di Eduardo Palumbo
Per un pugno di euro (5,16 euro per chilometro quadrato) sono stati concessi i permessi di ricerca offshore nell’Adriatico. Trivellazioni alle Tremiti, a Pantelleria, nel golfo di Taranto, in Abruzzo. Una bella storia italiana, una bella storia, come un film, all’ultimo buco. E la colonna sonora “…tu scendi dalle stelle”. E chi dice che a Natale si ferma tutto, siete autorizzati a rispondere con una pernacchia. Anzi sotto l’albero, si possono trovare grandi fregature
ministero per lo Sviluppo economico Federica Guidi (ex vice presidente di Confindustria) ha concesso i permessi di ricerca petrolifera quelli che trivellazioni insomma, giusto il 22 dicembre, con tanto di decreti pubblicati in bella evidenza nel Bollettino ufficiale degli idrocarburi. Una norma che sancisce “il divieto nelle zone di mare poste entro 12 miglia dalla costa lungo l’intero perimetro nazionale” e che proroga fino “alla durata della vita utile del giacimento i titoli abilitativi già rilasciati”. In poche parole, sino all’ultima goccia.
Soltanto il giorno dopo, il 23 dicembre, la Camera ha approvato poi definitivamente la legge di Stabilità, che in qualche modo ha pensato bene di ”tamponare” i sei referendum contro le trivelle, voluti da ben dieci Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto), cui la Cassazione aveva già dato il via libera il 26 novembre. Con l’articolo 239 la legge di Stabilità ha sentito la necessità di modificare il decreto legislativo del 2006, il famoso 152 sui reati ambientali. Ed, allora, alla luce delle nuove leggi l’Ufficio centrale per il referendum ha riesaminato i sei referendum: il presidente Giuseppe Maria Berruti ne ha bocciati cinque lasciandone in vita uno solo.
Un colpo di prestigio, soprattutto se si tiene conto che la legge di stabilità, ufficialmente entrata in vigore il 30 dicembre, non intacca in alcun modo le autorizzazioni appena concesse dal ministro Guidi: per quelle trivellazioni insomma, non vale alcun divieto, perché precedono la modifica voluta dal governo.
Un via libera incondizionato che ha scatenato feroci polemiche, nello stesso Pd. Il più inviperito è il meno renziano di tutti, Michele Emiliano che non ci sta ed accusa senza mezzi termini “una vergogna e una follia…Il governo deve subito correre ai ripari”. Ed è una chiamata alle armi, è guerra.
“ E’ indispensabile che le Regioni proponenti i referendum non facciano per nessuna ragione passi indietro. Dovranno elevare subito conflitto di attribuzione nei confronti dello Stato davanti alla Corte Costituzionale per alcune norme dell’emendamento natalizio che hanno scippato al popolo italiano la possibilità di esprimersi in sede referendaria sul punto di restituire o meno alla Conferenza delle Regioni il potere di decidere se e dove sia possibile trivellare a fini di ricerca petrolifera”. Schierato apertamente contro la decisione del Governo anche Zaia, presidente della regione Veneto. “Revocare subito il decreto-permessi”.
Ma torniamo alle beffe di Natale. Chissà perché, la memoria va al 23 dicembre 2013 quando sul sito di Banca Etruria comparve un messaggio che definire stupefacente è poco. Visto che il valore delle obbligazioni già da quasi un anno era precipitato(da 3,92 a 1,20) venne deciso dall’ineffabile management di venire incontro ai risparmiatori-investitori e di concedere 48 lavorative per fare marcia indietro e liberarsi di quei titoli velenosi, uno slalom fra cene, cenoni, regali baci e abbracci: inderogabilmente il 27 dicembre scadevano i termini, chi è dentro è dentro, chi fuori è fuori e addio risparmi.
C’è uno strano parallelismo in queste due vicende, e non solo per le “mosse” decisive sotto il Natale, quando l’attenzione è spostata su tutt’altro. C’è un non tener conto degli interessi e del volere di alcune comunità (siano di cittadini o di risparmiatori) sacrificate nel nome di interessi particolari che in questo caso hanno il nome della società’ “Petroceltic” alle Tremiti e della “Schlumberger Italia” a Pantelleria e a Taranto per quanto riguarda i permessi e di Banca Etruria per quanto riguarda il crac degli istituti di credito.











