“No Usai no cry…”
Bolton resta il figlio del vento

di Giovanni Pasàn

“No Usai no cry…” gli ha cantato Bob Marley. Ormai la storia sembrava già scritta, l’uomo più veloce del mondo destinato a guardare la schiena degli avversari, due stagioni anonime ed una perenne smorfia ai blocchi di partenza, proprio lui che andava sempre in partenza col sorriso sulle labbra, per mettere le ali ai piedi e volare, volare via sempre più veloce… No, non era più lui; si sa, lo sport è impietoso tutto finisce, muoiono anche le leggende.

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Bolt 9″79 , campione del mondo

“No Usai no cry…” sembrava bollito il giamaicano figlio del vento, stritolato dal cronometro  di Justin Gatlin, 20 centesimi quasi di differenza, nelle semifinali,  un abisso. Significava vederlo solo ai blocchi di partenza e poi mai più…

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Usain Bolt

Ed invece l’uomo più veloce del pianeta è ancora lui, Usain Bolt. Il velocista giamaicano, detentore del record del mondo, campione iridato e olimpico in carica, si è imposto nella finale dei 100 metri ai Mondiali di atletica di Pechino, ciao ciao Gatlin, non si può correre contro il vento… Campione del mondo non solo ne 100 e ma anche nei 200 metri. Usai è vivo, altro se è vivo.

Un anno di sogni e delusioni, ma poi è arrivata ancora una volta la vittoria. Ancora una volta un giamaicano. Deve esserci qualcosa che ci sfugge, di magico o di fatato in questo pugno di terra nel mare caraibico a est di Haiti, a sud di Cuba nell’arcipelago delle Grandi Antille.

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Bob Marley

Giamaica, isola di alligatori e squali, di colibri e tucani e, soprattutto, della Farfalla Omero, gialla e nera, dalle larghe ali e dalle lunghe “code”, così grande da sembrare un uccello. Giamaica, per tanti di noi, l’isola del reggae, il sound caraibico che narra i problemi di ogni giorno e della filosofia rasta. La terra Bob Marley, il leader con le treccine e la chitarra. Giamaica che, nella lingua araba degli indigeni Taino, significa “terra delle primavere”, là dove fioriscono  fiori tropicali e sprinter, gente abituata a buttarsi dietro lo sparo e correre contro il tempo. E più del vento.

Olympic Games 2012 Athletics, Track and Field

Giamaica, record mondiale 4×100 metri con 36″84

C’è qualcosa che non riusciamo a capire fino in fondo. Due milioni e mezzo di abitanti, ma tutti con le ali ai piedi. Oggi  ci sono Usain Bolt e Yohan Blake, ma sono gli ultimi arrivati. Anche se i più veloci. Ragazzi che se si guardano indietro vedono frecce umane, la leggenda di un popolo evidentemente nato per correre e per vincere. Predestinati. Da Ben Jhonson a Linford Christie, il più veloce ai Giochi di Barcellona 1992. Da Donovan Bailey, la freccia di Atlanta 1996 a Asafa Powell a Don Quarrie, il proiettile di Kingston, che vinse la medaglia d’oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Montreal 1976. Una storia col cronometro.

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Merlene Ottey, una leggenda

 

E corrono forte anche le donne giamaicane, evidentemente per non perdere di vista i loro uomini. Merlene Ottey ha partecipato a sette Olimpiadi nelle gare-sprint ed ha fallito a 48 il tempo minimo per poter andare a Londra solo per pochi centesimi. Veronica CampbellBrown ha corso in cinque Olimpiadi. Shelly Ann Fraser-Pryce e stata la prima donna giamaicana a vincere i 100 metri olimpici. È successo ai Giochi di Pechino 2008. E l’anno dopo si e laureata campionessa mondiale sulla stessa distanza. Melanie Walker, visto che correre era troppo facile ha pensato di metterci qualche ostacoli, ed è stata così campionessa olimpica dei 400 ostacoli.  Ah, già “No woman no cry…” non si vedono piangere le giamaicane: vanno così forte che le eventuali lacrime si asciugano al vento..

 

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