di Eduardo Palumbo
Assodato che legge non è uguale per tutti, perché a Napoli lo è ancora di meno?
Più volte è stato rispolverato ultimamente un brano di Montesquieu, datato 1729, in cui il pensatore francese osservava divertito: “Non c’è un Palazzo di Giustizia in cui il chiasso dei litiganti e loro accoliti superi quello dei tribunali di Napoli. Ho sentito dire dal Viceré che ci sono a Napoli 50.000 di questi “causídici”, e vivono bene. Lì si vede la Lite calzata e vestita.”
Ma per spiegare l’anomalia napoletana, mica bisognava fare un una capriola di 300 anni. La lettera è datata 27 maggio 1995, a scrivere è l’allora il presidente della Corte d’Assise del Palazzo di Giustizia di Napoli, Pietro Lignola. “La qualità e quantità dei processi pendenti avanti a tutte le sezioni di questa Corte non consente più ragionevoli previsioni circa i tempi dei processi”. E qualche righe più avanti. “Non vi è alcuna possibilità che le sezioni attualmente esistenti ricevano un ulteriore carico”. Insomma qualcosa che assomigliava ad una resa.
Del resto l’inizio degli anni novanta fu per la giustizia napoletana qualcosa da Guinness dei primati (negativi). Nei primi cinque anni gli avvocati si astennero dalle udienze per tre anni, nel 1995 ci fu uno stop di addirittura di undici mesi, la paralisi fu totale, il malessere quotidiano, saltò l’intero sistema: altro che giustizia …
Sono passati quindici anni è il dramma è sempre lo stesso. Enzo La Penna nella sua puntuale rubrica sulle miserie e nobiltà del Palazzo di giustizia ha ricordato di un processo di camorra che dopo 18 anni ancora non ha visto la sentenza di primo grado: siamo al paradosso quotidiano, e poco importa se si va avanti nel nome della prescrizione. La prescrizione si sa è un dato soggettivo, a volte è un dramma, altre fatalità.
E se qualcuno crede che lo sfaldamento continuo sia una prerogativa del processo penale allora farebbe bene a leggersi il rapporto 2012-2013 dell’Ania (l’associazione delle imprese assicuratrici) dove si evidenzia che “delle oltre 240 mila cause civili pendenti davanti a un giudice di pace circa 150 mila sono concentrate in Campania e, di queste, 108 mila nella sola città di Napoli…”
Se poi vogliamo sconfinare nella sceneggiata basta ricordare il supertestimone Gerardo Oliva, detto “Tapparelle”, un tappezziere napoletano che nel 1999 si è presentato davanti al giudice per 650, sempre per aver assistito ad un incidente stradale, il che vuol dire che mediamente ogni giorno assisteva due scontri, tamponamenti o investimenti …
Dati alla mano guardiamo il mondo della giustizia da un’altra angolazione, grazie ai dati del Cepej (European Commission for the Efficiency of Justice). Rileviamo che in Europa ci sono 127 avvocati ogni centomila cittadini, media che in Italia bisogna moltiplicare per quattro, in Campania per sei. Gli avvocati da noi diventano 652 per ogni centomila abitanti.
Negli ultimi 12 anni il numero degli avvocati italiani è raddoppiato, passando dai 110mila del 1999 ai 226mila del 2012; più della metà degli avvocati italiani (il 54 per cento) ha meno di 45 anni ed è molto cresciuta la presenza femminile (oggi un avvocato su due è donna).
Avvocati, tempi duri. Negli ultimi quattro anni il reddito medio si è contratto del 17 per cento, attestandosi a 47mila e 500 euro l’anno. Le donne avvocato guadagnano molto meno: in media 28mila 500 euro.
Da Febbraio è entrata in vigore la riforma della Cassa forense, l’ultima legge varata dal governo Monti, il 31 dicembre del 2012. La riforma ha riscritto dopo 80 anni le regole di una professione prima organizzata ancora in base a un regio decreto del 1933, e prevede l’obbligatorietà, per gli iscritti all’Albo (sono 226 mila) dell’iscrizione alla Cassa previdenziale di categoria, che conta oggi 170 mila iscritti.
Per i circa 60mila avvocati non iscritti aderire alla Cassa significa pagare almeno 3.512 euro all’anno, tra contributo minimo, soggettivo e indennità di maternità. Una somma insostenibile per molti avvocati a reddito minimo, o per chi esercita la professione come attività residuale. In 3mila, solo nel 2013, hanno rinunciato alla professione.
Alla consueta apertura dell’anno giudiziario presso la Corte di Appello di Napoli quest’anno i componenti del Consiglio dell’Ordine hanno fatto il loro ingresso nel Salone dei Busti a Castel Capuano, con le mani legate, indossando una fascia tricolore con la scritta “A difesa della Costituzione”” ed esibendo la maschera di Anonymous.
“Gli avvocati under 35 guadagnano il 75 per cento in meno dei colleghi over 55” ha detto Nicoletta Giorgi, padovana, dopo poco più di cento giorni presidente di Aiga, l’associazione dei giovani avvocati. A Napoli è una giungla.
“500 euro per le cause di diritto penale, 200 euro per separazioni e divorzi”. Il volantino è apparso alla parete di un supermarket in via Cavalleggeri d’Aosta. Come sia arrivato lì è ancora un mistero. Si sono scatenate denunce alla Procura delal Repubblica, proteste e ricorsi all’Ordine forense. In tanti sono scandalizzati e risentiti. Il Low cost giudiziario non è stato gradito. Ma ormai siamo alla lotta di sopravvivenza. Danila De Novellis, la penalista che ha lanciato il patrocinio a prezzi stracciati si è difesa attaccando. C’è chi si scandalizza? In rete ci sono offerte a 135 euro, questo è il mercato. Ed è assolutamente falso equiparare il costo alla qualità dell’assistenza. Un’assistenza, è bene chiarire, che a certi costi pochissimo potrebbero permettersi. Qua è in gioco anche la tutela dei diritti …”









