I numeri precari

 di Franco Meda

I numeri sono i numeri. Ma poi non è nemmeno tanto vero. Anche i numeri sono precari. Col governo Renzi  sono da interpretare, capire, identificare. Altrimenti i conti non tornano (per il governo). L’abbiamo visto ormai un sacco di volte dal Job Act, i disoccupati, i contratti di lavoro, ci sono sempre un sacco di casini. Istat o non Istat. Ed ecco ora la baraonda precari.

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La prima notizia è che sulla scuola il governo si affida alle dichiarazioni del ministro della Scuola , la grande assente di tutta la diatriba fra governo-sindacati-precari. La fantasma Giannini ha ricordato tutte le cifre del piano straordinario di assunzioni: in attesa del potenziamento (55mila posti da assegnare a novembre), già 38mila immissioni in ruolo entro il mese di settembre (quasi 10mila in meno delle 47mila originariamente previste) per carenza di personale specializzato (specie nelle materie scientifiche) o di domande. Tutte cattedre che non saranno riassegnate e andranno a supplenza. Poi l’informazione di comodo, il tentativo di spegnere una polemica furibonda, quella sul fenomeno della migrazione da Sud a Nord: “Sono solo 7mila docenti”. Come dire una sciocchezza. Settemila su 38mila, che sarà mai? “Mobilità fisiologica” aveva detto una volta.

Il ministro Stefania Giannini e il sottosegretario Davide Faraon

Il ministro Giannini e il sottosegretario Faraone

I dati sono corretti, ( e questo è già un risultato) ma comprendono anche le prime due tranche di immissioni in ruolo: la “Fase Zero” e la “Fase A”, che assegnavano i posti da turnover e quelli vacanti e disponibili, secondo le vecchie regole di nomina, e che avevano già portato a 29mila assunzioni entro la fine di agosto. Quindi niente di nuovo, applicazione di regole già esistenti. Approfondiamo allora il meccanismo di mobilità: 2mila docenti si sono dovuti spostare all’interno della propria Regione, 7mila ad ampio raggio. Che vuol dire dal Sud a Nord.

Ed è questo il punto della grande, sofferta polemica, con i precari che parlano di “deportazione” ed i renziani di prima fila che replicano “andate a lavorare…”   “Purtroppo – ha detto la Giannini – la situazione-cattedre è questa, la mappatura della domanda e dell’offerta è quella che è, noi dobbiamo tenere in considerazione anche il fabbisogno degli istituti. C’è uno squilibrio evidente  che taglia in due il Paese. Dopo questa ridistribuzione di capitale umano, l’obiettivo per il futuro deve essere far sì che il Sud offra le stesse opportunità del Nord, sviluppando anche gli altri due segmenti di questo Dicastero, università e ricerca”.

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Ed i sindacati? Sono ancora apertamente contrari alla Buona scuola. “Non risolve tutti i problemi e soprattutto non dà una soluzione definitiva alla questione del precariato”. E poi per la Cgil “Il piano straordinario delle assunzioni non garantisce  continuità didattica“.

 

 

 

 

 

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