittoria alle contestazioni è andato prima a rifugiarsi sotto le ali protettive di Giorgio Napolitano e poi alla festa dell’Unità a fare battere il vecchio cuore comunista di una base che di rosso non ha più niente, giusto ll’antifascismo. “La destra deve tornare nelle fogne”: il sindaco-marziano ha provato ad aizzare la piazza, ma non basterà. Renzi 1 l’ha rottamato, c’è poco da discutere. Maria Elena Boschi dopo qualche giorno di tregua ha rincarato la dose “Marino è una persona onesta, ma l’onestà da sola non basta. Credo che i romani chiedano che sia gestita bene la loro città, e solo lui può sapere se la sente di andare avanti”. Ed intanto i renziani se ne vanno dalla giunta, giusto per prendere le distanze. I due assessori Guido Improta e Silvia Scozzese sono già con la valigia in mano.
Marino è sempre più solo. E sempre più nei guai. E la sensazione è che non basti avergli messo un tutore-coordinatore (il prefetto Gabbrielli) per il Giubileo. Le novecento pagine della relazione proverebbero la connivenza degli uomini dell’ex sindaco Alemanno ma un chiaro, netto coinvolgimento anche dell’attuale amministrazione. Compresi diversi dirigenti nominati da Marino. Un caso emblematico, sottolineato nella relazione della Commissione, è quello del capo Dipartimento Ambiente Gaetano Altamura, (l’autore della direttiva-approvata senza colpo ferire dalla giunta- sugli appalti da assegnare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa: il meccanismo attraverso cui le cooperative di Mafia Capitale riuscivano ad aggiudicarsi le gare) finito ai domiciliari con la seconda tranche di Mafia Capitale. E sulla cui nomina, avvenuta dopo l’insediamento dell’attuale amministrazione, lo stesso sindaco venne chiamato a rendere conto nell’audizione tenuta davanti agli ispettori il 21 maggio.
Giovedì come programmato con tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione, sarà convocata l’Assemblea capitolina per discutere ed approvare la mozione attraverso la quale si candiderà la città di Roma alle Olimpiadi del 2024. Ma con questo sindaco e questo Consiglio? Mah…











