di Carlo Paolo Visconti
Prendi il superconcorso voluto dal ministro Franceschini per designare, tramite valutazione di una commissione presieduta dal presidente della Biennale Paolo Baratta, i 20 direttori dei maggiori musei italiani; mettici l’immancabile dose di retorica renziana sulla parità di genere (10 e 10, un bel vantaggio per gli uomini che in questo settore sono minoritari), aggiungici un bel po’ di provinciale ambizione per la creazione di un ministero ed un sistema museale global, (sono 7 gli stranieri), spolveraci un po’ di politically correct che fa tanto anglosassone, sbandiera la volontà di far ritornare a casa alcuni cosiddetti cervelli in fuga (sono 4) ed ecco che la maxifrittata dei Musei è fatta.
Figuriamoci se poi si affida il tutto a Vittorio Sgarbi. Un fiume in piena. “È solo un’operazione di immagine, si è voluto aprire agli stranieri e guarda caso sette direttori su 20 sono stranieri, come pure è sospetto che 10 siano uomini e 10 donne… Ma nomine di questo tipo e di questa importanza un ministro dei Beni culturali le fa in prima persona, assumendosene la responsabilità, non le affida a quattro commissari e al presidente della Biennale di Venezia “.
Il punto non è la competenza ma la forzata esigenza di internazionalizzazione. “Nessuno mette in discussione la competenza dei prescelti – sottolinea Sgarbi – ma non è che gli stranieri abbiano per forza competenze maggiori dei nostri. Non solo: ci sono conferme, e sostituzioni, ma decise su quali basi? La verità e che è i sovrintendenti dovrebbero ribellarsi a un metodo profondamente ingiusto e sbagliato . Per scegliere direttori veramente bravi e meritevoli non c’era bisogno di una procedura così lunga e complicata, ad un ministro dovrebbe bastare leggersi i curricula, tenere presente anche fattori come l’anzianità di servizio. Non è un passo avanti, ma indietro, una mortificazione che poteva e doveva essere evitata “.
I magnifici venti rimarranno in carica per quattro anni con stipendi che vanno dai 145mila euro lordi annui dei sette siti super top (tra questi gli Uffizi e la Reggia di Caserta) ai 78mila (sempre lordi) degli altri tredici musei che la legge, più che altro per esigenze di risparmio, considera “uffici di livello dirigenziale non generale”.
E allo stipendio base il bando prevede l’aggiunta di una “retribuzione di risultato” (fino ad un massimo di 40mila euro per i sette super top e fino a 15mila per gli altri). In cambio viene chiesto molto: dalla gestione del personale (che comunque, almeno per il momento rimane dipendente dal ministero) alle decisioni su orari, prezzo dei biglietti, autorizzazione dei prestiti delle opere, affidamento delle attività e dei servizi pubblici di valorizzazione del museo. Ma soprattutto dovranno risollevare il patrimonio artistico del Belpaese organizzando “la programmazione, l’indirizzo, il coordinamento e il monitoraggio di tutte le attività di gestione del museo, compresa l’organizzazione di mostre, allo studio, valorizzazione, comunicazione e promozione del patrimonio museale”.
Dieci uomini e dieci donne. Con una età media di 50 anni. Alla Galleria Borghese (Roma) arriva Anna Coliva, agli Uffizi il tedesco Eike Schmidt, alla Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea di Roma Cristiana Collu, alle Gallerie dell’Accademia di Venezia Paola Marini, al Museo di Capodimonte il francese Sylvain Bellenger, alla Pinacoteca di Brera il canadese James Bradburne, alla Reggia di Caserta Mauro Felicori, alla Galleria dell’Accademia di Firenze la tedesca Cecilie Hollberg, alla Galleria Estense (Modena) Martina Bagnoli, alle Gallerie nazionali di arte antica (Roma) Flaminia Gennari Santori, alla Galleria nazionale delle Marche (Urbino) l’austriaco Peter Aufreiter, alla Galleria nazionale dell’Umbria (Perugia) Marco Pierini.,
E ancora al Museo nazionale del Bargello (Firenze) Paola D’Agostino, al Museo archeologico nazionale di Napoli Paolo Giulierini, al Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria Carmelo Malacrino, al Museo archeologico nazionale di Taranto Eva Degl’Innocenti, al Parco archeologico di Paestum il tedesco Gabriel Zuchtriegel, al Palazzo ducale di Mantova l’austriaco Peter Assmann, al palazzo reale di Genova Serena Bertolucci e al Polo Reale di Torino Enrica Pagella.











