E’ primavera, la primavera napoletana. Guardiamoci intorno mentre il sole ci riscalda, che sia benedetto.
Ognuno di noi, pare, abbia 1641 euro di debito. E magari fosse così. Tanti di noi di debiti ne hanno molti di più, fra un mutuo, una rata e chissà che altro ancora. Ma torniamo alla Comunità, la verità è che siamo alla bancarotta, di nuovo sull’orlo del fallimento. Napoli è in ginocchio. E vabbè, si potrebbe dire, nella vita ci sono alti e bassi: ma i nostri alti sono ormai troppo lontani, l’eco di una vecchia grande capitale, ed i bassi sono troppo vicini, per non essere colpi mortali. Sono passati soltanto venti anni dall’ultimo default, ormai il fallimento fa parte del nostro bioritmo amministrativo, con l’aggravante che insieme ai soldi di volta in volta si vanno sgretolando anche i sogni e le speranze, poi perché meravigliarsi se il sindaco lo elegge solo un cittadino su due?
Erano i giorni travolgenti di Tangentopoli, il tramonto della prima Repubblica, e Napoli veniva accreditata di una luce nuova, quel socialismo illuminato dal riformismo che stava abbagliando l’Europa. C’era l’esplosione di un giovane quarantenne che da giovane suonava il basso ed era la voce di un gruppo rock chiamato Ugly Rumours, un avvocato dalla faccia da bambino era riuscito a travolgere il pugno di ferro ed il rigore del “Thatcherismo”, era l’Inghilterra di Tony Blair, il profeta del New Labour “ l’essere socialista non perché la lettura di un libro di testo ha acceso la fantasia e neppure perché si proviene da una tradizione accettata senza riflettere; ma esserlo perché si crede che il socialismo sia l’ideale più vicino a un’esistenza che sia insieme, razionale e morale. Esso è per la cooperazione, non per la competizione; per l’amicizia, non per la paura. Ed è, soprattutto, per l’uguaglianza …”
Ed era questo clima che fece scrivere Panaroma (novembre 1995 articolo di Giovanni Fasanella) “Chiamatelo Tony Bassolino” , il sindaco di Napoli come il leader dei laburisti inglesi, Tony Blair, si muove come un finanziere della city e predica il rigore da sinistra e alla sinistra”. Ma non era solo questo, magari. Bassolino venne quasi divinizzato, altro che San Gennaro, “… poi arrivò “sant’Antonio” trovò duemila miliardi di debiti e li ripianò” (“Oggi” giugno 1996 articolo di Michela Auriti). Poi venne la fine anche del “Risorgimento napoletano” ingloriosa, come la fine di tutte le stagioni politiche e ci piace sottolinearla non con atti d’accusa della magistratura (non è la nostra cultura politica) ma con la “sentenza” scritta da Aldo Grasso. “ In Campania è finita l’era Bassolino nonostante «Un posto al sole». Negli anni, la soap di Raitre ha disegnato una Napoli che non c’è, una Napoli molto bassoliniana, una Napoli da portineria dove però non è mai esistito il problema spazzatura (tanto che si è dovuto provvedere altrimenti)”.
E da un fallimento all’altro siamo passati dal risorgimento napoletano alla Arancia Finmeccanica, il sindaco con la bandana che una giunta fa e cento ne pensa, l’ucraino del Vomero che aveva confuso i platani di via Scarlatti con gli ippocastani di Khreshchatyk, la principali strada di Kiev, che vestita d’autunno prende il colore delle maglie dell’Olanda di una volta, quella di Cruijff per intenderci; il magistrato, forse sperando nel Festival della canzone napoletana, che credeva di fare la Rivoluzione Cantata (il ritorno all’indipendenza tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta di Estonia, Lettonia e Lituania) cioè quel grande movimento popolare nato al Festival della canzone Estone di Tallin (Üldlaulupidu se riuscite a pronunciarlo), ed allora si è messo in testa una bella bandana arancione ed al grido di “scassiamo tutto” è andato all’assalto del mondo, Napoli doveva essere solo il punto di partenza, il movimento arancione l’araba fenicia della nuova politica, non un partito ma molto di più …
E poi sappiamo come è andata a finire, il sindaco ha finito con lo “scassare” solo buona parte del suo consenso, oggi è l’ultimo in classifica fra i primi cittadini nella graduatoria di “Monitorcittà Aree Metropolitane”, chissà forse l’avrà fatto per coerenza: se Napoli è ultima in tutte le classifiche possibili ed immaginabili, è giusto che sia anch’io l’ultimo …
E’ primavera, il sole ci bacia: chissà quanti sono oggi i ciclisti che affollano le nostre piste ciclabili; chissà se è partito il “Naples illegal tour”quotidiano, quello con partenza da Porta Nolana fra le consuete “illegalità” cittadine, chissà se l’idea di foderare le pareti della stazione Arco Mirelli” della Metro Linea 6 per metterla al riparo da possibili infiltrazioni della falda acquifera ha fatto qualche passo in avanti;
chissà se i sedici gruppi consiliari, sette di centrodestra e nove di centrosinistra, nei quali confluiscono 20 partiti per appena 48 consiglieri eletti del Consiglio Comunale hanno deciso di continuare a non amarsi ancora e di proliferare ancora nuovi formazioni politiche; chissà se siamo ancora gli ultimi degli ultimi (la maglia nera europea è di Malta e Romania ma gli indicatori dei napoletani sono peggiori) per il livello di istruzione della popolazione di 30-34 anni, che va tenuto presente, è tra gli indicatori individuati nella Strategia Europa 2020; chissà se il “Napo è sempre buono” e qualcuno continua a giocare col MoNapoli” beato a lui; chissà se qualcuno ha capito di che cosa muoiono gli alberi della stuprata villa Comunale (Cassa Armonica, Casina del Boschetto) se l’assassino non è la solita metropolitana; chissà che cosa dice il pallottoliere della differenziata; chissà come stanne i topi e le blatte del centro, se i buchi godono sempre ottima salute, se la città gruviera è viva e vegeta, chissà se è pronto a salpare il Bateau Mouchee, chissà se hanno finalmente cominciato a togliere i “baffi” proibiti alla scogliera, chissà se qualcuno si è accorto che stanno svanendo i 50 milioni di euro europei per Bagnolifutura che è sempre più passata dopo la messa in liquidazione della Stu (società di trasformazione urbana) che era soggetto gestore del progetto, chissà … che imbroglio era maledetta primavera.









