I gladiattori

di Eduardo Palumbo

Come due attori. Anzi come due “gladiattori”. Alemanno e Marino, Mafia Capitale, le mani su Roma. E’ caduto un altro velo. Quello della diversità, del sindaco mafioso e del sindaco marziano, il sindaco intelligente e cattivo e il sindaco cretino e buono, tutte le baggianate che ci siamo dovuti sorbire da quando hanno cominciato a tintinnare le manette. Hanno amministrato il Campidoglio nello stesso modo. La condanna è uguale e se “i fascisti devono tornare nelle fogne” come ha tuonato il sindaco Marino, di certo non ci devono andare da soli. Ammoniva Trilussa “lo struzzo magna più der necessario perché se crede un alto funzionario…”  

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Alemanno e Marino

La radiografia del Campidoglio, l’analisi dei dati e degli atti condotta da Raffaele Cantone e dagli ispettori dell’Anticorruzione è impietosa e non concede alibi e, soprattutto, non fa alcuna differenza tra l’amministrazione Alemanno e quella Marino tra il 2011 ed il 2014. Gli appalti a Roma erano e sono una grande “anomalia”: quasi uno su due è stato realizzato attraverso trattative private, scegliendo di fatto i beneficiari. Ed è inutile sottolineare che erano quasi sempre gli stessi. Ed i nomi li abbiamo conosciuti leggendo le carte di Mafia Capitale. Gli ispettori hanno constatato, ad esempio,  che nell’ultimo triennio, un esorbitante numero di lavori è avvenuto in forma diretta, a conferma del mancato rispetto anche dei basilari principi di imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità.

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Alemanno e Casamonica, la foto contestata

Analizziamo nello specifico l’opera delle due giunte. Durante il periodo di governo Alemanno, in due anni e mezzo sono stati spesi più di cinque miliardi di euro, con forte ricorso alle procedure negoziate: quasi due miliardi, il 36 per cento del totale. Poi arriva Marino, il nuovo corso. Bene. La giunta Marino ha speso 1 miliardo e 364 milioni in un anno e mezzo, ma le procedure negoziate sono più che raddoppiate e sono arrivate all’87 per cento del totale.

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Buzzi e Marino

 

Però ha speso di meno potrebbe dire qualcuno. Già ma la relazione dell’Anticorruzione motiva anche il perché. “In primo luogo per via della forte riduzione degli stanziamenti di bilancio, per investimenti che richiedono il ricorso a gara pubblica per via del loro valore e, particolare non trascurabile, per la mancata approvazione del bilancio nei termini di legge. In poche parole il conseguente ricorso all’esercizio provvisorio, ha contribuito in modo sostanziale alla riduzione delle gare a evidenza pubblica”.

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Alemanno e Marino, i sindaci di Mafia Capitale

Ma non è ancora tutto. “si è osservato il costante ricorso a procedure negoziate per gli interventi di approvvigionamento di servizi e forniture essenziali, ovvero per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria che dovevano comunque essere assicurati alla collettività”. E, inoltre, non a caso evidentemente, negli affidamenti negoziati non è stata rilevata una adeguata rotazione tra i soggetti affidatari. Per la giunta Marino, ad esempio, cinque sono i gruppi segnalati per aver acquisito “affidamenti in numero rilevante e con importo consistente”. Tre si ritrovano coinvolti nelle indagini su Mafia Capitale: la Eriches 29 giugno di Salvatore Buzzi (40 appalti per 16 milioni e 698.000 euro), la Domus Caritatis (111 appalti per oltre 37 milioni) e la Casa della solidarietà (76 appalti per 18 milioni e mezzo) che rientrano nella holding de “La Cascina”, legata a Comunione e liberazione. E come se non bastasse nelle delibere di affidamento o di autorizzazione è emersa la frequente carenza di una esplicita motivazione della scelta effettuata, il mancato richiamo alla tipologia di affidamento applicata, nonché assenza di presupposto di imprevedibilità non imputabile alla stazione appaltante.

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Marino, voleva spazzare il malaffare …

 

Le mani sulla Capitale. E senza vergogna. L’Anticorruzione è arrivata a definire Roma “una sorta “porto franco” scevro dal rispetto delle regole e funzionale esclusivamente al raggiungimento di obiettivi estranei agli interessi della collettività”. Un “porto franco” che sfuggiva ad ogni controllo. Al punto che nell’ambito dei Dipartimenti, Municipi e degli altri centri di costo di Roma Capitale, si legge nelle relazione, l’attività relativa agli affidamenti con procedure negoziate spesso sfuggiva ai controlli preventivi dei vertici della struttura, essendo delegata ai singoli responsabili del procedimento operanti in pressoché totale autonomia.

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Roma, il Giubileo

Più che una relazione un atto d’accusa per due amministrazioni per l’evidente massiccio ed indiscriminato ricorso a procedura non a evidenza pubblica, per quasi il 90 per cento di quelle espletate. Procedure negoziate in alternativa alle gare pubbliche “in palese difformità e contrasto con le regole, rivelando spesso un’applicazione o elusione delle norme disinvolta e in alcuni casi addirittura spregiudicata”.  E non ancora è tutto. E’ stata anche constata la generalizzata carenza e omissione della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli operatori economici invitati, offerenti e aggiudicatari. Questa è Roma, la Capitale d’Italia a meno di tre mesi da un impegno esorbitante il Giubileo. Meglio farsi il segno della Croce…

 

 

 

 

 

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