Crocetta Crocefisso
Il silenzio dei colpevoli

di Eduardo Palumbo

Sarebbe troppo facile in quest’ultima brutta storia siciliana citare Leonardo Sciascia ed i “professionisti dell’Antimafia”. Quella fotografia impietosa di trent’anni fa della Sicilia degli aranci e delle zagare dove il modo migliore per fare carriera in politica e in magistratura era usare l’antimafia come strumento di potere”, come mezzo per diventare potenti ed intoccabili.

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Borsellino, Tutino, Crocetta, il giallo della telefonata

Spiegava Sciascia. “ Prendiamo un sindaco che per sentimento o per calcolo cominci ad esibirsi in interviste televisive e scolastiche, in convegni, conferenze e cortei come antimafioso: anche se dedicherà tutto il suo tempo a queste esibizioni e non ne troverà mai per occuparsi dei problemi del paese o della città che amministra (che sono tanti, in ogni paese, in ogni città: dall’acqua che manca all’immondizia che abbonda), si può considerare come in una botte di ferro.”

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Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia

“Magari qualcuno – continuava Sciascia -molto timidamente, oserà rimproverargli lo scarso impegno amministrativo: e dal di fuori. Ma dal di dentro, nel consiglio comunale e nel suo partito, chi mai oserà promuovere un voto di sfiducia, un’azione che lo metta in minoranza e ne provochi la sostituzione? Può darsi che, alla fine, qualcuno ci sia: ma correndo il rischio di essere marchiato come mafioso, e con lui tutti quelli che lo seguiranno…”

FALCONE: QUEL SABATO 'MALEDETTO' CHE CAMBIO' LA STORIA / SPECIALE

Falcone e Borsellino

La Sicilia di oggi è la Sicilia di ieri le dinamiche, il rapporto con la mafia, nonostante tutto, le bombe, le stragi, la morte di Falcone e Borsellino, sembra essere sempre lo stesso. E sullo sfondo c’è sempre il ruolo degli antimafiosi di professione, per passare da una citazione all’altra, quelli che fecero scrivere ad Indro Montanelli “Conosco molti furfanti che non fanno i moralisti, ma non conosco nessun moralista che non sia un furfante…”

Dicevamo, sarebbe troppo facile riparlare di tutto questo, dopo aver letto su L’Espresso della telefonata fra il governatore della Sicilia Rosario Crocetta ed il suo medico il chirurgo siciliano (da poco arrestato) Matteo Tutino dove si parla di Lucia Borsellino, (figlia del giudice Paolo assassinato dalla mafia, ex assessore alla Sanità della Sicilia),  che si è dimessa da assessore perché non poteva tollerare che il chirurgo di fiducia del presidente fosse stato arrestato proprio per una truffa ai danni del sistema sanitario regionale che lei amministrava. “La Borsellino va fermata, fatta fuori. Come suo padre” avrebbe detto Tutino a Crocetta. E, secondo la ricostruzione pubblicata a questa affermazione agghiacciante non c’è stata alcuna replica. Un silenzio assordante, colpevole. Ma come, lui uno degli ultimi eroi contro la macrocriminalità, tanto da autodefinirsi a Gela “il sindaco dell’antimafia”, non dice una parola, davanti ad una delirante confessione, fosse anche per scherzo?

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Rosario Crocetta, governatore della Sicilia

Una telefonata divenuta un giallo: Crocetta nega di aver mai sentito quella frase, gli scherzi dei telefonini e “della mancanza di campo”, La Procura di Palermo smentisce che l’intercettazione sia agli atti della sua inchiesta o in possesso del Nas dei Carabinieri, L’Espresso ribadisce che l’intercettazione esiste, forse ancora da trascrivere e, quindi, coperta da segreto e in attesa di essere valutati dagli investigatori. Siamo in Italia. E questa “storiaccia” come contorno vede il pianto di Crocetta, l’autosospensione, lo sfogo e la denuncia dell’immancabile complotto. “Chi ha scritto quelle cose è un giornalista che ho licenziato dall’ufficio stampa della Regione… Metodo Boffo? Peggio, d’ora in poi si può parlare di ‘metodo Crocetta’. Volevano farmi fuori”.

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Palazzo dei Normanni

 

Torniamo a Sciascia, al suo ragionamento guida, solo che questa volta lo schema è capovolto. La Sicilia è in bancarotta e non è un mistero, tre miliardi di nuovo indebitamento, che vincola il bilancio regionale per decenni, e non per investimenti ma per garantire la spesa corrente e questo mentre si eludono le norme sugli equilibri di bilancio. Il negoziato sul federalismo fiscale langue per inerzia della Regione, non risulta nessun passo avanti, come auspicato dalla Corte costituzionale, con gravissimo pregiudizio per le finanze regionali. E’ mancata l’azione di riforme strutturali, sono mancati i tagli alla spesa pubblica. Un disastro con la girandola di ben trentacinque assessori in tre anni, uno al mese: si può immaginare uno sfascio politico-amministrativo maggiore? Difficile.

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Adinolfi e Renzi, tutti in divisa

Eppure il coro della richiesta di dimissioni di Crocetta è scattato inesorabile su una intercettazione ancora tutta da verificare (anche se ovviamente appare difficile credere che non esista). L’eutanasia di una Regione, il default, la mancanza di sviluppo e di futuro: niente di tutto questo. Siamo ancora alla politica delle intercettazioni, che poi è tutta da ridere, perché alcune volte sono chiacchiere in libertà, confidenze senza alcun valore, altre dichiarazioni d’intenti, serissime affermazioni che non possono passare inosservate.  Il ministro Boschi soltanto qualche giorno fa ci ha spiegato che “è  grave che intercettazioni che non hanno alcuna rilevanza penale (quelle sull’affaire Renzi-Napolitano padre e figlio e Guardia di Finanza o del sottosegretario De Vincenti tanto per intenderci) siano state pubblicate”.

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Crocetta e Faraone

E’ sempre più difficile distinguere le telefonate buone da quelle cattive. Se parla Renzi da segretario del Pd e da sindaco di Firenze con il generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi allora Comandante interregionale Toscana, Emilia, Marche, dimostrando tra l’altro grande “amicizia”, sono chiacchiere innocenti, se viene intercettato Lupi, sono colloqui poco etici, se viene intercettato il sottosegretario De Vincenti “impartire” lezioni su come aggirare le leggi, non è niente d’eccezionale, se viene, invece, probabilmente, intercettato un silenzio di Crocetta, ecco che il Faraone di Renzi in Sicilia non ha dubbi. “ Le dimissioni di Crocetta sono inevitabili. Nuove elezioni. Quelle parole su Lucia Borsellino sono una vergogna inaccettabile…”  Parole ancor più dure se a dirle è l’indagato Faraone.

 

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