Napoli è morta
L’hanno uccisa i napoletani

di Corrado Ocone

I napoletani hanno maturato un profondo risentimento, fatto di vittimismo e sindrome di accerchiamento, da una parte, e di richiesta continua di “risarcimenti”, dall’altra. Lo Stato, pensa il napoletano, ci deve risarcire per quello che ci ha tolto, è un nostro diritto; il futuro non è nelle nostre mani ma in quello di chi ci ha sottratto risorse e gli onori connessi all’essere una capitale

12376588_1732458333649811_3389004992674284894_n

Ci vorrebbe uno psicoanalista per capire cosa succede ai napoletani. Se li si interroga, nessuno di loro è soddisfatto dello stato in cui versa la loro città, di come è, o meglio non è, amministrata. E, d’altronde, come potrebbe essere altrimenti?

Più passano gli anni e più aumentano il degrado, la corruzione, la disoccupazione, la povertà, l’insicurezza causata da una malavita che controlla ogni angolo del territorio e detta le sue leggi a mano armata. Non si vedono segni non dico di una inversione di tendenza, ma nemmeno di un rallentamento del declino.

cocone

Corrado Ocone

Eppure, nonostante questo, o anzi forse proprio per questo, i napoletani vanno alle urne e votano in massa il loro sindaco uscente. Come spiegare questa volontà di suicidio, questo masochismo patologico? Saranno state pure poco credibili le alternative messe in campo contro De Magistris, ma perché i napoletani hanno continuato a dargli ampia fiducia condannando la loro città a un irredimibile destino?

I motivi probabilmente sono molti, ma va forse detto che nessuno come De Magistris riesce a fa leva su alcuni elementi del carattere dei napoletani, il quale è il frutto anche della loro storia, che è probabilmente la causa principale del fallimento della città. Prima di tutto, Napoli non ha mai conosciuto in modo attivo la modernità: ha subito quei flussi politico-ideologici che generalmente identifichiamo come civiltà capitalistico-liberale. Questa situazione i napoletani hanno tentato di mascherarla richiamandosi ad una loro specificità, ma era evidentemente un modo di esorcizzare il problema. Hanno perciò maturato un profondo risentimento, fatto di vittimismo e sindrome di accerchiamento, da una parte, e di richiesta continua di “risarcimenti”, dall’altra.

dmh2

Luigi De Magistris

Lo Stato, pensa il napoletano, ci deve risarcire per quello che ci ha tolto, è un nostro diritto; il futuro non è nelle nostre mani ma in quello di chi ci ha sottratto risorse e gli onori connessi all’essere una capitale. Rivendichiamo perciò il diritto di avere soldi, favori, vantaggi. Oltre ogni nostro merito, perché abbiamo già dato e comunque siamo i più bravi.

Da una parte, perciò, la colpa è sempre degli altri, che è il modo più semplice e deresponsabilizzante di far fronte ai problemi; dall’altra, occorre sempre rivendicare e chiedere. In questa psicologia del napoletano, c’è tutto quello che è stato De Magistris nei cinque anni passati alla guida del comune: con indubbia maestria, egli ha risposto a ogni dubbio proveniente dall’esterno facendo leva sui sentimenti di accerchiamento (“ci isolano perché non siamo graditi al potere”) e rivendicando aiuti e risorse straordinarie (che sono arrivati ma che non hanno minimamente aiutato a superare lo stato di fallimento e bancarotta delle casse comunali).

Napoli dalla grata del monastero di clausura delle Trentatré.

Napoli dalla grata del monastero di clausura

Se a tutto ciò aggiungiamo la demagogia del sindaco, pronto a promettere (ma con quali soldi?) un “reddito di cittadinanza a tutti” e altre fandonie del genere (il napoletano, proprio perché si affida agli altri, crede sempre che un “miracolo” possa da un giorno all’altro realizzare l’impossibile”)…

Il filosofo ed ex europarlamentare  Biagio De Giovanni, commentando i risultati di questa prima tornata delle amministrative, se l’ è presa con il “lazzaronismo” plebeo di una parte dei napoletani. Mi sembra che sia un’analisi un po’ assolutoria che certa borghesia e intellettualità napoletana ha da sempre dato per differenziare le proprie sorti da quelle del “popolino”. Credo però che certi caratteri siano trasversali alle classi e ai ceti napoletani. A Napoli, oggi più che mai, nessuno si salva!

(Corrado Ocone, l’intraprendente)

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

2 pensieri su “Napoli è morta
L’hanno uccisa i napoletani

  1. Valmir Pardini

    “Non si vedono segni non dico di una inversione di tendenza, ma nemmeno di un rallentamento del declino.” (Mi pare che la società contra l’Estado ) Pierre Clastre, in tutto il mondo, sempre abbbia vinto la bugia dei magistri e la societá si punici con questa girandola percchè anche oggi vogliono la paternità dello Estato, e non assumere la situazione. (non lo so se sbaglio)

    Replica
  2. Giovannella Sansone

    Acuta analisi di ciò che il popolo napoletano sta facendo di se stesso ! la tristezza e’ che non vedo rimedi ,non c’e’ consapevolezza di questo degrado e vedo tanta confusione !

    Replica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore