di Eduardo Palumbo
Insegna un prezioso decalogo che per “imbucarsi” ad una festa bisogna essere spregiudicati, avere faccia tosta da vendere, muoversi con naturalezza e dare l’impressione di conoscere tutti, di essere insomma fra vecchi amici. Ancora: salutare sempre con grande familiarità, pacche sulle spalle, high five che si sprecano e, obbligatorio, chiamare tutti per nome. “Angela”, attenzione con la g dura, Francois, David, Alexis: Renzi trasforma un incontro fa capi di Stato in un raduno di ex compagni di scuola
Protagonismo, decisionismo, movimentismo, considerazione, pieno e completo recupero di credibilità: è stato un mantra quasi ossessivo, quello di un’Italia guida delle nuove politiche europee. Qualsiasi iniziativa, lasciava intendere la narrazione di Renzi e dei suoi discepoli, era ispirata dall’Italia. Ma, prima o poi, i nodi vengono al pettine.
Sentite il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, parole dure, aldilà di ogni diplomazia. Lo tratta quasi come un “imbucato” al tavolo delle grandi dell’Unione. “Esito sempre a esprimermi con lo stesso vigore con cui Renzi si rivolge a me ma voglio sottolineare con forza e determinazione che il primo ministro italiano ha torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione. Così come voglio precisare una cosa. Sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto che era stato lui ad aver introdotto la flessibilità. E’ falso. Sono stato io, non lui. Vorrei che su questo punto ci si attenga alla realtà e alla. Abbiamo introdotto flessibilità contro la volontà di alcuni Stati membri che molti dicono dominare l’Europa. E oltretutto, l’Italia profitta di tutte le flessibilità previste…” A febbraio Junker sarà in Italia e non sarà proprio una visita di cortesia, tutt’altro. “I rapporti fra Roma e Bruxelles non sono i migliori al momento e bisognerà risolvere questo problema” ha sottolineato Junker.
Ma non è tutto. Come ha puntualmente osservato Ottorino Gurgo su “il napoletano” dopo l’attacco di Renzi (L’Unione europea non può essere sotto la guida di un solo paese, la Germania) “quel che appare evidente è che tra la Germania e il nostro paese, e per conseguenza tra l’Italia e l’Unione europea, si è aperto un nuovo capitolo”.
Ed allora c’è poco da meravigliarsi se Carlo Zadra, l’unico italiano che sedeva nel gabinetto del presidente Jean-Claude Juncker, è stato costretto a dimettersi a causa di contrasti con il capo gabinetto, il tedesco Martin Selmayr o se è saltato fuori il progetto (“coalition of the willings”, coalizione di volenterosi) di una mini-Schengen, con un ripristino dei controlli ai confini che includerebbe Belgio, Lussemburgo, Olanda, Austria, Francia e Germania che escludeva l’Italia. Un progetto ispirato dagli olandesi e ufficializzato dal capo della cancelleria, Peter Altmaier, e sostenuto con determinazione da Angela Merkel.
All’Italia accuse specifiche e note: non fare gli hot spot e chiudere sfacciatamente un occhio sia sugli ingressi sia sulle registrazioni delle impronte digitali. E, soprattutto, poi di predicare bene e razzolare male. “E’ troppo facile e troppo comodo fare i generosi, atteggiarsi a leader “di sinistra” e dell’accoglienza prima di tutto, quando poi si intende svolgere solo il ruolo di Paese di transito e non si fa nulla per far rispettare le regole…” E Renzi? “Noi non ci facciamo intimidire”. Vedremo come andrà a finire










