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La matita antisemita

di Gerardo Verolino –

È dalla giornata di ieri che l’ultima provocazione di Vauro ha portato, di nuovo, lo scompiglio sul web soprattutto, e non poteva essere altrimenti, sui gruppi e sui profili Facebook di tanti ebrei. Ma anche di tanti cattolici indignati. Cosa è successo? In una vignetta si vede Gesù che esce dalla tomba e viene colpito alla testa da un cecchino israeliano. Sotto la scritta: Palestina, Pasqua di resurrezione. Il riferimento è alle morti palestinesi verificatesi nella Striscia di Gaza, per mano dei soldati israeliani, schierati a protezione dei confini patri.

30069736_10214148831668058_1503979843_oUn evento triste e spiacevole ma ineluttabile quando si cerca di impedire a decine di migliaia di persone di non travalicare i confini territoriali.

Ma, senza entrare nel merito della questione, di cui già si sta ampiamente parlando ormai da giorni, bisogna una volta  e per tutte che ci si metta d’accordo e si definisca Vauro, davvero, per quello che è.

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Non è certo un vignettista puro o “classico” come può essere Forattini chefa satira a tutto tondo senza guardare in faccia a ness uno ma per il solo gusto di irridere e provocare. No, no Vauro è soprattutto un uomo politico, fazioso, di parte, schierato, partigiano che usa la matita per corroborare le sue discutibili e assai parziali, ancorché legittime dal suo punto di vista, posi zioni ideologiche.D’altronde il suo impegno politico è alla luce del Sole.

Membro del Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani. Candidatoall e europee dello stesso partito. Sostenitore della lista “Rivoluzione Civile” di Antonino Ingroia e nelle ultime elezioni del Marzo scorso della lista “Potere al Po polo” di Viola Carofalo.

Un percorso politico-ideologico, nato, negli anni’70, sulle pagine de “il Manifesto”, indiscutibile e che si commenta da solo.

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I vignettisti, si sa, sono tutti personaggi un po’ bizzarri e fuori dalle righe e che sovente non rifuggono dal dare il loro sostegno a cause umanitarie o legate ai diritti civili spendendosi in prima persona anche attraverso l’impegno politico.
Ma il loro resta un pur sempre un’attività aggiuntiva, collaterale a quella di vignettista che caratterizza la loro vita. Nel caso di Vauro a prevalere è nettamente il secondo aspetto: quello del militante politico. Difatti di lui ci si ricorda soprattutto della faccia e delle continue risse che ingaggia in televisione col malcapitato di turno più che delle vignette che usa come grimaldello propagandistico per portare sostegno alle sue, talvolta deliranti, tesi.

Degli altri disegnatori ricordiamo unicamente le vignette che restano il solo mezzo col quale esprimersi. Non certo delle risse, delle scazzottate politiche, delle contumelie ai dibattiti televisivi o di quell’ossessiva caratterizzazione con i movimenti comunisti che annacqua, decisamente, il suo lavoro di disegnatore.

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Qualcuno conosce la faccia di Giannelli, il vignettista ufficiale del “Corriere della Sera”? O qualcuno ricorda il volto del povero Wolinsky che morì per mano dei terroristi islamici nell’attacco a “Charlie Hebdo”? Forattini è un viso noto perché è da tutti riconosciuto come il Montanelli dei disegnatori italiani e deve a questo la sua notorietà ma conquistata a suon di pregevolissime vignette pubblicate, nel corso degli anni, sui due maggiori quotidiani italiani. Non certo per l’ardore nei dibattiti politici o per l’abuso di insulti contro ipotetici avversari politici. Avversari che nel caso in questione sono sempre gli stessi: i capitalisti e gli ebrei.

La monotematicità di Vauro e il suo accanirsi contro i medesimi soggetti è evidente e testimonia, ancora una volta, l’utilizzo della matita come arma per puntellare le sue pregiudiziali tesi politiche.

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Il vero “battutista” non ha remore di natura  ideologica o religiosa, non guarda in faccia a nessuno e colpisce per il gusto di farlo. Vauro Senesi si indirizzaunilateralmente contro lo stesso bersaglio minando, e di molto, così la sua credibilità. Se si scorrono un po’ i suoi lavori ci si imbatte in un’ infinità di vignette contro gli ebrei e Israele identificato spesso come una sorta di brutale St ato totalitario. Mai contro i palestinesi. Il militare israeliano ha un aspetto sinistro. Ed è assai somigliante ad un cinico soldatino della Wehrmacht, prontoa sparare, senza pietà al povero palestinese.

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Una volta, in una vignetta, raffigura la Nera Morte con la falce sterminatrice, sotto la scritta Gaza, che rivolgendosi a dei bambini, naturalmente palestinesi, si chiede: “A chi tocca oggi?”. E la Morte chi sarebbe se non lo Stato d’Israele? In un altro si vedono i soliti soldatini che alla vista di due palestinesi che si affrontano col coltello: “A quale sparo?” chiede uno. “A quello che sopravvive” risponde l’altro.

Per non parlare dell’abuso che fa dei disegni dei campi di concentramento nazisti per farsi due risate banalizzando e offendendo la memoria dei sopravvissuti come quando disegna Marchionne all’ingresso di uno stabilimento automobilistico, “modello Auschwitz”, sotto la scritta “Arbeit Macht Fiat”.

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O in quell’altra circostanza in cui tratteggia una porta di calcio, per accusare i tifosi della Lazio, con sopra sempre l’odiosa scritta “Arbeit Macht Frei”.

Ma, attenzione. Non si dica che Vauro è un antisemita. Quella volta  chedisegnò una Fiamma Nirenstein alla stregua di un mostro, stampandolein petto una stella di Davide su fascio littorio, un giudice stabilì che non c’era nulla di offensivo contro gli ebrei e condannò un giornalista che aveva osato prendere le difese della Nirenstein.

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