di Ernesto Santovito
La rivincita di Obelix. E questa volta ha fatto tutto da solo, anche senza Asterix Il trionfo, la rivincita di Gérard Depardieu sul governo di François Hollande: la rottura, l’abbandono della Francia, la cittadinanza russa, la gogna, lo scherno. Il ripudio di quella gauche caviar che l’attore aveva per anni finanziato e sostenuto.
Depardieu fu l’emblema della rivolta, ma non fu certo il solo. Il re del lusso Bernard Arnault, il quarto uomo più ricco del mondo, minacciò di delocalizzare alcuni suoi interessi, la Lega calcio francese si dichiarò pronta, pronta a fermare il campionato di Ligue 1 per proteggere le finanze dei club, nonché lo stipendio di assi del pallone come Zlatan Ibrahimovic o Thiago Silva.
Ma non è tutto, anche nel fronte della sinistra molti furono i dissensi. A cominciare da Emmanuel Macron, ex consigliere di Hollande, oggi ministro dell’Economia che, anche se non platealmente, cercò di prendere le distanze. “È un provvedimento pazzesco, assurdo” tuonò il leader del Front de Gauche, Jean Luc Mélenchon fondatore nel 2008 del Partito della Sinistra. Ed avevano ragione. Ma la campagna anti-ricchi era stato il jolly che Holland si giocò in campagna elettorale: annunciò la supertassa in tv, il 27 febbraio 2012, ad appena due mesi dal voto presidenziale del 6 maggio.
E così, dopo solo due anni, due difficilissimi e tormentati anni, vissuti tra velenose polemiche, rabbia, dure proteste e, soprattutto con l’imbarazzante bocciatura del Consiglio Costituzionale, la Francia ha fatto un clamoroso passo indietro ed ha cancellato, in silenzio, quasi di nascosto la tassa al 75 per cento sui redditi superiori a 1 milione di euro.
Prima cercando di porre alcune correzioni. Dopo la bocciatura per non perdere la faccia, Hollande mantenne l’aliquota al livello del 75 per cento, ma limitata alle sole aziende risparmiando i singoli contribuenti. I guadagni di vip, attori, e liberi professionisti erano salvi. Quanto alle squadre di calcio, ottennero di limitare l’aliquota al 5 per cento dei ricavi. Il risultato dell’operazione “maxipatrimoniale” a conti fatti è stato più che deludente: 420 milioni di euro nel biennio 2013-2014. “Briciole” osserva il fronte dei detrattori, sottolineando il totale di 70 miliardi di euro derivanti dall’imposta sul reddito. Il colpo all’attrattività degli investimenti stranieri è stato duro. Ed ora si cerca di porre rimedio, di correre ai ripari e non è certo un caso è stato l’incontro con il mondo finanziario a Londra del premier Manuel Valls. “E’ tornato tutto come prima…” Bisognerà vedere ora come reagiranno gli investitori.









