di Ettore Lupo
Doveva essere un test, una sorta di prova generale, il giudizio che i mercati internazionali davano al cosiddetto recupero della Grecia, il piano di lacrime e sangue imposto dall’Unione Europea e dalla troika. Doveva essere il battesimo di un piccolo ritorno alla normalità, il vaglio della grande finanza internazionale, una scommessa sulla ripresa. E’ stato un suicidio.
Dopo cinque settimane di chiusura ha riaperto la borsa di Atene, anche se con alcune determinanti limitazioni e misure di controllo previste dalla Bce: ed è stato un massacro. L’indice principale l’Athens Exchange Stock Marcket ha perso in apertura il 23 per cento per poi stabilizzarsi intorno al 17 per cento. Il titolo National Bank è sceso del 30 per cento. Idem per Piraeus Bank. Sia chiaro, nessuno si aspettava grandi slanci, nessuno pensava potessero esserci numeri positivi significativi, ma un crollo del genere era inimmaginabile.
Il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, ha firmato il decreto di riapertura nella tarda serata di venerdì 31 luglio, dopo che, la scorsa settimana, il governo greco aveva già rivisto alcune limitazioni alla circolazione dei capitali. Il via libera alle contrattazioni sulla piazza ellenica era stato dato ufficialmente a seguito dell’ok della Bce. Nella settimana il governo aveva alzato il tetto dei prelievi in banca a 420 euro in tre giorni invece di una settimana.
La bocciatura della Grecia è dei mercati mondiali. La riapertura della Borsa è arrivata, infatti, con alcune significative limitazioni: gli investitori locali in pratica si sono ritrovati con le mani legate. Potevano acquistare azioni, obbligazioni, derivati e «warrant» (strumenti finanziari che conferiscono al possessore il diritto e non l’obbligo di acquistare, sottoscrivere o vendere una determinata quantità di titoli a un prezzo predefinito ed entro una scadenza stabilita) solo usando denaro nuovo come fondi trasferiti all’estero, depositi in contanti, soldi guadagnati dalla vendita di azioni future o da saldi dei conti esistenti su investimenti detenuti da società di intermediazione elleniche. Tutto in mano agli investitori stranieri che inequivocabilmente hanno fatto capire come la pensano.
La sensazione è che la Grecia venga considerata ormai già fuori dall’Europa. Il tonfo ellenico non ha avuto, infatti, significativi sulle altre borse europee, come se fosse un mercato che non interessa più a nessuno. Da Francoforte a Londra, a Parigi, Madrid e Milano, non s’è registrato sussulto, come se l’Athens Exchange Stock Marcket fosse ancora sospeso. Ma al di là di tutto questo alcuni indicatori dell’economia ellenica sono fuori controllo, come il dato sul crollo record dell’attività manifatturiera greca: l’indice pmi, l’indicatore dei direttori d’acquisto, è sceso a luglio a 30,2 rispetto al 46,9 di giugno…










