di Carlotta D’Amato
Voglio parlarvi di Madeleine Sophie Wickham, di Bice Cairati e del marito Nullo Cantaroni, di Aron Hector Schmitz, di Alberto Pincherle, di Carlo Lorenzini, di Umberto Poli, di Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto, di Agatha Mary Clarissa Miller, di Marie-Henri Beyle, di Richard Bachman, di Charles Lutwidge Dodgson, di Eric Arthur Blair, di Rina Faccio
E perché, qualcuno potrebbe chiedermi a ragione. Semplice, perché sono alcuni fra gli autori più famosi, letti ed acclamati della letteratura mondiale. Perché sto parlando di Sophie Kinsella, di Sveva Casato Modigliani, di Italo Svevo, di Alberto Moravia, di Carlo Collodi, di Umberto Saba, di Pablo Neruda, di Agatha Christie, di Stendhal, di Stephen King, di Lewis Carroll, di George Orwell, di Sibilla Aleramo, tutti scrittori che hanno preferito pubblicare con uno pseudonimo…
Scrivere sotto falso nome, perché? Un’esigenza, una necessità, un vezzo, una trovata di marketing, la necessità di sdoppiare la vita di scrittore dalla vita reale? O, anche vivere più vite? Prendiamo un esempio per tutti, Ferdinando Pessoa, lo straordinario poeta portoghese. In qualche modo ha costruito la sua fortuna attraverso i suoi pseudonimi: Álvaro de Campos, Ricardo Reis, Alberto Caeiro e Bernardo Soares non sono stati solo dei nomi usati per firmare delle opere, ma eteronimi dell’autore, cioè la creazione di una moltitudine di personaggi che gli consentirono di moltiplicare la sua esperienza di letterato e di individuo del suo tempo costruendo per ognuno una storia, una biografia, tratteggiando anche personalità, gusti e manie.
Ma torniamo ai giorni nostri. Agli pseudonimi dei giorni nostri. Alla premiazione dello Strega nel 2015, al suo posto c’era un punto interrogativo in 3D. Sulla sua identità, ancora di più che sui suoi libri, si è scatenata una vera e propria bagarre letteraria, una caccia destinata a continuare. Chi è Elena Ferrante, scrittrice di successo, autrice, tra l’altro della saga dell’Amica Geniale tradotta in molte lingue? Uomo o donna? Napoletana?
Molti si interrogano su questo dilemma, anche strappando un sorriso. Alcuni sostengono che si tratti di un uomo. C’è chi dice che sia Goffredo Fofi, chi sostiene che si tratti di Gaetano Quagliariello, chi invece ritiene che sia Domenico Starnone. Fatto sta che oggi la Ferrante è l’unico “autore/autrice” in lizza per il Man Booker Prize, il principale riconoscimento britannico per la letteratura insieme a nientepopodimeno che due premi Nobel.
Insomma è brava questa Elena Ferrante e piace anche tanto e, conseguentemente, vende anche tanto.
Basti pensare che c’è chi davvero investe tempo e fatica nella ricerca della sua identità, identificandola nella professoressa Marcella Marmo, docente di storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli. Immediata la smentita della professoressa e della sua casa editrice.
Ma ne è ancora convinto il professor Santagata sguinzagliato sulle tracce della Ferrante. Sarebbero stati gli indizi a convincerlo e soprattutto le analogie tra la Marmo e Elena Greco detta Lenù protagonista dei romanzi della sconosciuta scrittrice. Sarebbe stato il collegamento tra Pisa e la protagonista a condurlo fino alla Marmo. Nel libro della Ferrante, infatti, viene narrata una Pisa del ‘68 vissuta in prima persona e ricostruita nei minimi particolari, strade, vie, negozi. Nulla di strano, se non fosse che negli stessi anni, anche la Professoressa Marmo era una studentessa della Normale di Pisa, troppo per pensare ad una semplice coincidenza secondo Santagata.
Ma mistero a parte, è così importante conoscere l’identità, la vita i particolari dell’esistenza degli scrittori? E’ fondamentale conoscerne la biografia?
Ora, sperando che alla Professoressa Marmo non rompano troppo le scatole non sarebbe meglio ignorarla? A mio avviso si. Cosa importa sapere se sia timida e riservata oppure simpatica? A cosa serve conoscere le sfumature del suo carattere e della sua personalità? Il fatto è che viviamo nella società dell’immagine e dell’apparenza in cui divoriamo tutto ciò che si vede e vorremmo ancor di più fagocitare quello che non vediamo. Soffermiamoci a pensare quanto poco sappiamo di Omero e ancora meno di Shakespeare. Non si sa nemmeno se fosse inglese, alcuni pensano italiano, siciliano di Messina per la precisione. Di altri autori, invece, sappiamo cose che avremmo voluto ignorare, ma non per questo abbiamo giudicato peggio le loro opere o le abbiamo scartate a priori.
Oggi di chi sia questa Elena Ferrante a me non interessa e credo non interessi nemmeno ai suoi tanti lettori. Uno scrittore ha il diritto di non comparire e di voler far parlare i suoi libri o comparire attraverso i suoi scritti senza esporsi in prima persona.
Chi è davvero Elena Ferrante? La più grande e meglio riuscita operazione di marketing letterario degli ultimi anni. Quest’è.













