di Giovanni Pasàn
“Tutti ar mare, tutti ar mare a mostra’ le chiappe chiare, co’ li pesci, in mezzo all’onne, noi s’annamo a diverti’…”
Già, tutti al mare, la politica è in ferie. Quaranta giorni di vacanze. Quelli che il governo ha imputato ai professori della scuola che ancora non era buona e poi ai magistrati di essere troppi, uno scandalo. Stranezze. O se preferite facce di tolla. Ormai non c’è più vergogna.
E se provate a dire che Parlamento e Senato chiusi per 40 giorni sono troppi, ti risponderanno che loro devono curare il collegio, devono aggiornarsi, preparare le leggi e, soprattutto, che c’è il referendum costituzionale. E che questa non sarà un’estate come e altre…
A Rio, cicciotelle e uomini di panza, sparano medaglie d’oro: ma l’estate a cinque cerchi viene vissuta con sottile indifferenza. Renzi dopo la passerella dell’apertura (una via di fuga dall’ultima epurazione in Rai) si è ampiamente guadagnato la fama di jettatore (le medaglie sono arrivate appena lui è ripartito), ormai l’immagine del rottamatore spavaldo e vincente, è solo un ricordo.
Gira il mondo politico gira intorno all’appuntamento referendario, c’è grande fermento, in grande angoscia è la compagnia di giro del Si, i renziani di prima, seconda e terza generazione, quelli del Giglio magico e quelli del posto magico, dalla Rai alle banche, dalle aziende statali, alla Confindustria, dall’Europa ai poteri forti, dai servizi segreti a quelli ancora più segreti.
E, naturalmente, da Giorgio Napolitano a Sergio Mattarella, gli uomini del Colle che ancora non hanno capito bene qual è il loro ruolo, uno troppo “presenzialista” per essere un pensionato, l’altro troppo “assenteista” per governare il difficile momento del Paese. Comunque sia il Colle pare abbia la riforma incorporata, un software istituzionale.
“Sapore di sale, sapore di mare…” ricordate i tormentoni dell’estate? Solo che per Renzi i maligni hanno cambiato il ritornello, trasformandolo in “sapore di solo, sapore di male…”, già perché intorno al premier si sta facendo il vuoto, i sondaggi dicono in che in tre-quattro mesi ha perso più dei 10 punti di vantaggio, ora è stato raggiunto è superato ed il tunnel è sempre più buio.
“Ci accingiamo ad andare verso un modello di democrazia decidente” e se la sfida sul referendum costituzionale non avrà il consenso “ne trarrò le conseguenze“. Aveva cominciato così Matteo Renzi lanciando il suo guanto di sfida parlando di riforme costituzionali in un’Aula semivuota della Camera, le opposizioni avevano deciso di andarsene via per protesta. La fotografia di un Paese diviso, ferito a morte da una riforma che stravolge mezza Costituzione non condivisa
Era cominciata così, con Renzi che personalizzava il referendum e che subdolamente minacciava “se vince il No, si va tutti a casa…” contando sulla paura di tanti di non essere più rieletti. Renzi contro tutti, Renzi che minacciava tutti. E’ cominciata così. Ma molte cose sono cambiate in pochi mesi. Ora sono tutti contro Renzi, lo scenario è capovolto. Ed è troppo tardi per ribaltare lo schema e spersonalizzare il voto referendario.
E le promesse non bastano più. L’ultima la più “meschina” specula sulla povertà. “Se vince il Si destineremo i 500 milioni che si risparmieranno dalla politica per le classi meno abbienti…” Peccato che la verità sia un’altra. Il documento della Ragioneria di Stato indica che “ i risparmi certi per la finanza pubblica derivanti dal ddl Boschi” a “solo a 57,7 milioni di euro, mentre le spese di Palazzo Madama diminuiranno solo del 9 per cento. Un’ennesima bugia, l’ennesima.
Insomma ogni giorno un polverone. Ogni volta che parla la Boschi, ad esempio, si scatena un putiferio. La ministra preferita di Renzi ha inanellato una serie di sciocchezze da far rizzare i capelli in testa a tutti. Chi vota No, una volta vota con i fascisti di Casapound, una volta non è un partigiano vero, una volta non rispetta il Parlamento. Un panorama di scemenze che ha fatto insorgere tanti che hanno ribaltato le dichiarazioni del ministro. Carlo Smuraglia, presidente dell’associazione nazionale partigiani, che combatté nel Corpo italiano di liberazione ” Il ministro Boschi neanche sa chi sono partigiani” .
E il senatore Pd Federico Fornaro sul non rispetto del Parlamento? “Seguendo il ragionamento della Bosch, nel 2006 per il rispetto del lavoro del Parlamento, avremmo dovuto votare sì ed invece giustamente il popolo italiano bocciò quella riforma sbagliata”.
“Eppur mi son scordato di te, come ho fatto non so, una ragione vera non c’è lui era bello però, un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più…” Due anni, appena due anni. Ora è Renzi che deve stare sereno. Come direbbero i renziani? Ciaone Matteo…













