di Giovanni Pasàn
L’uniforme deve indicare “uguaglianza”. Ed allora basta a tatuaggi e piercing. A meno che non siano in parti nascoste del corpo. È il nuovo divieto in vigore nell’esercito italiano: lo Stato maggiore ha inviato ai reparti di tutta Italia la nuova direttiva anti-tattoo.
A essere banditi sono soprattutto i tatuaggi che «abbiano contenuti osceni, con riferimenti sessuali, razzisti, di discriminazione religiosa» o che «possano portare discredito alle istituzioni della Repubblica italiana e alle forze armate.
Sarà il comandante di corpo che potrà contestare ai militari ogni violazione della direttiva per “le zone non coperte all’uniforme”. E le punizioni previste arrivano fino alle sanzioni disciplinari di Stato. In questo modo, chi ha piercing o tatuaggi in sede di selezione nelle caserme o nelle accademie potrà essere escluso dal concorso.
I soldati che invece hanno già deciso di disegnare con l’inchiostro il proprio corpo prima dell’entrata in vigore della direttiva “non saranno esclusi per la presenza di tatuaggi poiché arruolati con la normativa previgente”.
Ma sarà comunque necessario sottoscrivere una dichiarazione denunciando il proprio disegno sul corpo in una sorta di censimento dei tatuaggi.
E Napoli? Napoli ha una consolidata tradizione ormai nel mondo del tatuaggio. La Tattoo Expo Napoli, organizzata dall’ Associazione Culturale Napolindelebile, in collaborazione con Friz Tattoo e Costattoo e dedicata alle nuove espressioni artistiche legate al mondo della body-art e della body-modifica nel maggio scorso ha festeggiato l’undicesima edizione.
Costantino Sasso (Costattoo), Enco Donniacuo, “il Cubano”, Jeky Tatù, Enzo’s tattoo” sono i nomi che circolano più frequentemente fra gli amanti dei tatuaggi. Enzo Brandi (Enzo’s tattoo) viene considerato il tatuatore dei calciatori. “ E’ avvenuto tutto per caso. I primi a venire da me sono stati Massimo Russo, Bonomi, Stellone, Troise. Da quel momento in poi negli spogliatoi c’è stato un passaparola generale.
I tatuaggi, poi si fanno pubblicità da soli, essendo un’arte che cammina, non è come un quadro che appendi nella stanza e lo vedono in pochi. La maggior parte dei tatuaggi i calciatori li dedicano alla famiglia o a momenti piacevoli o difficili della propria vita. Hamsik ad esempio, ha tatuato sul braccio il nome del figlio. Paolo Cannavaro ha trascorso ore e ore nel mio studio, lui ama disegni molto grandi ed occorrono più sedute per poterli ultimare. Paolo è un ragazzo umilissimo e simpaticissimo e fa di tutto per agevolare il lavoro del tatuatore.”












