di Carlo Paolo Visconti
“Muti passaron quella notte i fanti: tacere bisognava andare avanti. S’udiva intanto dalle amate sponde, sommesso e lieve il mormorìo dell’onde.Era un presagio dolce e lusinghiero. Il Piave mormorò: non passa lo straniero!”
Credevamo che dopo averlo visto chiedere le dimissioni dell’allora ministro Bondi, per un crollo dopo un acquazzone a Pompei (piove governo ladro), non avevamo più nulla da chiedere a Dario Franceschini, rampante democristiano prima del Partito Popolare, poi della Margherita ed infine del Partito democratico, del quale è stato anche segretario per un periodo. Ed invece non bisogna mai disperare. Non conoscevamo Franceschini, ministro dei beni culturali… Ed abbiamo riscoperto Caporetto.
Era facilmente prevedibile che il superconcorso voluto dal ministro per designare, tramite valutazione di una commissione presieduta dal presidente della Biennale Paolo Baratta, i 20 direttori dei maggiori musei italiani, ci avrebbe presto travolto sotto una valanga di ricorsi. Ma mai avremmo pensato che potesse succedere quello che effettivamente sta avvenendo. Caos calmo. Una insurrezione silenziosa si sta per abbattere sul ministero dei beni culturali, stanno, infatti, per partire una serie di ricorsi contro le nomine, una tempesta.
Ricordate la sbandierata etichetta patinata di un sistema museale globale, (sono 7 gli stranieri, 3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese ) per sprovincializzare la nostra cultura, per dare slancio, managerialità, competenza internazionale? Potevate mai immaginare che (secondo il decreto della Presidenza del Consiglio numero 174 del 7/2/’94, articolo 38 del decreto legislativo 165/2001 e pareri del dipartimento della funzione pubblica) i dirigenti della PA italiana devono essere italiani? Un requisito essenziale. Non c’è che dire…bel colpo ministro.
Ma non è certo tutto alla base dei ricorsi vi sarebbe anche la non considerazione delle domande di dirigenti tecnici già vincitori di concorso “parcheggiati” nelle sacche del Mibact a fronte dell’arruolamento di esperti, specie stranieri; i forti dubbi sul requisito della “specifica esperienza professionale documentata nell’ambito della tutela, della gestione e della valorizzazione del patrimonio culturale” di alcuni degli stessi nominati (Carmelo Malacrino o Gabrile Zuchtriegel, o l’etruscologo Giulierini al Museo Archeologico di Napoli, tanto per citarne alcuni…) e la mancata trasparenza sui criteri meritocratici adottati dalla commissione giudicante.
Come difesa d’ufficio Franceschini ed i suoi supertecnici si appellano al libero spirito della Comunità Europea ma, secondo la gran parte dei ricorrenti, i cittadini europei possono accedere sì ai posti di lavoro presso le nostre amministrazioni pubbliche ma solo se gli incarichi “non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale”. Tradotto e semplificato dall’arcana formulazione delle legge: nella Pubblica Amministrazione italiana agli stranieri è vietato l’accesso alle sfere dirigenziali. Altro che supermanager internazionali…











