di Emiddio Novi
Berlusconi l’antifascista. Guido Bertolaso, il suo candidato a sindaco di Roma, che esclama “era davvero imbarazzante essere sostenuto da Salvini e dalla Meloni”. Proprio così: Bertolaso è contento di poter fare a meno dei voti inquinanti dei leghisti e della destra post missina. Il candidato di Berlusconi che doveva rappresentare a Roma il centrodestra, dopo essere stato designato, si è sbracciato a dichiarare che lui era di sinistra e che alle ultime politiche aveva votato per il Pd di Bersani che voleva smacchiare il giaguaro Berlusconi. Un manicomio
E non poteva mancare Fini che consiglia al Cavaliere di lasciar perdere gli alleati populisti e di raggiungerlo nella trincea della destra europea, conservatrice, moderata. E di arruolarsi nella legione che difende il patriottismo costituzionale. Chissà perché i politologi dei giornaloni invece di riflettere sulla inconciliabilità con i populisti Salvini e Meloni, di un Berlusconi moderato, difensore dello status quo, avversario del populismo, neofrequentatore di Luxuria e tutto contrito nel ricercare un’intesa con la Merkel, si ostinano a ritenere che il centrodestra debba far da stampella a un sistema in disfacimento.
Forza Italia e il centro destra italiano anticiparono di un ventennio le parole d’ordine e le idee del populismo. Furono lo schieramento che difendeva la piccola e media impresa contro le oligarchie confindustriali. Che si schierava dalla parte del ceto medio, che ampliava la no tax area per i pensionati, che nel 2001 portò le pensioni a un milione al mese, che con la cassa integrazione in deroga estese le garanzie dello Stato sociale a tutti i lavoratori. Luca Ricolfi ha scritto due libri per dimostrare che il centrodestra fu dalla parte dell’Italia nemica delle oligarchie, della finanza e della sinistra che teneva loro bordone. In piena tempesta dello spread, nell’estate del 2011, il centrodestra si rifiutò di attuare quella macelleria sociale che realizzò il governo Monti.
Berlusconi ha dimenticato tutto questo, la parte più nobile dei suoi governi. E quelli che si stracciano le vesti per là rottura con Salvini e Meloni dimenticano che i due leader non seguirono Forza Italia negli accordi con Monti, Letta e Renzi. La rottura politica c’era già stata. Solo che Berlusconi non voleva prenderne atto.
Anche se per un giorno a Bologna sembrò aver capito che Forza Italia doveva tornare alle origini di prima grande forza populista di governo.
I moderati nella storia del nostro Paese si sono schierati sempre con la sinistra di governo, fin dai tempi di De Pretis e del ribaltone del 1876 che mando la destra statalista all’opposizione per quasi 50 anni. A Roma il conflitto vedrà opporsi una ragazza di Borgata, Giorgia Meloni, che si è costruita da se a una ex collaboratrice di Previti riciclata dal M5S e da Grillo. Il moderaticume che sta risucchiando Berlusconi alla fine esproprierà il Cavaliere e i suoi eredi anche della “roba”. Questo è certo. Il populismo nel Mondo, da Putin a Trump, è l’unica forza in grado di salvare i popoli dal neo schiavismo turbofinanziario.











Perfettamente d’accordo con la tesi riportata nell’articolo!