di Franco Meda
Più di una denuncia è di un atto d’accusa vero e proprio. Una durissima presa di posizione di Carmelo Finocchiaro presidente nazionale di Confedercontribuenti sulla situazione del Cis di Nola e sul suo presidente Gianni Punzo. Il Cis, il Centro ingrosso sviluppo, è stato inaugurato trentanni fa, otto isole commerciali la più grande realizzazione nel Mezzogiorno d’Italia.
Secondo quanto si legge sul sito della Confederazione nazionale delle imprese e dei contribuenti il Cis di Nola sarebbe in ginocchio, moltissime le imprese nei guai. “ Ad oggi abbiamo – ha detto Finocchiaro – cento imprese insolventi e 30 dichiarate fallite. “
Ma non si ferma qui. Punta il dito dritto contro Punzo. “Come è stato possibile, nonostante il passato di Punzo “vicino” alla camorra, che Unicredit gli abbia affidato centinaia di milioni di euro?”.
Viene anche dettagliatamente ricostruita la storia del Cis. Si legge che per la costruzione del Centro, ogni socio ha partecipato, con quote proporzionali ai metri quadrati di capannone per l’esercizio dell’attività del commercio all’ingrosso.
Così è stato per tutti i primi 200 soci sino a quando non sono arrivati i contributi previsti dalla Legge 41; dopo tutte le pattuizioni previste nel preliminare di acquisto furono fatte con un contratto di leasing della durata di 16 anni con scadenza al 31 ottobre 2002.
Il contratto di leasing per ogni singolo socio, trasferiva al Cis la gestione unitaria e complessiva del contributo statale e del finanziamento agevolato dimostrando massima solidità del consorzio e soprattutto massima fiducia del presidente Gianni Punzo.
Alla scadenza ci sarebbe dovuto essere il riscatto dei capannoni. Almeno questo era nella logica.
Ma ciò non è avvenuto (sempre secondo la ricostruzione effettuata da Confedercontribuenti ) per mancanza di volontà del presidente Punzo che qualche anno avrebbe chiesto un grosso mutuo da circa 300 milioni alla Unicredit, diventato un sub-mutuo che avrebbero dovuto saldare i soci Cis, i quali all’epoca avrebbero sottoscritto una girata in bianco richiesta da Punzo, mentre gli istituti di credito, al tempo stesso, accendevano un’ipoteca sui capannoni.
“Ma come è stato possibile –tuona Finocchiaro – nonostante il passato di Punzo “vicino” alla camorra, che Unicredit gli abbia affidato centinaia di milioni di euro? Il sub mutuo che Punzo avrebbe obbligato a sottoscrivere ai soci risulterebbe nullo per violazione del patto commissorio oltre al fatto che prevedrebbe vantaggi usurari tipo con formule tipo “mi prendo il capannone se non paghi!”. Ora è arrivato il momento di fare chiarezza! Presenteremo alla Direzione Investigativa Antimafia la richiesta di apertura indagini sulla tutta la vicenda”.
Gianni Punzo, la camorra e il Cis. Non è una storia nuova. Nel gennaio del 1995 vennero emesse dal gip Antonio Sensale su richiesta dei magistrati della Procura Distrettuale Antimafia una serie di ordinanze di custodia cautelare. Tra gli arrestati Gianni Punzo e Giuseppe Aiello, rispettivamente presidente del Cis di Nola, e presidente del consorzio che ne ha realizzato le strutture. Per loro l’accusa era di associazione per delinquere di stampo camorristico.
Dai verbali d’interrogatorio della Dia, colpì l’accorata difesa di Punzo. “Io nasco qui, in via Firenze, sono cresciuto giù al mercato e oggi abito a via Petrarca. Per fare quegli otto chilometri c’ho messo 30 anni, ho fatto due metri al giorno. Per questo io difendo il Cis, la mia creatura. Perché il Cis è pulito! Il Cis è leale! È lo sforzo di tante persone che hanno creato un mercato di migliaia di miliardi senza l’assistenza di nessuno, né della malavita né dei politici . Pago la mia abilità di ‘pattinare’ – disse ancora Punzo – Non ho mai negato di conoscere Alfieri fin dal 1959, e che questa persona mi abbia fatto timore… Non sono un eroe”.
C’è da dire che quella vicenda finì con il proscioglimento pieno di Punzo dalle accuse di camorra e la prescrizione del presunto favoreggiamento











