Il Re del Vasto

di Gerardo Verolino

Si è consumato a Napoli qualche giorno fa un piccolo psicodramma quando Matteo Salvini ha passeggiato, nel popoloso quartiere del Vasto che abbraccia piazza Garibaldi e la Stazione centrale e che ospita i 13 centri d’accoglienza cittadini, sulle macerie della Napoli di Luigi de Magistris, venendo accolto dalla gente con scene di giubilo manco fosse San Gennaro o Maradona.

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Il Vasto è il quartiere che soffre più di ogni altro per la presenza massiccia di immigrati, per lo più africani, molti dei quali hanno ridotto la zona ad un bivacco, tra risse, spaccio e mercatini lerci delle immondizie.

Era chiaro, meno che per i sostenitori del sindaco, abbarbicati alla (fasulla) idea che un rappresentante del Nord di quella Lega tacciata spesso di razzismo verso i meridionali, mai e poi mai avrebbe potuto non soltanto marciare ma neppure avvicinarsi, a Napoli, e che il leader nordista, invece, avrebbe vinto facile proprio nel popolare rione per la presenza massiccia e molesta degli immigrati.

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Così ieri Napoli accoglieva Salvini

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Così oggi Napoli accoglie Salvini

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Gerardo Verolino

Per de Magistris e i suoi sodali, i rappresentanti di quella sinistra per metà baccalajuola delle piazze caciarone e degli affumicati centri sociali e per metà profitteroles dei salotti perbenini della guauche kaviar posillipina, c’è stato un travaso di bile ed uno shock dal quale non si sono ancora ripresi. Hanno provato, rancorosamente, a imbrogliare le acque mettendo in giro la voce che a scendere in strada per Salvini non fossero stati i cittadini esasperati ma dei figuranti pagati venti euro a testa.

De Magistris e Salvini ospiti a "In Mezz'Ora"

De Magistris e Salvini

 

Una evidente bugia figlia di una maldestra mossa dalla disperazione. Non rendersi conto che a Napoli, e non solo, la gente soffre la convivenza forzosa con le frange balorde di immigrati irregolari, in quartieri che rischiano di diventare come le “no-go-zones”, i quartieri ghetto musulmani, del Nord Europa, vuol dire vivere fuori dalla realtà. Il mezzuccio della fake-news, fatto circolare per primo dal gruppo dei 99 Posse, “casualmente” legati al primo cittadino, ha avuto l’effetto di esasperare ancora di più l’animo dei residenti coprendo di ridicolo de Magistris. Ma non è tutto. L’altro giorno a Napoli si contrapponevano anche due idee di società completamente antitetiche.

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Vasto, il Bronx napoletano

Quella di de Magistris che dice “apriamo i porti!”, che flirta col sindaco Lucano, che professa l’accoglienza indiscriminata, che guarda al terzomondo perché fa fico (ignorando il terzomondo dei vicoli), che dice “restiamo umani!” (perché per lui sarebbe cristiano vivere tra il piscio e le immondizie, tra il vomito e gli escrementi nel quale ti costringono a convivere centinaia di nordafricani nei Vasto di casa nostra), e quella di Salvini che invece i porti vuole chiuderli per controllare il flusso degli arrivi, che diffida delle generose politiche dell’accoglienza, che è stanca del degrado al quale sono

sottoposti interi quartieri delle nostre città in mano alla delinquenza di tipo nigeriano, che rivendica orgogliosa l’espressione “prima gli italiani”, che sottintende anche un “prima i nostri valori”, la nostra educazione, la nostra civiltà, attaccata dall’obbrobrio di quelle leggi coraniche (che impongono la Sharia) che si stanno diffondendo in Italia e che cerca di difendere quella che, non è una brutta parola, chiamiamo comunemente come cultura occidentale.

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Ma non solo questo. A sfidarsi erano due idee distinte sul Medio-Oriente. De Magistris è il sindaco più ottusamente filo-palestinese. Quello che dà la cittadinanza onoraria ad Abu Mazen (venendo ricambiato a sua volta); che accoglie i terroristi Bilal e Leila Kayed, che offre una sala del Comune per la proiezione di un documentario intitolato “Israele, il cancro”, che benedice tutte le flottiglie di invasati antisionisti che partono per Gaza, che stringe la mano al writer Jorit Agoch, assurto nel frattempo a pittore di corte, che tratteggia la figura di Ahed Tamimi sul Muro che divide Israele dalla Cisgiirdania..

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Mentre Salvini è, tra i pochi politici italiani sulla scia di Spadolini, Pannella e Berlusconi che si espongono in prima persona, che esprime vicinanza ed amicizia con Israele, che teme la deriva islamista, quella che in Francia sta mettendo in fuga migliaia di ebrei, e che a Pontida, dove tiene il raduno del suo partito, si vedono sventolare, e non bruciare, le bandiere di Israele.

 

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