di Gerardo Mazziotti
La visita del presidente Sergio Mattarella alla Cappella San Severo per vedere il famosissimo Cristo velato ( ha scritto sul registro dei visitatori “ sono rimasto ammirato da tanta bellezza” ) mi offre lo spunto per ricordare una mia vecchia proposta.
Ma andiamo con ordine. Eravamo sette studenti a seguire nel 1948 il corso di Storia dell’arte di Roberto Pane, il grande Maestro di dottrina e di vita di cui sentiamo forte la mancanza in questa temperie di rinascimenti inesistenti e di fallimenti concreti. E ci laureammo in tre il 9 maggio del 1950. Il professore Pane ci portò un giorno agli scavi di Pompei col treno della circumvesuviana per farci vedere questo meraviglioso sito archeologico, che, ci disse il professore Amedeo Maiuri, sarebbe rimasto sconosciuto per altri secoli se il re Carlo di Borbone non avesse dato inizio a una campagna di scavi. Una visita che ha acuito il mio interesse per l’architettura classica più di quanto non abbiano fatto i reperti archeologici della mia natìa Sibari.
Un’altra mattina di ottobre ci portò alla Cappella San Severo, in un vicolo del centro antico vicino a piazza San Domenico Maggiore, per farci ammirare una scultura unica al mondo, il Cristo velato. Alle nostre domande su come fosse stato possibile scolpire un tale meraviglia rispose che, molto probabilmente ma non sicuramente, la trasparenza del velo sul volto del Cristo morto non sarebbe dovuta all’abilità mimetica dello scultore napoletano Giuseppe Sammartino ma ad un velo marmorizzato che il Principe Raimondo di Sanservero, noto alchimista, avrebbe fatto sovrapporre sulla statua già scolpita. Come dire che non di arte sublime si tratta ma piuttosto di una misteriosa operazione chimica. Un mistero che nessuno dei grandi storici dell’arte è riuscito a disvelare. Come che sia, resta il fatto che si tratta di una scultura di straordinaria, conturbante, stupefacente bellezza. Tant’è che Antonio Canova confessò che avrebbe voluto esserne l’autore.
Da studente e da giovane laureato ho abitato per una diecina d’anni in una pensione di Calata San Severo alla Pietrasanta, a pochi metri dalla omonima Cappella, e ogni settimana andavo ad ammirare il Cristo velato col segreto intento di svelarne il mistero. Senza riuscirci. Manco a dirlo. Ma sin da allora mi sono convinto che la sua collocazione nella Cappella, in uno spazio angusto in mezzo ad altre statue, a quadri e ad altari marmorei multicolori non è quella giusta. Diciamolo: è una collocazione sbagliata. Checché ne dicano i proprietari del Museo Cappella SanSevero. Perciò ho scritto, tra l’altro “L’Expo di Milano sarà visitata da circa trenta milioni di turisti. E una gran parte andranno anche a Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, attratti dalle specialità culinarie di queste città note in tutto il mondo.
E Napoli può offrire non solo la pizza, i vermicelli ala vongole e il brodo del polpo verace ma anche, direi sopra tutto, la visione della Venere callipigia, addossata a una parete del Museo archeologico, e del Cristo velato, da esporre in due sale dell’Albergo dei Poveri, adeguatamente attrezzate con divani, aria condizionata, caffetteria, toilettes e una segreteria per consultare e acquistare quanto su questi capolavori è stato scritto. E’ prevedibile che alcuni milioni di turisti verranno a Napoli grazie a una efficace campagna promozionale. In una città dove sono stati sufficienti nove mesi per realizzare il Real Teatro di San Carlo dovrebbero bastare venti giorni per allestire queste due sale”.
L’amico Nino Daniele, assessore comunale alla cultura, mi rispose che ci avrebbe pensato. Ma la proposta condivisa dal Comitato Portosalvo e da altri comitati del centro storico, è stata inghiottita dalla grande sabbia mobile che è Napoli. “ Una città dove si decide il Nulla”, sostiene Raffaele Cantone. Dopo la visita di Mattarella, il primo presidente della Repubblica che è andato ad ammirare il Cristo velato, vogliamo provare a inverare la mia proposta?












