di Emiddio Novi
Donald Trump stravince, i populisti repubblicani del Tea Party hanno trovato un loro onesto e per nulla impaurito portavoce. Il TeaParty per anni è stato destinatario di un’operazione di mistificazione e disinformazione unica nel suo genere
Come tutti i movimenti populisti americani anche il Tea Party era contro lo statalismo e l’oppressione fiscale. Ma tra i suoi nemici ci sono sempre stati i banchieri e il capitalismo finanziario. I repubblicani americani sono stati originariamente contro la privatizzazione dell’emissione monetaria. Il presidente Lincoln finanziò la guerra civile contro la Confederazione sudista con le banconote stampate dallo Stato.
Dopo l’assassinio di Lincoln all’interno del partito repubblicano si fecero strada i fautori di un liberismo che privatizzava l’emissione della moneta e che alla fine di un contraddittorio e faticoso percorso concesse alla Fed, una banca centrale privata, il potere di emettere moneta e di assicurarsi i profitti del signoraggio.
La politica americana si divise anche nella strategia delle alleanze messa in campo dai due partiti. I democratici, come tutti i partiti di sinistra, tradizionalmente sono sempre stati vicini a Wall Street, mentre i repubblicani si schierarono già alla fine dell’Ottocento con il capitalismo industrialista.
Il populismo prese le distanze dai repubblicani per riconciliarsi con la destra moderata soltanto con le presidenze di Reagan e di George Bush, che scandalizzò la grande finanza con suo conservatorismo compassionevole.
Una forma di populismo che attuava politiche solidali sburocratizzandole, facendo affidamento sullo spontaneismo, l’autogestione dei fondi statali e il recupero al lavoro dei ceti esclusi e marginalizzati. Come ha sottolineato Federico Rampini su Repubblica : “non c’è nulla del Trump-pensiero che somigli ai dogmi liberisti della destra americana“. Una destra che aveva avversato George W. Bush per il suo conservatorismo compassionevole e che gli mobilitò contro i grandi giornali e buona parte delle reti televisive. In questo avvio delle primarie il ciclone Trump sta sbaragliando i repubblicani sostenuti dai vertici del partito e dai grandi finanziatori.
Negli Stati Uniti stiamo assistendo alla insurrezione della destra populista contro la destra economica che ha condiviso con i democratici e contro il suo stesso elettorato le politiche di complicità e sostegno alla grande finanza. “Trump-scrive Rampini-, raccoglie oggi i frutti di una insurrezione interna alla destra, che contrappone la base repubblicana ai potentati del capitalismo e ai politici di professione”. L’establishment americano sta vivendo giorni di angoscia e paura. La cavalcata del liberal-socialista Sanders contro la Clinton tra i democratici e il ciclone Trump tra i repubblicani dimostrano che la stragrande maggioranza degli americani vuol liberarsi di questo regime di democrazia controllata dalla grande finanza. Un’altra buona notizia per chi è contro la globalizzazione e il mondialismo.











