di Emiddio Novi
Le multinazionali americane hanno investito 5.000 miliardi di dollari all’estero e licenziato 3 milioni di operai americani. Ai progressisti questo andazzo va benissimo. Loro sono per l’abbattimento delle frontiere, per le convenienze degli imprenditori, per il benessere di tutti i poveri della terra esclusi quelli del proprio paese.
Stanno iniettando nell’opinione pubblica tossine di odio e di guerra civile fredda contro i populisti che vogliono riaprire le fabbriche in patria e licenziare quelle classi dirigenti che da venti anni eseguono gli ordini che vengono dall’internazionale dei banchieri.
Ordini che eseguivano facendo chiudere le fabbriche in occidente per farle aprire in Cina, in Etiopia, in Cambogia, ovunque fosse possibile pagare il lavoro due, tre dollari al giorno.
Per ingannare l’opinione pubblica sono arrivati in tutto l’occidente industrializzato, dagli Stati Uniti all’Italia, a far risultare statisticamente occupati persino quelli che lavorano poche ore a settimana. I delinquenti che hanno permesso questi scempi ora mobilitano l’opinione pubblica mondiale contro Trump che con le buone e le cattive vuole costringere le multinazionali a riportare in patria le migliaia di miliardi, avete letto bene: migliaia di miliardi, investiti nel mondo a scapito dei lavoratori americani.
La destra americana è stata sempre nazionalista nella difesa del lavoro nazionale. Ronald Reagan rispose alla invasione delle auto giapponesi con dazi così alti da imporre alle industrie del Sol Levante come la Toyota di creare fabbriche sul territorio degli Stati Uniti. Certo per difendere gli interessi del proprio Paese si devono seguire anche politiche protezioniste che contrastano i miti tossici della libertà assoluta nei commerci e negli scambi internazionali.
Il protezionismo va invocato anche contro l’immigrazione incontrollata che viene utilizzata per svalutare il lavoro nazionale, abbassare i salari e azzerare i diritti sociali. Gli accordi sul commercio globale come il Wto sono serviti a gonfiare i portafogli dei banchieri e delle multinazionali e a impoverire i lavoratori dell’Occidente industrializzato.
Nel 2001 il governo Berlusconi trovò già servita la polpetta avvelenata dell’ingresso dei cinesi nel Wto, che si videro preferiti ai russi nel grottesco riconoscimento di essere aperti a un’economia di mercato libera e competitiva.
Fu una delle ultime operazioni del presidente Clinton e aveva un duplice scopo: quello di rendere meno pesante le perdite dei salari in Occidente. E quello di favorire l’ideologia WallMart, i superdiscount in cui i prodotti cinesi di bassissima qualità costassero poco, dando l’illusione di una perdita del potere d’acquisto dei salari di gran lunga inferiore rispetto a quella subita nella realtà. Cibo spazzatura e prodotti spazzatura diventarono consumi di massa per i popoli intontiti dal lavaggio del cervello dei media. Un bel giorno, però, il popolo addormentato si svegliò …..










