Quell’elogio del contagio

di Corrado Ocone 
Letto oggi suona un po’ sinistro: nel titolo, e ancor più nelle tesi. Le quali dimostrano forse la débacle di certa filosofia italiana, e non solo italiana, troppo prona ai dettami culturali della sinistra e poco ad un pensiero autonomo e nella misura del possibile avalutativo.

images

Mi riferisco a un vecchio libro di Roberto Esposito, uno dei pensatori italiani che va per la maggiore: un po’ per virtù intrinseca, un po’ per l’appoggio incondizionato e ben coltivato del gruppo “L’Espresso”. Il titolo – eravamo nel 2001 e le Twin Towers stavano lì lì per essere abbattute – era Immunitas. Protezione e negazione della vita, e già solo a pronunciarlo in questi giorni uno pensa a mascherine, amuchina, quarantene: in una parola al Coronavirus.

Schermata-2019-10-08-alle-11.32.39-e1570527297281-50x50

Roberto Ocone

Ancora più sorprendenti sono poi le tesi espresse nel libro, paradossali sempre col senno di poi. Certo, uno per giungere al centro teorico del volume deve fare non pochi sforzi, superando l’ostacolo di riferimenti specialistici e di un linguaggio ostico o comunque tecnico.

index

Ma noi che siamo del mestiere, lo sforzo lo facemmo a suo tempo, e lo abbiamo rifatto ora. La tesi di Esposito era suppergiù questa: la politica vuole immunizzarci dal contatto con l’altro, vuole evitare il “contagio” col diverso, e perciò utilizza tutta una serie di controlli sulle nostre vite (biopolitica) per “disciplinarci” ed evitarci il rapporto con l’altro e con le mille diversità di cui si è portatori. Di esse non dobbiamo aver paura e anzi dobbiamo sforzarci di integrarle in una sorta di meticciato.

In effetti, Esposito non si rendeva conto allora, e forse non se ne rende conto oggi, che in Occidente il “dispositivo” trionfante, per dirla col suo linguaggio, non è stato negli ultimi tempi, almeno fino a ieri, quello della chiusura, e dell’immunizzazione, bensì l’altro dell’apertura senza criterio a tutti, regimi e visioni del mondo illiberali compresi

Roberto Esposito

Roberto Esposito

Jacques Derrida

Jacques Derrida

E che, se immunizzazione c’era, era quella messa in atto dagli intellettuali mainstream verso i rappresentanti (pochi) del “pensiero difforme” e la maggioranza (tanta) della gente comune e di buon senso.
Sarebbe ora di invertire la rotta. Esposito si è formato sulla cultura francese post-strutturalista e relativista, la cui sacra alleanza con l’illuminismo postmarxista liberal fu sancita da un appello a favore dell’Unione Europea scritto insieme nel 2003 da Derrida e Habermas.

Habermas

ürgen Habermas

Possiamo dire oggi, ai tempi del Coronavirus, che quell’incontro fra razionalismo astratto e relativismo culturale sanciva il convergere parallelo in un terzo di due culture ostili alle concrete sintesi storiche della civiltà occidentale.
Urge ora invertire la ruota. Riprendere il filo spezzato della grande cultura classica è ciò che veramente ci potrà immunizzare, e darci risorse di senso, se ne saremo capaci.

(NicolaPorro)

CondividiShare on Facebook0Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri post dello stesso Autore