Core Ingroia
Avvocato della camorra

di Eduardo Palumbo

Poco più di un anno fa, ottobre 2013. Antonio Ingroia abbandona definitivamente la toga di pm per quella dell’avvocato che gli consente di essere il leader di Azione Civile, la sua formazione politica, che insieme all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, il Partito dei Comunisti italiani ed i movimenti dei sindaci De Magistris e Orlando, alle ultime elezioni si è presentato con l’etichetta di Rivoluzione civile, sfiorando il due per cento.

Assemblea regionale di Azione Civile Lombardia

Antonio Ingroia presenta la lista di Rivoluzione Civile

Il giuramento avvenne all’ordine in Cassazione, al Palazzaccio. “Da un lato diventa definitiva la chiusura col mio passato di magistrato”, disse  “dall’altro inizio un nuovo percorso, che non vuol dire passare dall’altro lato della barricata. I ruoli di magistrato e di avvocato sono complementari, entrambi si battono per la giustizia. Del resto, ragiona, è diritto di tutti avere una buona difesa,  non dai magistrati, ma dalle leggi che talvolta sono ingiuste. Per coerenza con la mia storia – assicurò – non difenderò mai mafiosi né corrotti”.

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Già, una scelta di campo. Precisa. Ecco perché ha sorpreso sapere che Ingroia ha assunto la difesa di Augusto La Torre, boss di Mondragone del clan dei Casalesi,  circostanza è emersa in Tribunale, a Santa Maria Capua Vetere , durante il processo in cui è imputato l’ex parlamentare di An e Pdl Mario Landolfi anch’egli di Mondragone. Che cosa ha convinto Ingroia a cambiare campo, a difendere un camorrista, non è dato di sapere. E neanche un camorrista di seconda o terza fila, un povero diavolo, insomma, ma un vero e proprio boss, la famiglia La Torre è quella che governava il territorio che va da Mondragone sino al basso Lazio, un bel pezzo di Domitiana sino agli inizio degli anni Duemila.

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Tre immagini di Travaglio e Ingroia, sempre insieme

Ma che cosa ha indotto Ingroia a difenderlo e, soprattutto, chi è Augusto la Torre? Ha scritto Roberto Saviano. “Augusto La Torre, boss psicologo, è un pentito pieno di lati ambigui: smargiasso e feroce, è arrivato a far pentire l’intero clan per ricevere sconti di pena, in cambio della possibilità di uscire tutti dal carcere dopo una manciata di anni e conservare un potere economico legale, avendo ormai demandato il potere militare ad altri.Il boss, pur se pentito, dal carcere dell’Aquila tempo fa chiedeva anche danaro: aggirando i controlli scriveva lettere di ordini e richieste.”
Pare che Ingroia giustifichi la sua scelta perché La Torre è un collaboratore, uno che ora, insomma, sta dall’altra parte della barricata: Ma probabilmente l’ex Pm non ha “studiato” molto le carte, questa volta.

Il nome di La Torre recentemente è balzato alla ribalta per la vicenda Mandara, l’Armani della Mozzarella, l’industriale che ha la sua azienda a Mondragone, finito in carcere su accuse del La Torre e poi scarcerato dal Riesame.  “Augusto La Torre –  ha scritto il riesame –  è stato già ritenuto soggettivamente inaffidabile in più provvedimenti giudiziari e nei suoi confronti si è più volte proceduto per calunnia. Il programma di protezione in corso fu revocato soprattutto grazie alla denuncia del Mandara, per la estorsione tentata, commessa in costanza di contratto collaborativo. La Torre è, ad avviso di questo collegio, del tutto inaffidabile nella qualità di teste, la sua storia criminale (per tale intendendo anche l’intervallo collaborativo che non ha sedato gli entusiasmi delinquenziali del soggetto) è talmente costellata di costruzioni artefatte (oltre che di estorsioni e di omicidi a dozzine) da rendere sospetto e non credibile ogni suo movimento labiale ed ogni suo scritto”.

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Ingroia e Crocetta

Un profilo, sconcertante. Come sconcertante appare la vicenda del compenso dalla Regione Sicilia. Chiamato dal governatore Rosario Crocetta alla guida della società pubblica “Sicilia e Servizi”, Ingroia ha ricevuto nel 2014 compensi per 201 mila 892 euro. Trattamento ad personam, poiché la legge regionale impone il tetto di 50 mila euro di stipendio (somma comprensiva di benefit) per chi amministra aziende di proprietà pubblica. La busta paga dell’ex magistrato è lievitata  grazie ad un riconoscimento di indennità di risultato di ben 110 mila euro.

 

 

 

 

 

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