Veh suis, guai a suoi…

di Carlo Paolo Visconti

Ormai è scontato, ogni tanto qualcuno fa suonare il campanello dell’allarme. Come per svegliarci. Viviamo su una bomba, è bene ricordarlo. Una bomba che si chiama Vesuvio ( nome che alcuni vogliono derivi dalla locuzione latina  Veh suis  cioè Guai ai suoi:  un bel presagio…).

1127Un vulcano descritto (come, ad esempio, in Tablettes napoletanes, volumetto pubblicato a Parigi nel 1840) come un diabolico genio del male. Il fuoco del Vesuvio è stato raffigurato come l’eterno fuoco della passione, fremito inarrestabile, tormento. Ma anche come manifestazione dell’ira divina, casa del demonio, il “fumaiolo dell’inferno”. Non a caso Il Vesuvio è chiamato monte dei diavoli ed ha una valle denominata  Valle dell’Inferno.

Giuseppe Mastrolorenzo

Giuseppe Mastrolorenzo

L’ultimo allarme l’hanno lanciato  due vulcanologi italiani, Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo che, in uno studio pubblicato su “Nature” hanno sottolineato  che una sacca magmatica ospitata in una caldera a una profondità di 10 chilometri tra il Vesuvio e i Campi Flegrei potrebbe risalire in superficie dando luogo a una eruzione.

lucia pappalardo

Lucia Pappalardo

E non solo. Negli ultimi dodici anni il suolo si sarebbe sollevato di almeno 20-30 centimetri nell’area interessata, generando una sequenza di micro terremoti, nuovi fumaroli e molteplici casi di bradisismo flegreo, fenomeno vulcanico che consiste in un periodico abbassamento e innalzamento del livello del suolo.

eruzione-vesuvio-79o_672-458_resizeOgni tanto, come detto, c’è qualcuno che ci riporta alla realtà. E ci ricorda come, scientificamente stanno le cose. Due anni fu lo studio pubblicato dal vulcanologo della New York University Flavio Dobran, peggio di un pugno nello stomaco, una sorta di libro dell’Apocalisse che prevedeva lacrime e sangue, una seconda Pompei. La catastrofe in meno di un quarto d’ora. “Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo e una temperatura di 1000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di 7 chilometri spazzando via case, bruciando alberi, asfissiando animale, uccidendo forse un milione di esseri umani”.

eruzione_672-458_resizeEh già perché spesso siamo portati a dimenticare che il Vesuvio, il “padre di tutti i vulcani”, viene collocato al sesto posto fra i vulcani più pericolosi del mondo, prima anche di quelli giapponesi percepiti come un pericolo costante. Per la cronaca i cinque più più pericolosi al mondo sono Tambora (Indonesia) Krakatoa (isola di Rakata, sempre Indonesia ), Montagna Pelle (Martinica francese), Nevado Ruiz (Columbia) e Laki (Islanda).

Vesuvius EruptsL’ultima eruzione del Vesuvio è di 71 anni fa, il 12 agosto 1943, con la fuoriuscita della lava da una bocca al piede del conetto del vulcano. L’eruzione vera e propria, però, l’ultima, iniziò in seguito, nel pomeriggio del 18 marzo 1944 e si protrasse fino al 29 marzo.  I paesi più danneggiati dai “depositi piroclastici da caduta” furono Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Pagani, Poggiomarino e Cava de’ Tirreni. Gli abitanti di San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma e Cercola furono costretti all’evacuazione. Napoli, invece, fu favorita dalla direzione dei venti che allontanarono dalla città la nuvola di cenere e lapilli.

untitledUn risveglio del Vesuvio, così come viene ipotizzato, sarebbe una catastrofe. Nell’area altamente a rischio vivono oltre tre milioni di persone. Viene ribadita per l’ennesima volta la necessità urgente di un nuovo piano d’emergenza.  Un piano d’evacuazione, come è noto esiste. Dettagliato,  tutto predisposto:  gli abitanti dell’area a rischio ora sanno dove andare se scoppia l’emergenza. Quelli di Portici in Piemonte, fra Alessandria e Torino, quelli di Torre del Greco e Somma Vesuviana in Lombardia, da Milano a Bergamo a Brescia, e quelli di San Giuseppe Vesuviano e Pomigliano d’Arco in Veneto… Ma la sensazione, da quello che scrivono i vulcanologi, che più che un piano di evacuazione occorrerebbe un nuovo intervento di San Gennaro. Magari un tweet @SanGennaroripensacitu

 

 

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